Rapporti Berlino Ankara al calor bianco

La lista degli scontri è lunga e continua ad allungarsi. Tra gli ultimi casi: i turchi vietano ai parlamentari tedeschi di visitare il loro contingente dislocato e Incirlik, mentre la Germania pare aver detto no a tenere nel 2018 il vertice Nato in Turchia.

Incontro tra i ministri degli Esteri, il tedesco Sigmar Gabriel e il turco Mevlüt Çavuşoğlu. REUTERS/Umit Bektas
Incontro tra i ministri degli Esteri, il tedesco Sigmar Gabriel e il turco Mevlüt Çavuşoğlu. REUTERS/Umit Bektas

I rapporti tra Berlino e Ankara si fanno ancora più tesi. E la decisione presa dal Bundestag di acconsentire al trasferimento dei soldati tedeschi di stanza nella base turca di Incirlik in Libano, non migliorerà di certo il clima. Da settimane va avanti lo scontro con al centro Incirlik dove si trova anche un contingente della Bundeswehr, le forze armate tedesche, composto da circa 260 militari, più alcuni Tornado di ricognizione e un aereo di rifornimento. Qualche tempo fa alcuni parlamentari tedeschi avevano espresso l’intenzione di fare una visita di routine ai soldati tedeschi lì stazionati, ma da Ankara era arrivato un deciso “no”.  E a nulla è servito un incontro tra i ministri degli Esteri, il tedesco Sigmar Gabriel e il turco Mevlüt Çavuşoğlu. Quest'ultimo ha dichiarato: “I parlamentari possono fare visita alla base Nato di Konya (dove si trova un altro contingente tedesco, ndr) ma non a Incirlik”. Un divieto assolutamente incompatibile con la normativa tedesca ha dichiarato Gabriel “essendo la Bundeswehr, peraltro, un esercito parlamentare”, il che significa: ogni suo intervento deve essere prima approvato dal parlamento. A parte il fatto, ha proseguito Gabriel: “Che al centro della disputa non c’è il fronte comune contro l’Isis. Si tratta piuttostodi questioni interna. E noi non possiamo accettare che i nostri militari diventino ostaggio di una simile lotta di potere”. E così il Bundestag, il parlamento, ha dato il via libera al trasferimento.

I rapporti tra Germania e Turchia si sono guastati da tempo. Il crescente dispotismo del capo di Stato Recep Tayyip Erdoğan ha messo vieppiù in difficoltà il governo di Berlino, ora impegnato in un arduo equilibrismo. Da una parte non vuole mettere in pericolo l’accordo siglato l’anno scorso sui profughi (accordo che prevede tra l’altro di rimandare indietro coloro che salpano dalle coste turche per entrare via Grecia nell’Unione Europea), dall’altra il governo non può non tener conto dell’opinione pubblica tedesca (per giunta in un anno nel quale si tengono le elezioni politiche, in programma il 24 settembre prossimo) alla quale il presidente turco è sempre più inviso.

I rapporti si sono fatti incandescenti questa primavera, in occasione della campagna referendaria turca per dotare il capo di stato di maggiori poteri. La Germania, così come altri paesi, tra questi l’Austria e Olanda, avevano emesso un divieto di comizi elettorali di politici turchi nei loro paesi. Un Erdoğan furibondo per questo, aveva accusato la Germania di metodi nazisti.

C’è poi la questione dei due giornalisti che si trovano nelle carceri in Turchia: il turco tedesco Deniz Yücel (avendo doppia cittadinanza, l’intervento a suo favore è particolarmente difficile) e la giornalista di origine turca ma con solo il passaporto tedesco Mesale Tolu. Sono accusati di essere sostenitori del movimento fondato dal nemico numero di Erdoğan Fethullah Gülen, da diversi anni riparato negli Stati Uniti. Secondo il presidente turco è stato, infatti, Gülen a organizzare il fallito putsch dell’estate scorsa. E poi c’è la questione dei militari turchi che si sono rifugiati in Germania e per i quali Ankara chiede l’immediata estradizione.

A questa lista si aggiunge ora l’indiscrezione trapelata qualche giorno fa, resa pubblica qualche giorno fa dal quotidiano tedesco Die Welt. Secondo la stessa, Germania, Francia insieme ad altri paesi avrebbero detto no a tenere il vertice Nato del prossimo anno in Turchia. Dalla Nato, non sono arrivate né conferme né smentite. E direttamente interrogato al proposito dal sito Deutsche Welle (DW), il portavoce della Nato Piers Cazalatha risposto in modo diplomatico: “Durante il vertice di settimana scorsa la Turchia si è proposta come paese ospitante, senza riferirsi però espressamente all’anno prossimo. Per il 2018 si potrebbe peraltro ragionare sull’ipotesi di tenere il vertice nella nuova sede Nato a Bruxelles. Dunque l’una ipotesi non esclude l’altra”.

Alla domanda posta da DW a proposito dei rapporti tra Ankara e Berlino, Ludwig Schulz, membro del Deutsches Orient Institut ed esperto di Turchia ha risposto invece senza giri di parole: “Non potrebbero essere più critici. Certo al peggio non c’è limite, ma a essere sinceri, nemmeno si vuole immaginare cosa ciò comporterebbe, se peggiorassero ulteriormente”.

Nella diatriba su dove tenere il prossimo vertice, non va dimenticato che la Turchia è membro della Nato dal 1952, mentre la Repubblica Federale Tedesca lo è dal 1955. Inoltre, il contingente militare turco è il più grande, dopo quello degli Stati Uniti. Infine la Turchia ha svolto un fondamentale ruolo di bastione contro il comunismo durante gli anni della guerra fredda.

Detto ciò, fa però notare nell’intervista con la DW Anja Opitz, esperta di difesa e sicurezza, e docente presso l’Accademia di formazione politica di Tutzing: “La Nato è anche portatrice di valori e non solo un’organizzazione militare. E come è sotto gli occhi di tutti la Turchia negli ultimi mesi si è molto allontanata da questi valori. Sarebbe dunque più che auspicabile tracciare una netta linea rossa che non va per alcun motivo valicata”.

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