Putin e Obama lottano per la Grecia, e l'Europa?

Dopo il referendum tenutosi in Grecia il 5 luglio sono molti i commentatori – e anche i politici europei – che pensano Atene abbia già un piedi fuori dall'Euro. Non solo. Il timore è che una volta uscito dalla moneta unica lo Stato ellenico si trovi in una così grave difficoltà economica da sprofondare in una situazione di miseria e degenerazione politico-sociale tale da comprometterne la permanenza nell'Unione europea.

Athens, Greece - A branch of the Bank of Greece is seen stained with red paint thrown by demonstrators during a protest in central Athens, December 6, 2010. REUTERS/Yannis Behrakis

A quel punto si aprirebbero scenari da incubo, con la Grecia tentata di risollevare la propria situazione dando retta alle sirene dei poteri extra-europei e, forse addirittura, extra-occidentali (la Russia di Putin, ad esempio, sta facendo trapelare il proprio interesse ad aiutare il governo greco). Si tratta ovviamente del worst case scenario, ancora fortunatamente lontano nel tempo e scarsamente probabile. Ma questi timori stanno già iniziando a circolare e, anche con uno sguardo ad essi, si può comprendere l'insistenza dell'America nel chiedere all'Europa di farsi carico della situazione greca, quale che sia il costo economico.

Da mesi la Casa Bianca esercita una costante pressione su tutte le parti del negoziato perché un accordo venga raggiunto. Da un lato pesa il timore che la Grecia possa innescare un'altra crisi economica globale – “Sarà o no una nuova Lehman Brothers?”, si chiedono gli esperti in America – che trascini con sé prima il resto d'Europa e quindi gli Stati Uniti. Dall'altro militano soprattutto considerazioni di carattere strategico. Come spiega Marc Chandler, esperto di politica estera economica e capo delle strategie valutarie per la banca americana Brown Brothers Harriman, «i problemi economici, per quanto importanti e difficili, non devono accecare i politici sull'importanza geopolitica della Grecia. Questo è un Paese che collega nord e sud, est e ovest, come nessun altro. È il confine meridionale della Nato, e le relazioni di cui gode con Russia, Iran, Cina e altri sono uniche all'interno dell'Alleanza. Se per mantenere Atene all'interno dell'unione politica e della sicurezza europea si dovesse pagare un prezzo elevato, probabilmente varrebbe la pena pagarlo». La Grecia – pur guidata da un esecutivo di estrema sinistra - sembra consapevole di quanto le sia preziosa la Nato, tanto che – come ricorda lo stesso Chandler - «è uno dei pochi Paesi membri dell'Alleanza a rispettare gli impegni presi circa le spese militari». Spese che, invece, il resto d'Europa ha chiesto alla Grecia di tagliare per rendere sostenibile la propria situazione economica.

L'importanza strategica della Grecia è poi accresciuta dai movimenti geopolitici che investono l'area del Mediterraneo e l'Europa in generale. «Atene occupa una posizione strategica rispetto al Medio Oriente e alla crisi dell'immigrazione – spiega Judy Dempsey, esperta di politica estera della Carnegie Europe – ma non solo. Anche nell'area balcanica – afflitta da gravissimi problemi di corruzione e mancanza di trasparenza, e che di recente è stata teatro di proteste e scontri, ad esempio in Macedonia – rappresenta un baluardo dell'Unione europea e della Nato. Inoltre Paesi come Bulgaria e Romania, confine orientale dei territori sotto l'ombrello dell'Alleanza, vivrebbero malissimo un eventuale scostamento di Atene dall'Occidente». Problemi questi che sembrano affliggere molto più gli americani che non gli europei. «Secondo la percezione degli Usa – prosegue Dempsey - l'Europa fa davvero poco per la propria sicurezza. Washington non vuole che la Grecia entri in una fase di fibrillazione politica potenzialmente pericolosa. Se la crisi dovesse perdurare si aprirebbe il rischio di derive autoritarie che potrebbero portare al potere gruppi nazionalisti. Allora sì che anche l'appartenenza del Paese alla Nato diverrebbe problematica, anche se ad oggi sembra uno scenario irrealistico».

«Molto improbabile», che la Grecia possa discostarsi dall'Alleanza atlantica anche secondo il direttore dell'Istituto italiano di studi strategici, Claudio Neri. «L'ipotesi che Atene possa, in cambio di aiuti economici, concedere alla Russia una base navale nelle sue acque – o in quelle di Cipro – mi pare assurda. Verrebbe messa in discussione l'appartenenza stessa della Grecia all'Occidente. Questo non conviene ai greci in primis, che al di fuori della Nato si troverebbero privi di un sistema di sicurezza militare, ma nemmeno agli Stati Uniti, che infatti fanno una eccezionale pressione perché l'Europa trovi un accordo. La Russia dal canto suo credo voglia sfruttare tutte le pieghe in cui riesce a infilarsi. Non penso ambisca realmente a sfilare la Grecia alla Nato, missione praticamente impossibile e molto rischiosa, quanto a condizionarla, magari finanziando i movimenti populisti e anti-sistema che accrescerebbero il potere di influenza di Mosca».

E avere un interlocutore “amico” e condiscendente nella Grecia potrebbe essere fondamentale per il Cremlino di qui a qualche anno. La Russia è in una fase di sofferenza economica, per via delle sanzioni e della discesa del prezzo di petrolio e gas naturale. Da questa asfissia – voluta dagli Stati Uniti, formalmente come ritorsione per la crisi Ucraina – Mosca spera di uscire sfruttando, tra le altre cose, il bisogno di tanti Stati europei di approvvigionarsi di materie prime a prezzi convenienti. «In questo momento starebbe per partire la costruzione Turkish Stream, il gasdotto che porta il gas russo in Turchia, aggirando l'Ucraina», racconta Matteo Verda, esperto di sicurezza energetica dell'Ispi, «e sono state previste quattro linee, quando per il mercato turco una, massimo due, sarebbero sufficienti. Se le linee saranno davvero realizzate tutte, l’unica opzione credibile sarebbe raggiungere poi il mercato europeo dalla Turchia. Per farlo hanno bisogno di Stati accomodanti che consentano la costruzione di una bretella per portare il gas russo dall'Anatolia in Europa – in base al diritto comunitario non può costruirla Gazprom – e la Grecia è in posizione strategica. Atene, di fronte a una politica di sconti da parte di Mosca e alla prospettiva di incassare i diritti di transito, ha tutto l'interesse ad accettare (cosa che ha parzialmente già fatto), data la posizione di debolezza. A quel punto la Russia potrebbe non rinnovare, dopo la scadenza nel 2019, gli accordi con Kiev per il passaggio del gas diretto in UE, raggiungendo un duplice obiettivo: non dipendere più dal transito in Ucraina, indebolendone ulteriormente le posizioni, e rafforzare l’interdipendenza coi clienti occidentali, mettendo oltretutto l'agenda degli Stati europei in conflitto con quella degli Usa».

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