Si è aperta oggi a Katowice la conferenza Onu sul clima. I padroni di casa hanno il record europeo di inquinamento da polveri sottili e quello del peso del carbone nel mix energetico. Sulla carta Varsavia ora è pronta per le rinnovabili. Ma non chiude le miniere, anzi. E riapre al nucleare

L’inizio dei lavori della Conferenza ONU sul clima del COP24 del 2018 a Katowice, in Polonia, il 2 dicembre 2018. REUTERS / Kacper Pempel
L’inizio dei lavori della Conferenza ONU sul clima del COP24 del 2018 a Katowice, in Polonia, il 2 dicembre 2018. REUTERS / Kacper Pempel

Varsavia - Comincia oggi nella città polacca di Katowice la Cop24, conferenza globale sul cambiamento climatico. Fino al 14 dicembre, 30mila esperti e operatori del settore ambientale ed energetico provenienti da 200 nazioni si ritroveranno in quello che è il ventiquattresimo incontro annuale sul clima promosso dalle Nazioni Unite. L'appuntamento arriva in un momento delicato per l'Onu, con il suo responsabile per l'ambiente, il norvegese Erik Solheim, costretto a dimettersi dal proprio incarico due settimane fa dopo uno scandalo su voli aerei e spese personali svelato dal Guardian.


LEGGI ANCHE : Il ritorno in campo di Tusk e il futuro della Polonia liberale


Quella di Katowice sarà comunque una conferenza importante per fare il punto sullo stato delle politiche per ridurre le emissioni inquinanti e arginare il riscaldamento globale ratificate da 195 Paesi nella conferenza Cop21 di Parigi nel 2015. Fra i punti centrali dell'accordo di Parigi vi è la necessità di mantenere l'aumento medio della temperatura globale al di sotto dei 2°C con l'obiettivo di limitarlo a 1,5°C. Una differenza minima ma ritenuta decisiva dagli esperti per scongiurare cambiamenti climatici dagli effetti devastanti sull'equilibrio del pianeta.

In questi tre anni l'Unione Europea ha saputo essere all'avanguardia sul tema della riduzione delle emissioni inquinanti di anidride carbonica (Co2), polveri sottili (Pm10) e particolati fini (Pm2,5) soprattutto grazie agli ingenti investimenti compiuti su eolico e solare. Il tutto nonostante la riluttanza di alcuni Paesi membri – fra cui proprio la Polonia – a investire in energia pulita e ad accantonare in maniera decisa il carbone, anche per motivi politici. Non a caso la qualità dell'aria a Varsavia e in molte città polacche è fra le peggiori d'Europa. L'ultimo rapporto Air Quality in Europe pubblicato a ottobre dall'Agenzia europea dell'ambiente mostra in modo inequivocabile come le maggiori concentrazioni di poveri sottili e particolati fini si registrino in Polonia.

La Polonia investe in rinnovabili

Dalla prima edizione di Berlino nel '95 a oggi, è la terza volta che la Polonia ospita la Cop dell'Onu: nel 2008 era toccato a Poznań e nel 2013 a Varsavia. In occasione dell'appuntamento di Katowice, il governo polacco intende convincere la comunità internazionale di essere in prima linea sui temi della sostenibilità ambientale e delle fonti d'energia alternative. Non un'impresa facile per il Paese oggi più inquinato nell'Ue, con il carbone che rappresenta il 78% della produzione energetica nazionale nel 2017: un record europeo. Di recente, inoltre, il governo ha mostrato poca sensibilità ambientale avviando un controverso piano di disboscamento di Białowieża, una delle ultime foreste vergini in territorio europeo, attirandosi critiche anche sui media internazionali.

Per tentare di invertire questa rotta, negli ultimi mesi, la Polonia sta tornando a puntare sulla diversificazione energetica, investendo in quelle fonti rinnovabili snobbate e osteggiate dall'avvento di Diritto e Giustizia (PiS), al governo nel 2015. Sforzi condensati in un documento presentato dal ministro dell'Energia Krzysztof Tchórzewski sul mix energetico polacco dei prossimi 20 anni. L'obiettivo è di raggiungere il 27% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030 puntando soprattutto sull'eolico con impianti offshore da realizzare ex novo nel mar Baltico. Una quota che sarebbe comunque inferiore alla nuova soglia del 32% di energia pulita ratificata dall'Ue a giugno.

Nel 2015, all'avvento di PiS al governo, la Polonia era il secondo mercato in Europa per investimenti nell'eolico. Tuttavia, una pesante tassazione sugli impianti e misure più stringenti sulla loro costruzione introdotte dall'attuale governo l'anno seguente hanno bloccato la crescita del settore, sceso al settimo posto nell'Ue per giro d'affari. Anche per questo motivo, la Polonia non riuscirà ad arrivare al 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020, quota fissata da una direttiva Ue del 2009. Una soglia già raggiunta o superata da 11 Paesi, tra i quali l'Italia, a fine 2016 secondo dati Eurostat.

Il nuovo mix energetico polacco, apparentemente più eco-sostenibile, contiene però alcune contraddizioni. Prima fra tutte, l'incapacità di rinunciare al carbone - sotto forma di lignite - che continuerà ad essere estratto nel Paese e a rappresentare il 60% della produzione energetica nazionale nel 2030. Oggi la Polonia resta il maggior esportatore di carbone nell'Ue e il secondo Paese, alle spalle della Germania, per consumi totali con ingenti importazioni da Australia, Cina e Stati Uniti.

Un legame con i combustibili fossili dimostrato dalle quattro centrali elettriche alimentate a lignite per cui è prevista un'espansione: Opole, Jaworzno, Kozienice e Ostrołęka. Proprio per protestare contro le politiche energetiche del governo polacco sul carbone il 28 e 29 novembre attivisti di Greenpeace hanno manifestato presso la centrale a lignite di Bełchatów, la più grande e inquinante d'Europa, in cui si produce un quinto dell'energia consumata ogni anno in Polonia.

Gli investimenti polacchi sul carbone e sul nucleare

Nonostante le rassicurazioni ecologiche del governo, la Polonia si prepara a investire anche nella realizzazione di una nuova miniera carbonifera in Slesia nel 2019. Lo ha confermato, pochi giorni prima dell'apertura del Cop24 di Katowice, il viceministro per l'Energia Grzegorz Tobiszowski. Un annuncio che stride con le misure per liberarsi dal carbone adottate dai vicini europei di Varsavia. A novembre, l'Ungheria ha fissato nel 2030 la data di chiusura della sua ultima centrale alimentata a lignite, a Mátra. La Repubblica Ceca ha appena avviato un programma nazionale per facilitare lo sviluppo e la riconversione energetica delle sue tre regioni carbonifere. Infine la Slovacchia, unico Paese dell'Europa centrale assieme alla Polonia a non avere ancora raggiunto il 20% di produzione energetica pulita, interromperà i sussidi statali alle proprie miniere di carbone nel 2023.

Il documento di Tchórzewski prevede inoltre di includere il nucleare nel nuovo mix energetico nazionale con sei nuovi reattori da realizzare fra 2033 e 2043. In seguito al disastro di Chernobyl nell'86, Varsavia interruppe la costruzione di quella che avrebbe dovuto essere la sua prima centrale nucleare a Żarnowiec sul Baltico, di fronte all'exclave russa di Kaliningrad. Da allora, la Polonia non mai adottato l'atomo, anche se da anni si interroga sulla possibilità di realizzare un impianto nucleare sul proprio territorio e un paio di siti adatti sono già stati individuati.

L'atomo è un pallino del ministro Tchórzewski che sta, però, incontrando parecchie difficoltà nel lungo percorso necessario per introdurlo. L'anno passato, il ministro voleva attivare un primo reattore nel 2029 e aveva stimato i costi per realizzarlo in 6 miliardi di Euro. Il governo era pronto a partecipare alle spese e ad affidare la costruzione alla compagnia energetica statale Pge. A maggio, però, quest'ultima ha preferito defilarsi per concentrarsi sulla realizzazione di impianti eolici offshore nel Baltico da realizzare entro il 2025. E anche la candidata a sostituire Pge sul nucleare, la compagnia petrolchimica statale Pkn Orlen, si è tirata indietro. Intoppi che rallentano ulteriormente la rincorsa polacca all'atomo.

Infine il gas. Il suo consumo è in crescita costante e oggi la Polonia ne estrae quantità ridotte importandone il 75% del fabbisogno nazionale dall'estero, perlopiù dai russi di Gazprom. L'acquisto di gas naturale liquefatto (Gnl) da altri Paesi da rigassificare poi nell'impianto di Świnoujście aperto nel 2016 sul Baltico è un'alternativa per sganciarsi da questa dipendenza da Mosca. Lo sa bene la compagnia statale del gas PGNiG che ha appena raggiunto un accordo per la fornitura di 30 milioni di tonnellate di Gnl statunitense per i prossimi 24 anni. Non sarà energia proveniente da fonti rinnovabili e prodotta in loco ma la Polonia che oggi ospita Cop24 ne ha bisogno per provare a smarcarsi dall'abbraccio mortale con l'amato carbone.

 @LorenzoBerardi

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE