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Verso le elezioni in Francia: Il centrista Macron guadagna terreno ed è dato vincitore

Quando Emmanuel Macron ha presentato a Parigi il suo programma dettagliato a metà marzo e ora dopo il primo dibattito tv tra i candidati alla presidenza, è diventato chiaro che chiunque vinca alle prossime elezioni, la scena politica nell'Héxagone cambierà per sempre. Una vittoria del trentanovenne ultimo arrivato non scompiglierebbe la UE come una vittoria di Marine Le Pen del Front Nationale, l'estrema destra francese, ma rappresenterebbe comunque un nuovo corso rispetto alle dinamiche del tradizionale spettro politico francese.

Emmanuel Macron, leader di En Marche! e candidato per le elezioni presidenziali francesi, ad alla conferenza stampa di presentazione del suo manifesto chiamato "contratto con la nazione". Parigi, Francia, 2 marzo 2017. REUTERS / Christian Hartmann
Emmanuel Macron, leader di En Marche! e candidato per le elezioni presidenziali francesi, ad alla conferenza stampa di presentazione del suo manifesto chiamato "contratto con la nazione". Parigi, Francia, 2 marzo 2017. REUTERS / Christian Hartmann

Ciò non solo perché il Macron è un outsider il cui partito En Marche! è stato creato solo lo scorso novembre, e non solo perché è un ex banchiere, la cui esperienza in ruoli di governo si limita a due incarichi sotto François Hollande, prima come segretario generale della Presidenza e poi come ministro dell'Economia.

Mentre aumenta la pressione perché il candidato repubblicano François Fillon si faccia da parte dopo uno scandalo che gli è costato solo la settimana scorsa due punti in meno nei sondaggi, dal 19% al 17%, le sue posizioni moderate hanno invece garantito a Macron il sostegno dei centristi di François Bayrou, un evento salutato da molti come un punto di svolta.  Macron è oggi a un punto di distanza da Marine Le Pen che vincerebbe al primo turno. La strategia di Macron ha avuto successo, ma qual è?

Un candidato "né di sinistra né di destra" per la più alta carica della Francia

Come nel resto del mondo occidentale, anche in Francia il calo della fiducia nei politici di carriera, che sono visti come il volto delle élite e dei gruppi di interesse nascosti e ritenuti responsabili di aver abbandonato alcuni gruppi sociali nel rimettere in piedi l'economia, sta facendo pagare un prezzo ai partiti tradizionali. Come Le Pen, anche Macron è "un outsider rispetto al sistema", ma diversamente da lei non ha iniziato la sua carriera in alcun partito. Macron fatica a  convincere la stampa che la sua carriera non si limita a "soli quattro anni", ma non deve combattere contro il logoramento che grava sui partiti tradizionali e in particolare sul Partito socialista. Il suo candidato, Benoît Hamon, è considerato un "radicale" dai socialisti moderati e un "pauroso" dalla sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, egli stesso un ex socialista che ha fondato il suo movimento La France Insoumise nel febbraio dello scorso anno.

Il "contratto con la nazione" di Emmanuel Macron

Sotto pressione per non avere un programma dettagliato, Macron la settimana scorsa è andato oltre le aspettative davanti a 400 giornalisti in un salone distante appena mezzo isolato dall'Eliseo, la residenza ufficiale del Presidente. Davanti alla bandiera francese e a quella europea, il candidato ha parlato dei sei settori che considera prioritari – lavoro, istruzione, cultura, sicurezza, modernizzazione dell'economia, rinnovamento democratico e internazionale – e di altri 36 temi e decine di misure. En Marche! farà stampare 8 milioni di opuscoli con una versione sintetizzata del programma sviluppato da circa 400 esperti, molti dei quali erano presenti all'evento.

Il programma di En Marche! prevede qualcosa per tutti

Il taglio alla spesa pubblica di 60 miliardi di euro entro il 2022, la riduzione di 120.000 posti di lavoro nello Stato con il blocco del turnover, l'abbassamento dell'imposta societaria dal 33% al 25%, l'esenzione per l'80% delle famiglie dalla tassa sulla proprietà immobiliare e l'esclusione degli investimenti finanziari dalla imposta patrimoniale ammiccano agli elettori conservatori attualmente alquanto smarriti.

La riduzione del deficit al di sotto del 3% del Pil secondo le regole della Ue; la negoziazione di un bilancio della zona euro e di un programma di investimenti in tutta la Ue; l'estensione del sussidio di disoccupazione a imprenditori, agricoltori, lavoratori autonomi e a chi smette di lavorare volontariamente e infine l'impegno a non toccare le pensioni né modificare l'età pensionabile possono invogliare al voto per En Marche! gli elettori centristi.

Mantenere le agevolazioni fiscali  per i salariati del presidente Hollande, allocare 50 miliardi di euro in cinque anni come stimolo per favorire la transizione verso un'economia verde e "la rivoluzione della flexsecurity" con programmi di formazione per i disoccupati e soprattutto per i giovani; dare un sostegno finanziario ai disoccupati se disposti a trasferirsi in altre zone; aumentare gli assegni di invalidità e di vecchiaia; penalizzare i datori di lavoro che abusano dei contratti a breve termine e infine dare dei bonus alle aziende che assumono residenti dei quartieri poveri sono misure che potrebbero attrarre gli elettori di sinistra e socialmente svantaggiati.

Per trasformare il sistema dei sussidi di disoccupazione in uno "in cui ciascuno abbia delle responsabilità" – sono parole di Macron – "chi riceve benefici potrà solo rifiutare due offerte di lavoro, dopodiché lui o lei sarà fuori dal sistema senza accesso ad alcun altro beneficio".

Macron, però, ha spiegato, sottoporrà anche i membri del governo a una valutazione annuale di produttività.

Socialismo, socialdemocrazia, terza via o thatcherismo?

Alcuni commentatori ritengono irrealizzabile e nella pratica impossibile da finanziare un sistema di previdenza e di sostegno alla disoccupazione universale. Altri, come il giornale economico Les Echos, paragona il programma di Macron alle riforme di Margaret Thatcher negli anni '80, così ché ora si dibatte se il suo programma assomigli più a quello di Thatcher o di Schröder. Altri economisti, come Benjamin Coriat, ritengono che il suo liberalismo sia più duro di quello dei liberali conservatori.

"La nostra vuole essere una completa e radicale trasformazione, un cambiamento dei criteri su una serie di questioni", ha detto Macron alla presentazione. "Noi non proponiamo agli elettori una riforma, perché non è quello che si aspettano. (...) Io lavoro per un nuovo modello sociale ed economico". A differenza di François Fillon, aveva detto a Les Echos la settimana precedente, "io non credo in un risanamento forzato del Paese".

Emmanuel Macron non ha uno slogan, perché, spiega: "Con le tensioni sociali, economiche e politiche che il popolo francese deve affrontare in questo momento, le persone non vogliono una campagna basata su slogan, ma proposte che non saranno cambiate strada facendo".

A chi appartengono i valori della République?

Lo spiega Benjamin Griveaux, il portavoce di Macron. "Macron è arrivato alla conclusione che i due principali partiti tradizionali che hanno partecipato al gioco dell'alternanza negli ultimi 30 anni, non hanno affrontato le questioni ideologiche di fondo e hanno permesso così il crearsi di divisioni strutturali al loro interno: sull'Europa, sul modello economico e sociale, sullo Stato di diritto e su altre questioni della società. Macron non sta scommettendo sul crollo dei partiti tradizionali. Mettiamola in questo modo: pagare salari più alti è di sinistra o di destra? Rendere la polizia più efficace nella lotta contro la piccola criminalità è di sinistra o di destra? Essere sia di sinistra sia conservatori è un modo di unire i progressisti."

"La sinistra e la destra hanno sequestrato i valori repubblicani negli ultimi 30 anni. Chi simpatizza per la destra è per la libertà, la produttività e la responsabilità individuale. Chi simpatizza a sinistra è per l'uguaglianza e la redistribuzione. Ma, diciamocelo, c'è qualcuno qui che creda che si possa ridistribuire se [il Paese] non è produttivo? O che quando si parla di libertà individuali si desideri una giungla e non la protezione per tutti? È a partire da questo equilibrio, da questa visione dei valori repubblicani che si può riconciliare la nazione."

Emmanuel Macron sta dicendo ai francesi che non vi è alcuna necessità di distruggere tutto per farcela. In un certo senso, la sua vita privata lo conferma. Si dice che la moglie, Brigitte Macron, sia il suo più grande alleato, oltre che una persona brillante e positiva. Entrambi appaino come una coppia solida che si ama ed è impegnata in una impresa ambiziosa. Tra i due vi sono 24 anni di differenza, come tra Donald e Melania Trump, ma qui la più vecchia è Brigitte. "Beh, non è finalmente una notizia incoraggiante?" commenta una donna di mezza età, "dopo tanti anni ed episodi di capricciosi uomini politici che lasciano le loro mogli per compagne molto più giovani?"

@GuiomarParada

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