La guerra psicologica del Cremlino

Falsi perseguitati ceceni vengono infiltrati in Germania e altri paesi, per creare scompiglio.

Vladimir Putin riflesso negli occhiali. REUTERS/Vladimir Konstantinov
Vladimir Putin riflesso negli occhiali. REUTERS/Vladimir Konstantinov

Putin gioca sempre più duro e ricorre a strumenti vieppiù raffinati. Al confronto e scontro eclatante preferisce la guerra psicologica, la destabilizzazione lenta ma costante. E per questo fine il Cremlino avrebbe impiegato negli ultimi anni anche agenti ceceni, inviati li dove si trovano grandi comunità di loro connazionali dissidenti. A rivelare questa ulteriore strategia di “disturbo” è stato il filmato “La guerra fredda di Putin”, trasmesso un paio di settimane fa sul canale pubblico tedesco ZDF.

L’inchiesta-reportage è stata realizzata dal reporter Egmont Koch, che si è valso di una fonte di particolarmente qualificata: un alto ufficiale dell’FSB, i servizi segreti russi, riparato all’estero tempo fa. Igor, così viene chiamato nel filmato è stato coordinatore della divisione incaricata di tenere sotto controllo i dissidenti ceceni. Così racconta lui e così testimoniano documenti e prove che ha fornito per dimostrare la propria credibilità. Tra quest’ultimi anche una foto che lo ritrae insieme ai grandi papaveri dell’FSB.

Il compito che gli era stato assegnato doveva inizialmente servire a scongiurare attentati da parte di terroristi ceceni in Russia. Solo successivamente si è aggiunto quello di infiltrare giovani ceceni, in particolare in Germania, Francia, Gran Bretagna e Austria. Secondo quanto racconta Igor, il suo reparto avrebbe anche approntato la documentazione necessaria per far passare questi infiltrati come perseguitati, torturati, del regime del presidente ceceno Ramsan Kadyrov.

Tra i compiti di questi infiltrati, chiamati in gergo “dormienti”, ci sarebbe anche quello di “attivarsi” a seconda delle necessità e mire del Cremlino verso il paese in cui sono stati mandati. L’obiettivo principale è quello di creare scompiglio. La tecnica è quella adottata l’anno scorso, nella vicenda di una ragazzina russo-tedesca. Lisa, così si chiamava, dopo essere sparita per un giorno intero aveva sostenuto di essere stata violentata da un gruppo di uomini stranieri provenienti “dal sud”. Migliaia di russo tedeschi scesero in strada, protestarono davanti al Bundestag, e i media russi cavalcarono ferocemente l’onda anti tedesca. Gli inquirenti ci misero pochissimo a capire che si trattava di una bugia, ma la gran cassa dell’indignazione russa era comunque partita.

Che negli ultimi anni il numero dei ceceni richiedenti asilo politico sia aumentato, lo conferma nel filmato anche Hans-Georg Maßen, responsabile del Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), uno dei tre servizi di sicurezza federali. Il che ha messo da tempo in guardia le forze di sicurezza e i servizi, i quali fino a oggi sembrano però non aver trovato prove inconfutabili di una strategia di infiltrazione.

Ma chi sono questi dormienti? Stando a quel che racconta Igor si tratta spesso di sportivi, figli di ex miliziani che durante le due guerre civili cecene per l’indipendenza avevano combattuto, aiutati dai russi, al fianco di Kadyrov. L’ex ufficiale racconta che questi ragazzi, oltre alla documentazione che “testimonia” la loro storia, ricevono anche soldi da dare in beneficienza alle moschee: questo dovrebbe aiutarli a guadagnarsi più velocemente la fiducia ed essere assimilati. Per non destare sospetti, non devono poi essere contattati prima di un anno.

Precauzioni che i “dormienti” stessi osservano molto meno tanto da manifestare apertamente (come documentano foto e video) il loro patriottismo e sostegno al presidente ceceno. C’è una foto, per esempio, nella quale si vedono alcuni di loro posare insieme al pugile Timur Dugazaev e la bandiera cecena in primo piano. Dugazaev è arrivato in Germania nel 2002 ed è nel frattempo in possesso anche della cittadinanza tedesca. Inoltre, guida l’Associazione culturale cecena di Kiel. Quanto bizzarra sia la situazione lo rivelano le risposte di Dugazaev a Koch. Alla domanda del reporter come possano questi ragazzi essere definirsi rifugiati politici (motivo per il quale è loro riconosciuto il diritto d’asilo) e al tempo stesso manifestare a favore di Kadyrov, il pugile risponde: “Nel 2002 era ancora facile stabilirsi in Germania, dal 2008 in poi, invece è diventato molto più difficile. Oggi, invece, c’è bisogno di una storia forte per ottenere asilo politico”. Alla domanda se anche lui fa rapporto all’ FSB, risponde no, lui parla direttamente con Kadyrov. 

Per chi non è direttamente coinvolto, questa storia ha del surreale. Per i dissidenti veri, è invece più che plausibile. Tant’è che nel filmato ricordano quanto accaduto a Vienna alcuni anni fa. Li, nel gennaio del 2009 era stato assassinato in pieno giorno il 27enne Umar Israilov, ex membro delle milizie di Kadyrov. Arrestato nel 2003 e sottoposto a torture, Israilov era riuscito a fuggire e riparare a nella capitale austriaca, da dove aveva denunciato alla Corte europea per i diritti umani il regime di Kadyrov. Per i più la sua è stata un’esecuzione ordinata dal Cremlino. E poi c’era stata, sempre a Vienna, un anno prima la storia del ceceno Said-Selim Peshkhoev la cui copertura era saltata ed era stato espulso. Peshkhoev era tutt’altro che un pesce piccolo: in passato aveva guidato la divisione affari ceceni del ministero dell’ Interno russo. Di una divisione simile si è dotato successivamente anche l’FSB. Nella storia raccontata da Igor, tutto sembra dunque tornare, anche se mancano prove inconfutabili.

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