Kaczynski vuole colpire i vecchi generali comunisti, ma la Polonia si spacca

Il parlamento vuole degradare i militari che nel 1981 imposero la legge marziale. È un passo cruciale del piano di moralizzazione storico-politica della destra. Ma la legge colpisce l’unico, popolare, cosmonauta polacco. E viola lo Stato di diritto. Così il presidente Duda ancora una volta non firma

Proteste al funerale del Generale Wojciech Jaruzelski (30 maggio 2014) leader della Giunta militare che impose lo Stato marziale nel 1981, oggi nel mirino della destra polacca. Reuters
Proteste al funerale del Generale Wojciech Jaruzelski (30 maggio 2014) leader della Giunta militare che impose lo Stato marziale nel 1981, oggi nel mirino della destra polacca. Reuters

Andrzej Duda, il presidente polacco, l’ha rifatto ancora: ha rispedito una legge in parlamento, creando sconcerto e rabbia nei ranghi di Diritto e Giustizia (PiS), la formazione che esprime il governo monocolore di Mateusz Morawiecki. Nonché la famiglia politica di appartenenza dello stesso Duda, benché non vi sia più iscritto, perché la prassi impone che chi sale alla presidenza formalmente non abbia un partito.

La legge in questione, approvata nelle passate settimane, è molto importante nel progetto di moralizzazione storico-politica portato avanti dal PiS e dal suo gran sacerdote, Jaroslaw Kaczynski. Prevede la revoca dei gradi nei confronti degli alti esponenti delle Forze armate dell’epoca comunista che fecero parte del Consiglio militare di salvezza nazionale (Wron), l’organismo che il 13 dicembre 1981 impose la legge marziale. Restò in vigore per due anni, ponendo fine a quel “carnevale delle libertà” iniziato con la legalizzazione di Solidarnosc nell’agosto del 1980.

Il declassamento a privato cittadino può verificarsi anche nel caso in cui gli esponenti del Wron siano morti. E molti lo sono, inevitabilmente. A partire dal generale Wojciech Jaruzelski. È vivo invece Miroslaw Hermaszewski, anche lui generale, e personaggio ancora oggi molto popolare nel Paese. Fu infatti il primo e unico cosmonauta polacco. Fluttuò nello spazio a bordo della navicella sovietica Soyuz 30, restandovi per otto giorni. Hermaszewski fu cooptato nel Wron senza esserne a conoscenza. Dopo due settimane il suo nome fu depennato. In sostanza, non ebbe alcuna responsabilità nella legge marziale.

Il suo caso è uno dei due fattori che ha spinto Duda a esercitare il veto. L’altro afferisce allo Stato di diritto: la legge vieta il ricorso in appello. «È senza dubbio una violazione degli standard democratici di uno Stato», ha detto il presidente.

È la seconda volta che Duda chiede al Parlamento di ripensare una legge. La prima fu nel luglio scorso, al tempo delle proteste di massa contro le nuove misure in materia di giustizia, oggetto di confronto tra Bruxelles e Varsavia. Duda ne bloccò due su tre. Furono poi riscritte, con qualche variazione cosmetica che non ne ha stravolto né il contenuto né l’obiettivo: limitare l’indipendenza dei giudici, ritenuti casta e guardiani del patto della transizione tra comunisti e liberali. E riecco dunque l’esigenza di fare pulizia storica.

Come nel luglio scorso, anche stavolta Duda è stato molto criticato dal PiS, passando per l’irregolare che sconfessa la linea. «Sorpresa e delusa» si è definita la portavoce del partito Beata Mazurek. Mentre Antoni Macierewicz, ex ministro della Difesa, uno dei falchi del conservatorismo polacco, si è detto «scioccato» per una posizione, quella di Duda ovviamente, che è in conflitto con il “movimento per l’indipendenza”.

Indipendenza, assieme a sovranità, è una parola chiave del lessico di Kaczynski. Il leader del nazionalismo polacco vuole liberare il Paese dai vincoli storici e politici che lo hanno a suo avviso imprigionato dopo il 1989, di fatto impedendone la realizzazione e lasciando che i responsabili dello sfascio comunista, grazie agli accordi contratti nel 1989 con i moderati di Solidarnosc - i liberali di oggi -, potessero restare nel sistema o non pagare per le proprie colpe.

Duda, più volte, ha detto che i suoi obiettivi presidenziali corrispondono al programma del PiS. Ma l’allineamento non è stato totale. Sulla giustizia e sulla legge in questione il capo dello Stato non è riuscito a digerire tutto e si è smarcato. Volutamente, viene da dire. Duda non vuole passare come un uomo troppo legato a Kaczynski - è lui che lo ha voluto candidare alla presidenza - e rivendica un po’ di autonomia. Lo fa anche pensando alle presidenziali del 2020. Del resto, per quanto sia ancora rassicurante, il consenso del PiS è in flessione: e il palazzo non si conquista solo con i voti del partito di riferimento, o comunque più vicino. Bisogna allargare il perimetro.

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