Quell'ombra nera che aleggia sull'accordo fra Syriza e Anel

La Grecia ha un nuovo governo, rosso fiammante, che fa sognare le sinistre europee.  I riflettori sono ben accesi e puntati sulla faccia pulita del leader, Alexis Tsipras, che è già un’icona. E l’icona si adora, circonfusa di luce, nell’abbacinante attesa del miracolo che porterà l’Europa fuori dalla crisi, lontana dalle secche in cui grigi tecnocrati l’hanno condotta. L’abbaglio è tale da escludere alla vista elementi che già oscurano il quadro, le cui tinte brune contrastano l’immagine adorata.

Photo credits: http://en.protothema.gr/

L’ombra che si prolunga è quella del “Fascismo, senza frontiere e rosso” del  titolo di un’opera di Alexander Dugin, filosofo dell’estrema destra russa. Dugin fu invitato ad Atene da Nikos Kotzias, attuale ministro degli Esteri del governo di Syriza. Era il 12 aprile del 2012 e l’incontro, ufficialmente, era poco più che un simposio accademico. Ma Dugin non è un “professore” come gli altri e l’invito di Kotzias aveva precisi intenti politici.

Chi è Alexander Dugin

Dugin è l’ideologo del neo-eurasiatismo, dottrina che recupera la lezione dell’intelligencija russa che nell’Ottocento si raccoglieva attorno al gruppo degli “slavofili” di Ivan Kireevskij e degli “eurasiatisti” di Kostantiin Leont’ev e Nikolaj Trubeckoj. Per loro il razionalismo europeo era una perversione che allontanava dai veri valori della patria e della religione, che soffocava l’uomo e svuotava la capacità di astrazione in nome della logica. Una logica a cui l’Europa sacrificava la morale. Essi vedevano nella religione ortodossa, da un lato, e nel potere autocratico dello zar, dall’altro, i due aspetti fondamentali dell’identità russa. Lo zarismo incarnava la spiritualità russa e diventava il veicolo attraverso cui la nazione avrebbe compiuto la propria missione civilizzatrice (e di potere) nel mondo. Alla caduta dell’Unione Sovietica la Russia si trovò orfana di una “missione”. Dugin comprese che il recupero delle idee eurasiatiste poteva fornire una legittimazione al potere del Cremlino, nel frattempo occupato da Vladimir Putin, e fondò così nel 2003 il “Movimento Eurasiatista” diventando presto una personalità nota, anche grazie alle sue amicizie negli ambienti politici che contano, e venendo infine nominato professore all’università di Mosca. Le idee di Dugin che, è bene ricordarlo, fu uno dei fondatori (insieme al noto Eduard Limonov) del partito Nazional-Bolscevico, sono intrise di nazionalismo russo e ardori anti-democratici. Dugin è oggi riconosciuto come uno degli esponenti più influenti dell’estrema destra in Europa.

Syriza Connection

 

 

Anton Shekhovtsov, ricercatore allo University College di Londra (UCL) ricostruisce i rapporti tra Dugin e Syriza e ci racconta che quando Nikos Kotzias, allora professore di scienze politiche all’università del Pireo, invitò Dugin a tenere quel 12 aprile del 2012, una lezione dal titolo “La politica internazionale nella visione eurasiatica”, sapeva bene chi era il suo ospite. Nella sua lezione Dugin suggerì apertamente che, piuttosto che uscire dall’UE e unirsi all’Unione Eurasiatica che Putin stava cercando di formare, la Grecia avrebbe fatto meglio a restare per promuovere gli interessi russi in Europa. Lo stesso giorno Dugin tenne una lezione dal titolo “La geopolitica russa” all’università Panteion prima di tornarsene a Mosca dove ebbe a dichiarare che: “In Grecia un nostro partner potrebbe essere Syriza, che rifiuta l’atlantismo, il liberalismo e il dominio della finanza. Syriza è anti-capitalista e critico verso l’oligarchia mondiale che si è accanita contro la Grecia e Cipro”. Non è forse peregrino ricordare come Cipro, nel marzo 2013, finirà a rischio default salvata soltanto dal prelievo forzoso (ordinato dalla BCE) sui capitali depositati nelle banche del’isola che erano, in larga misura, di provenienza russa. Durante la sua visita in Grecia, Dugin incontrò anche Dimitris Konstantakopoulos, membro di Syriza, che tra il 1989 e il 1999 fu corrispondente a Mosca per una agenzia stampa greca. Di lui Dugin scrisse di apprezzarne “gli eccellenti articoli e l’analisi sempre molto corretta e profonda”. Lo scambio di amorosi sensi culminò con un’intervista reciproca sulla crisi greca e cipriota.

Nel dicembre 2013, infine, Dugin realizzò un documento  dal titolo “Paesi e persone con cui è possibile creare un gruppo informale di influenza sull’esempio di Russia Today”. Russia Today, per inciso, è una testata giornalistica russa con molte versioni in lingue internazionali e fa parte del progetto Russia Beyond the Headlines, finanziato dalla gazzetta ufficiale russa, la Rossiyskaya Gazeta, con un legame diretto con il Cremlino. Russia Today è finita al centro di molti scandali durante la crisi ucraina, con giornalisti che hanno apertamente denunciato la falsificazione delle notizie in modo che si conformassero alle necessità politiche del Cremlino, e recentemente un commentatore della BBC l’ha definita “peggio dell’ISIS”. Creare un “gruppo informale” sull’esempio di Russia Today significa quindi mettere in piedi un network di persone che facciano da cassa di risonanza al Cremlino. In una nota di questo documento Dugin scrive di avere incontrato personalmente le persone elencate, cui il documento stesso si rivolge. Tra queste anche il già citato Konstantakopoulos e l’attuale primo ministro ellenico, Alexis Tsipras. Non ci sono tuttavia altre prove che i due si siano realmente incontrati.

L’alleanza con ANEL

Anche l’annuncio di un governo di Syriza con gli ultra-conservatori di ANEL ha suscitato molte perplessità tra gli osservatori europei. ANEL è un partito xenofobo, vicino alla Chiesa ortodossa greca, militarista, che alcuni ritengono “nero come Alba Dorata”. Ad unirli, si è detto, è la comune intenzione a rinegoziare con l’UE i termini delle misure economiche imposte al paese ellenico. Ma ad avvicinare i due partiti è anche la russofilia. Gavriil Avramidis, eletto in parlamento nel 2012 tra le fila di ANEL, è anche il presidente dell’Alleanza Russo-Greca, che dal 2001 ha come obiettivo quello di fare lobbying per gli interessi russi. Interessi che si tradussero, nel 2012, nell’offerta di un prestito di 25 miliardi di dollari al 1% di interesse. Soldi che la Russia dava “senza condizioni” e tramite cui Mosca sperava di estendere il proprio soft-power in Europa. Il rifiuto dell’allora premier Papandreu non fece demordere il Cremlino che mandò avanti il patriarca di Mosca, Kirill, abile nel consolidare i rapporti con la Chiesa ortodossa greca che vanta, anche oggi, numerose sponde nel parlamento ellenico tra cui i deputati di ANEL. Il fatto che Tsipras non abbia giurato sulla Bibbia è un gesto simbolico che, però, rischia di essere vuoto di senso dal momento che ANEL, al governo, vanta con la Chiesa greca una solida alleanza che porta dritta alla Russia, mèta che non sembra affatto sgradita al nuovo premier.

Forse è in ossequio al Cremlino che Alexis Tsipras ha accusato il governo di Kiev di essere “un covo di neo-nazisti”, in linea con la propaganda putiniana. Oggi a Kiev certo non governa Pericle, né l’abborracciato parlamento ucraino – pieno di prezzolati, oligarchi e signori della guerra – è campione di democrazia, ma non ci sono le Schutzstaffel al passo dell’oca in piazza Indipendenza. L’annunciata opposizione di Atene alle sanzioni europee verso la Russia va dunque letta non come il tentativo di strappare all’UE termini meno gravosi per l’economia greca, ma come un possibile riposizionamento geopolitico del paese. L’alleanza tra la Grecia rosso fiammante e la Russia neo-zarista sembra un assurdo politico ma anche quella tra Syriza e ANEL lo è, almeno in teoria. In pratica la storia insegna che il rosso e il nero fanno troppo spesso pendant.

 

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