Pericolo terrorismo: Praga punta sui cittadini armati

Mentre Bruxelles punta su norme più restrittive per il porto d’armi e così prevenire attentati, il governo ceco ha allo studio una legge che renderebbe ancora più facile entrarne in possesso.

Una pistola in una fabbrica d'armi a Uhersky Brod, Repubblica Ceca.  REUTERS/David W Cerny
Una pistola in una fabbrica d'armi a Uhersky Brod, Repubblica Ceca. REUTERS/David W Cerny

Alla fine dell’anno scorso, il Consiglio Europeo, seppur non all’unanimità, si è espresso per un inasprimento delle norme riguardanti il possesso di armi da parte di semplici cittadini. Dovrebbe essere più difficile e se concesso, sarà richiesta la registrazione di un maggiore numeri di pezzi che compongono l’arma semi automatica. Il dibattito sulla necessità di queste misure restrittive era partito subito dopo l’attentato a Parigi nel novembre 2015. Le trattative sono state però lunghe e faticose, e più volte il testo, inizialmente molto più ambizioso era stato modificato, diversi punti erano stati smussati. Ciò nonostante Finlandia e Repubblica Ceca alla fine non hanno sottoscritto.

Soprattutto Praga ha una visione diametralmente opposta a come rispondere al pericolo terrorismo. Il governo ceco pensa invece di allentare ulteriormente la normativa sul porto d’armi, per quanto la Repubblica Ceca sia già tra i paesi dell’Ue dove è più facile acquistare un’arma. Ma a quanto pare non basta. Perché di fronte al pericolo “non possiamo mica stare con le mani in mano” spiega in un’intervista al canale pubblico tedesco ZDF David Chovanec, fuzionario del dipartimento sicurezza al ministero dell’Interno. “Non possiamo mica aspettare finché succede qualcosa. Dobbiamo operare preventivamente”.

Dalla grande ondata di profughi che nell’estate 2015 si è riversata sull’Ue, la vendita di armi nella Repubblica Ceca è considerevolmente aumentata, così come sono aumentati gli iscritti ai poligoni. Su una popolazione di 2 milioni di abitanti, ben 200mila possono girare armati (con l’accortezza di portarla sotto gli indumenti) e dove, secondo quanto scriveva inizio anno il quotidiano Süddeutsche Zeitung, sono in circolazione oltre 800 mila armi da fuoco. La paura, dunque, sembra tener in scacco i cittadini cechi, in particolare la paura del rifugiato musulmano fondamentalista che da un momento all’altro può fare una strage: per esempio con un camion, come hanno dimostrato i tragici fatti di Nizza in estate e di Berlino a metà dicembre. Una paura che in questo caso però, si fonda più su spettri che su persone in carne e ossa. Di migranti, infatti, nel paese ne siano arrivato pochi.

Il sito di Euroactiv.de – Germania riporta che nel 2016 hanno fatto richiesta di protezione internazionale nella Repubblica Ceca 1475 profughi: a 148 di questi il governo ha riconosciuto il diritto di asilo ad altri 302 la protezione sussidiaria. All’inizio del 2016 era partito inoltre un progetto pilota supportato dal governo e gestito dalla Fondazione “Generace21”, che prevedeva l’arrivo e l’integrazione di di 150 iracheni cristiani. Quando però, in aprile un gruppo di 25 iracheni lasciò la Repubblica Ceca per andare in Germania e altri ritornarono – su loro precisa richiesta – in patria, il governo si ritirò dall’iniziativa. Oggi, degli 89 iracheni cristiani giunti nel paese, ne sono rimasti 34 che la Fondazione assiste ora con l’aiuto della diaconia slesiana. Inoltre, dei 2691 profughi che la Repubblica Ceca avrebbe dovuto accogliere l’anno scorso, in base al criterio di ricollocazione deciso dagli stati membri dell’Ue (dunque anche dal governo di Praga), ne ha accettati appena 12, comunicando a fine settembre, che non ne avrebbe presi altri.

Una paura dunque esagerata, ma alimentata anche dai massimi rappresentanti dello stato. E’ stato, infatti, il capo di Stato ceco Miloš Zeman a mettere in guardia già nel gennaio del 2015 i suoi concittadini dal pericolo di un “Super Olocausto”, questa volta a opera di terroristi islamici.

La direttiva Ue che intende limitare al massimo il possesso di armi da parte di privati cittadini dovrebbe essere approvata entro marzo. La Repubblica Ceca ha votato contro, ma non basta. Anche per questo pensa probabilmente di inserire la nuova normativa sul possesso d’armi nella Costituzione, mettendola così al riparo da eventuali contestazioni da parte di Bruxelles.

Secondo il ministro dell’Interno Milan Chovanec, la maggior parte dei cittadini cechi sarebbe a favore di questa modifica. Motivo per cui vorrebbe accelerare i tempi e comunque farla approvare prima delle elezioni parlamentari di ottobre. Anche perché, come spiegava il quotidiano di sinistra Právo, nel caso in cui dovesse entrare in vigore la direttiva Ue sulle armi semiautomatiche, il governo ceco sarebbe tenuto a raccogliere le 50 mila semiautomatiche attualmente in circolazione; più, un milione di caricatori e diverse centinaia di migliaia di armi deattivate. Non proprio un volano per i tre partiti dell’attuale coalizione di governo: il socialdemocratico CSSD – guidato dal capo di governo BohuslavSobotka– , il partito populista ANO, e l’Unione cristianodemocratica KDU-CSL.

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