Quando in Europa la povertà ha il volto di un bambino

Se la povertà in Europa ha il volto di un bambino, qualcosa di urgente da fare c’è. Un bambino su quattro in Europa è a rischio povertà. Solo nel 2014, secondo i dati Eurostat si registrano 27.4 milioni di bambini con meno di diciotto anni di età a rischio povertà o esclusione sociale. La proporzione dei bambini a rischio (27.8%) è più alta di quella degli adulti (25.4%) e degli anziani con oltre sessantacinque anni d’età (17.8%). I paesi con la percentuale più alta di donne e madri lavoratrici, sono quelli che contano anche il minor rischio povertà per bambini.

REUTERS/Ahmed

L’impatto della crisi economica sulle famiglie e i bambini non è certamente trascurabile: i tagli diretti alle politiche di sostegno alle famiglie, di welfare sociale (benefits familiari tagliati soprattutto in Spagna, Portogallo, Estonia e Irlanda) non hanno fatto altro che incrementare il rischio di povertà dei minori in Ue.

Eppure, questi tagli al risparmio sulle famiglie, non tengono in considerazione che un minore a rischio può diventare un adulto in condizioni di indigenza se non si interviene con politiche di investimento sull’inclusione sociale, l’istruzione per i minori e l’assistenza sociale per assicurare società più stabili e in crescita economica. Investimenti che in futuro potrebbero produrre benefici economici ed evitare costi sociali, come riporta un’analisi del Parlamento Europeo. E soprattutto concorrere all’obiettivo Europe 2020 di riscattare dalla povertà almeno 20 milioni di persone entro il 2020.

Bambini a rischio povertà , le cause

Tra il 2008 e il 2014 la percentuale dei minori a rischio indigenza è peggiorata in almeno ventidue paesi europei , a registrare i dati più drammatici sono soprattutto l’Ungheria, Grecia e Malta. Due anni fa la percentuale di minori che vivevano in famiglie a rischio variava dal 15% in Danimarca al 51% in Romania. Tra i principali fattori che gravano sulle condizioni di vita dei bambini sicuramente la composizione del nucleo familiare, la situazione lavorativa dei genitori, il livello di istruzione e il paese di origine dei genitori. Più a rischio i figli di genitori single, 48.3 % contro 26% di famiglie con due genitori, secondo dati AROPE, lo strumento Ue per misurare la povertà. La mancanza di un impiego o condizioni di lavoro non adeguate, salari bassi dei genitori rimangono il principale fattore per la vita del bambino e per le sue opportunità future.

Secondo quanto riporta Arope, il 2014 finora è l’anno che ha registrato il più alto dato di bassa intensità lavorativa per le famiglie con figli a carico (74.7%) .

Il lavoro e l’istruzione dei genitori

A rischio povertà non sono solo i disoccupati ma anche coloro che pur avendo un lavoro non riescono a mantenersi. La In-work poverty , nello stesso anno di riferimento, coinvolgeva infatti almeno il 9.5% della popolazione Ue in età lavorativa.

L’occupazione delle madri aiuta a ridurre la povertà dei bambini, eppure in Europa solo il 61.7% delle madri tra i venticinque e i quarantanove anni ha un lavoro. Le donne senza figli a carico hanno invece un tasso di occupazione del 76. 9%. Anche il livello di istruzione dei genitori influisce non poco sulla vita dei figli: oltre un bambino su due che abbia una famiglia con un basso livello di istruzione e formazione è a rischio indigenza o esclusione sociale. Fenomeno ricorrente è anche l’ereditarietà della povertà intergenerazionale all’interno della propria famiglia.

Più vulnerabili sono sempre i figli di genitori immigrati o con almeno un genitore straniero.

@IreneGiuntella

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