Quanto valgono gli investimenti della criminalità organizzata nell'economia europea

«Non crediate che la mafia sia un problema solo italiano». Così, recentemente si è espresso Georges Dassis presidente del gruppo lavoratori presso il Comitato Economico e Sociale. Nel 2013 stando a dati di Europol sono 3.600 le organizzazioni criminali presenti negli stati membri: il 70% di esse opera internazionalmente, il resto in maniera locale o nazionale. Fuggono al fisco ogni anno 670 miliardi di euro.

Per Dassis «Se i nostri governi decidessero di lottare veramente contro la criminalità economica, riuscirebbero a recuperare 100 miliardi all’anno per i loro i bilanci, Il doppio di quello che viene dato per i fondi strutturali».

La criminalità economica investe in tutta l’Europa:
Dai dati del report sugli investimenti delle organizzazioni criminali realizzato dall’Università di Trento e dall’Università Cattolica, emerge che in quasi tutti gli stati membri sono presenti attività economiche criminali a carattere transnazionale. Tra i paesi che attraggono di più gli investimenti da organizzazioni estere figura la Spagna. Il maggiore mercato illecito è rappresentato dai settori del vestiario, alimentare e accessori , nei paesi considerati ( Italia, Francia e Spagna, Inghilterra, Finlandia, Olanda), con 18,886 milioni di euro annui. Segue il traffico di eroina che arriva a 6.153 milioni di euro, della Cannabis con 5,368 milioni di euro. Dietro lo sfruttamento sessuale nei paesi come l’Italia, la Francia e il Regno Unito c’è un giro di 4,231 milioni di euro annui.

Infiltrazione a pioggia dove le regole sono deboli o non ancora definite
Edilizia, ristoranti e bar, agenzie territoriali specifiche, infiltrazioni nell’amministrazione pubblica e nelle opere pubbliche, nei settori dove le regole sono deboli o in via di sviluppo come le energie rinnovabili o le slot machines. Naturalmente anche in tutte quelle operazioni funzionali alle attività criminali come l’esportazione e importazione di beni criminali, trasporto di droga e armi. Ambiti dove è facile far proliferare attività di frode, come ad esempio il petrolio. Sexy shops e negozi di tatuaggi in genere frequentati da bande di motociclisti sono anche essi il più delle volte frutto di investimenti criminali. In Italia sono presenti quasi tutti i tipi di investimenti criminali.

Mafia cinese in Italia Camorra in Spagna e Cosa Nostra in Romania
Nel nostro paese oltre alla “mafia made in Italy”, si registra la presenza di altre organizzazioni internazionali provenienti soprattutto dalla Cina. Le aziende cinesi sequestrate in Italia sono 200 riguardano abbigliamento, scarpe, pasticcerie, ristoranti e bar.
Ma soprattutto agenzie di trasferimento denaro che hanno realizzato un fatturato di 4.5 miliardi di euro di denaro illegale e trasferito in Cina. I boss sono sia italiani che cinesi.
Il fenomeno camorristico che si è sviluppato in Spagna riguarda soprattutto la ristorazione.
In particolare i criminali spagnoli riescono a infiltrarsi nella politica locale e nell’amministrazione pubblica tramite servizi di catering presso ambasciate straniere o nell’organizzazione di eventi presso camere di commercio straniere a Madrid.
Cosa Nostra ha invaso invece la Romania con il più grande controllo in Europa del territorio romeno da parte dell’organizzazione criminale.

Intergruppo anticorruzione e agenda di Libera
Al Parlamento Europeo è stato in questi giorni istituito un intergruppo parlamentare che si occuperà dei problemi legati alla corruzione, alla trasparenza e al crimine organizzato. Don Ciotti di Libera nelle scorse settimane ha presentato quelli che sono i punti principali su cui si focalizzerà l’azione dell’ associazione antimafia : una normativa europea sui beni confiscati, il 21 marzo come Giornata Europea in memoria delle vittime di mafia. Tra i punti qualificanti anche un impegno particolare nei confronti dei crimini ambientali, l’istituzione della figura del procuratore pubblico europeo. Nel periodo in cui Roma viene colpita al cuore proprio dalle organizzazioni criminali anche il sindaco di Casal di Principe Renato Natale, intervenendo al CESE a Bruxelles, ha ribadito con forza la necessità di non cadere nell’antipolitica in momenti come questi «Avevano cercato di farmi fuori, ma dopo 20 anni mi ritrovo ad esser sindaco, proprio contro la politica sporca serve più partecipazione politica».

@IreneGiuntella

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