Sempre più tesi i rapporti tra Ankara e Berlino

E c’è chi nelle parole del capo di Stato turco legge addirittura una dichiarazione di guerra.

Il Presidente Turco Recep Tayyip Erdogan e la Cancelliera tedesca Angela Merkel. REUTERS/Umit Bektas
Il Presidente Turco Recep Tayyip Erdogan e la Cancelliera tedesca Angela Merkel. REUTERS/Umit Bektas

I rapporti tra Germania e Turchia sono a livello incandescente. In un’intervista radiofonica dell'altro ieri a DeutschlandRadio il presidente della Comunità turca in Germania Gökay Sofuoglu ha paragonato le ultime esternazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a una vera e propria dichiarazione di guerra. Erdogan venerdì sera, durante un discorso pubblico, ha infatti accusato Deniz Yücel, il corrispondente turco tedesco del quotidiano Die Welt, arrestato una decina di giorni fa a Istanbul, di essere “un esponente del PKK e un agente dei servizi segreti tedeschi, e per questo si è nascosto per un mese intero nel consolato tedesco”. E a nulla sarebbero valse le richieste delle autorità turche di consegnargli Yücel per sottoporlo a processo. I tedeschi si sarebbero rifiutati, il che li rende sospetti di connivenza con le organizzazioni terroristiche, aveva tuonato Erdogan dal palco.

Yücel è da tempo una spina nel fianco per  le autorità turche. I suoi articoli recenti sulla Turchia mettevano in evidenza il crescente deficit democratico nel quale versa il paese. Come riporta lo Spiegel online, tra gli ultimi servizi che devono aver dato particolare fastidio ai vertici c’è stato quello nel quale Yücel raccontava di una gigantesca armata di troll messa in campo da Erdogan per fare propaganda elettorale su Twitter, ma anche di come il governo cerca di mettere in riga i mass media e sotto pressioni le voci critiche. A proposito delle pressioni esercitate Yücel rimandava a di Berat Albayrak, ministro dell’Energia turco e genero di Erdogan. Mail che sono state svelate da hacker.

L’essersi avvalso di questo materiale, sembra facilitare alla Turchia accusare Yücel di fare propaganda terroristica, di voler fomentare disordini e aizzare la popolazione contro il referendum presidenziale in programma il 19 aprile. Se il referendum passasse il capo di Stato, dunque a Erdogan, avrebbe in futuro ancora più poteri.

Il fatto che Erdogan abbia deciso di prendere ufficialmente posizione sul caso Yücel e muovere queste pesanti accuse è anche (o in primo luogo) conseguenza del fatto che prima la città di Gaggenau e dopo la città di Colonia hanno annullato l’autorizzazione a utilizzare strutture comunali per un incontro delle rispettive comunità turche, venerdì con il ministro della giustizia turco Bekir Bozdag e domenica con quello dell’Economia Nihat Zeybekci . La motivazione ufficiale da parte delle autorità comunali è stata nel primo caso che lo spazio precedentemente concesso non presenta le necessarie garanzie di sicurezza per il numero di persone che si pensa potrebbe partecipare a questo incontro. Nel secondo caso la spiegazione è stata meno diplomatica: lo spazio era stato richiesto per un incontro culturale, mentre nei fatti, il ministro avrebbe fatto campagna elettorale. In risposta a questi annullamenti,  Bozdag ha annullato l’incontro con il suo omologo tedesco Heiko Maas, mentre Ankara venerdì sera aveva chiamato a rapporto l’ambasciatore tedesco Martin Erdmann. Anche via twitter le istituzioni turche prendevano posizione: il portavoce di Erdogan Ibrahin Kalin le definiva “penose ... e mostrano il vero volto di chi a ogni piè sospinto vuole dare lezioni di democrazia alla Turchia”.

Che il ministro della Giustizia volesse tenere un comizio pro referendum è scontato. Era peraltro (o forse è tutt’ora) in programma anche una visita di Erdogan stesso in Germania, prima del referendum. Il presidente e i suoi fedelissimi non sono infatti sicuri di vincere il referendum. Perché come spiegava sempre a DeutschlandRadio sabato mattina un commentatore turco, un conto è essere governati dal partito di Erdogan l’AKP, un altro è avere Erdogan da qui a non si sa quando come unico reggente. C’è dunque molto nervosismo e gli 1,5 milioni di turchi in Germania aventi diritto di voto in patria sono dunque di massima importanza. Perché potrebbero o di fatto decidere l’esito della riforma alla quale Erdogan lavora da anni. E quanto elevata l’insicurezza sull’esito del referendum lo dimostrano anche voci, secondo le quali il referendum potrebbe essere addirittura annullato.

La presenza del ministro per l’Economia Zeybekci domani, domenica a Leverkusen è invece confermata. Interverrà solo (questo si sa ufficialmente) per un breve saluto, durante un concerto in memoria di Özay Gönlüm un cantante di musica popolare molto amato.

Mentre la Turchia per voce e volere del suo capo di Stato ha deciso di giocare una partita dura, e qualche politico regionale, come il cristianosociale Hans-Peter Uhl, invoca il divieto per i ministri turchi di fare comizi in Germania, Berlino è impegnata in un difficile esercizio di equilibrismo. Se da una parte anche Merkel ha apertamente criticato l’arresto del giornalista Yücel, dall’altra il suo vice e ministro degli Esteri, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, ha sottolineato che le decisioni se concedere o meno uno spazio pubblico, non è di competenza del governo federale ma delle amministrazioni comunali.

Ora tutti guardano verso l’8 marzo quando il ministro degli Esteri turco Mevlüt Cavusoglu dovrebbe incontrarsi (così riferisce l’agenzia stampa nazionale turca Anadolu).

Meno diplomatici gli olandesi: il premier Mark Rutte su Facebook ha fatto sapere che il comizio che Cavusoglu intendeva tenere il 18 marzo a Rotterdam “non è gradito”.  

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