Post Brexit, il futuro delle politiche Ue

Dopo le lacrime e un amaro risveglio per il divorzio tra Ue e Gran Bretagna, è ora di pensare concretamente al post Brexit, tra vantaggi e svantaggi per l’Europa. Quali effetti ci saranno in futuro sulle politiche Ue?

I membri del Parlamento europeo prendono parte a una sessione di voto su una risoluzione sulle priorità Brexit al Parlamento europeo a Strasburgo, Francia, 5 aprile 2017. REUTERS / Vincent Kessler
I membri del Parlamento europeo prendono parte a una sessione di voto su una risoluzione sulle priorità Brexit al Parlamento europeo a Strasburgo, Francia, 5 aprile 2017. REUTERS / Vincent Kessler

Un Consiglio a 27 e un Europarlamento senza più deputati inglesi al proprio interno, potrebbe vedere uno spostamento nell’equilibrio del potere più verso forze politiche pro-sociali/interventiste, che siano ad esempio a favore di un maggiore intervento da parte dello Stato e di una redistribuzione delle reddito. È quanto sostiene un’analisi del think tank VoteWatch Europe, rilevando anche che la maggior parte dei politici inglesi a Bruxelles sono decisamente a favore del libero mercato, mentre nel Consiglio ci sono presenti i ministri conservatori di Theresa May. In generale all’interno del Parlamento Ue gli eurodeputati inglesi siedono tra i banchi della destra come Conservatori all’interno del Gruppo ECR e come Ukip nel Gruppo EFDD.

Sarebbero quindi principalmente le forze a favore di politiche di libero mercato, di un alleggerimento della burocrazia Ue e di un'Europa più competitiva a subire il colpo maggiore dall’uscita dei colleghi inglesi. 

Post Brexit al Parlamento Ue

Una simulazione sulla base dei voti degli eurodeputati UK negli ultimi anni, secondo VoteWatch Europe, farebbe pensare a un futuro in cui sarebbero più deboli le parti a sostegno di un Unione Europea meno burocratica, meno efficace nelle regolamentazioni per il mondo degli affari e più favorevoli a un mercato del lavoro flessibile. I parlamentari Ue della Gran Bretagna sono stati  tra i più critici rispetto alla burocrazia europea negli ultimi anni. Si aprirebbe una fase più favorevole per le forze politiche contrarie a una burocrazia più leggera che a loro parere avrebbe un impatto negativo sul lavoro e sugli standard ambientali. Una maggioranza parlamentare fragile avrebbe la conseguenza di rendere l’esecutivo Ue più esitante a cambiare politica in un'ottica di riduzione delle regolamentazioni. A perderci sarebbe anche l’opposizione a un’ulteriore armonizzazione della protezione del copyright in quanto la quasi totalità degli eurodeputati targati UK si è fortemente opposta negli anni alle iniziative da parte della Commissione Ue riguardo a uno schema di armonizzazione della protezione del copyright all’interno dell’Unione Europea. Per i rappresentanti politici inglesi una tale iniziativa porterebbe a un duro colpo per i titolari del diritto d’autore. Tra l’altro i politici inglesi hanno sostenuto un mercato del lavoro più flessibile che favorisse le imprese e votato contro l’introduzione di un salario minimo in Europa.

Armonizzazione fiscale, cooperazione per la difesa e la sicurezza

Anche rispetto alla riduzione del budget Ue verranno meno le battaglie inglesi: dopo la Brexit si verificherà un calo del budget europeo ma proprio per questo gli eurodeputati all’interno dell’Eurocamera, si adopereranno per fare maggiore pressione per incrementare i contributi da parte del resto degli stati membri. Ci saranno maggiori possibilità di arrivare a un’armonizzazione delle tasse all’interno dell’Ue : andando via i parlamentari britannici, che si opponevano con forza, si verificherà all’interno dell’Eurocamera una maggioranza favorevole a tale iniziativa così come per la regolamentazione delle transazioni finanziarie.  Anche per le lobby in campo pro nucleare e per le fonti di energia non convenzionale , come il gas shale, si metterà male con la perdita di grandi sostenitori come i rappresentanti politici inglesi. Ne  trarrà giovamento invece il progetto europeo di cooperazione per la difesa e la sicurezza comune, al quale gli inglesi ponevano una grande resistenza opponendosi alla creazione delle Forze Armate Europee.

Mentre i paesi della zona non-euro perderanno un alleato non da poco peso a livello decisionale e si renderà più semplice la creazione di un bilancio della zona euro.

Potrebbe aprirsi anche una fase positiva per una maggiore cooperazione su temi sociali, senza i conservatori inglesi che si erano opposti alla creazione del Pilastro Sociale Europeo.

Post Brexit al Consiglio Ue, francesi al comando

Al Consiglio Ue più che la Germania, potrebbe avere un ruolo preminente la Francia, trovando un maggior numero di alleati disposti a convergere. Un grande alleato della Francia in Consiglio, secondo un recente report di VoteWatch Europe, è l’Italia: durante il governo Renzi hanno votato insieme per il 99%. Anche paesi come la Spagna, la Romania e la Polonia hanno posizioni di voto più comuni con la Francia che con la Germania. La Francia e l’Italia avrebbero maggiore facilità rispetto alla Germania, nel trovare alleati e formare blocchi di minoranza in poche parole avrebbero le chiavi in mano per il successo delle proposte legislative.  In generale dalla Brexit ne risulterebbero favorite le posizioni dei paesi che all’interno del Consiglio promuovono una maggiore integrazione Ue.

@IreneGiuntella

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