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L'ombra della Francia saudita nella guerra in Yemen

Parigi smentisce l’intervento di forze speciali al fianco dei sauditi a Hodeida. E rivendica il suo impegno umanitario nel conflitto. Ma Macron sta investendo molto sulla partnership con Riyad. La vendita di armi s’impenna. E le iniziative diplomatiche francesi aumentano i sospetti

Un rimorchiatore danneggiato da un attacco aereo sull'hub di manutenzione del porto di Hodeida, Yemen, 27 maggio 2018. REUTERS / Abduljabbar Zeyad
Un rimorchiatore danneggiato da un attacco aereo sull'hub di manutenzione del porto di Hodeida, Yemen, 27 maggio 2018. REUTERS / Abduljabbar Zeyad

Mentre lo Yemen sprofonda in una crisi che non sembra avere via d’uscita, la Francia si ritrova a svolgere una funzione mediatrice nonostante i sospetti di una possibile ingerenza di Parigi all’interno del conflitto. Una situazione paradossale, con il presidente Macron impegnato su più fronti in un delicato esercizio di equilibrismo diplomatico.

A mettere in imbarazzo l’Eliseo ci ha pensato la scorsa settimana Le Figaro, svelando la presenza di forze speciali francesi al fianco delle truppe saudite nell’offensiva al porto di Hodeida, feudo dei ribelli houti caduto nelle mani della coalizione sunnita dopo l’assedio lanciato una settimana fa. Citando due fonti militari rimaste anonime, il quotidiano ha affermato che le truppe francesi sono presenti sul posto ormai da diversi mesi.

Dopo un primo momento di silenzio, il governo ha smentito seccamente l’informazione.  «Ad oggi non c’è un’azione militare francese nella regione di Hodeida e la Francia non fa parte della coalizione impegnata in questo teatro» ha affermato il ministro della Difesa, Florence Parly, sottolineando che Parigi sta preparando un’operazione di sminamento nella zona portuale di Hodeida. Confermando un’informazione data alcuni giorni prima dall’agenzia Reuters, Parly ha precisato che l’azione francese ha come obiettivo l’apertura di corridoi umanitari per il trasporto di aiuti alle popolazioni colpite.

Tuttavia, la notizia ha sollevato una serie di interrogativi sul ruolo della Francia all’interno dello scenario yemenita. In un tweet pubblicato ieri, il giornalista del Figaro Georges Malbrunot ha reso noto che il diplomatico francese Christian Ressot incontrerà nei prossimi giorni i rappresentanti dei ribelli houti a Saana. Un gesto distensivo per dare “spiegazioni sulla posizione francese nel conflitto” e per “smentire la presenza di forze speciali” sul terreno.

La guerra in Yemen è ormai entrata nel suo quarto anno, con un bilancio di circa 10mila vittime, tra cui molti civili, e una situazione umanitaria sull’orlo del collasso. Il conflitto vede opporre le truppe governative yemenite, appoggiate dalla coalizione sunnita, ai ribelli houti, sostenuti dall’Iran. Iniziato la scorsa settimana, l’assedio alla città di Hodeida riveste un‘importanza strategica visto che il piccolo porto situato su Mar Rosso è in mano alle forze ribelli dal 2014 e rappresenta la porta di ingresso per ogni tipo di rifornimento e di aiuti umanitari. Ieri, le truppe governative yemenite hanno conquistato l’aeroporto situato a sud della città dopo un’intensa battaglia che ha visto anche l’impiego di forze aeree da parte della coalizione.

L’interessamento di Parigi nei confronti della guerra in Yemen non stupisce se visto nel quadro delle relazioni tra la Francia e l’Arabia Saudita, Paese leader nella coalizione sunnita.

L’intesa mostrata tra il presidente Macron e il principe ereditario Mohammed ben Salman in occasione del bilaterale che si è tenuto ad aprile all’Eliseo ha aperto un nuovo capitolo nella linea diplomatica del Capo di Stato francese, sempre più interessato ad allargare la sua sfera di influenza in Medio Oriente. Macron vuole riacquistare il terreno perso negli ultimi anni dalla Francia nei confronti dell’Arabia Saudita rafforzando gli scambi  in vari settori, come quelli commerciali e industriali. In questo contesto Mohammed ben Salman rappresenta il partner ideale per Macron: giovane, intraprendente e con un piano ben preciso per rilanciare lo sviluppo economico del proprio Paese attraverso il progetto Vision 2030.

Tra i principali interessi di Parigi, quello della vendita delle armi riveste un‘importanza particolare, visto che Riyad è uno dei principali clienti dell’industria bellica francese. Un rapporto del Ministero della Difesa ha rivelato che nel decennio 2007-2016 l’Arabia Saudita è stato il secondo acquirente della Francia nel settore dell’industria degli armamenti dietro all’India, con 7155 ordini. Secondo uno studio pubblicato dalle Ong Amnesty International France e l’Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura (Acat), Parigi rischia di violare il diritto umanitario internazionale vendendo armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi, Paesi attualmente impegnati nel confitto. Il gabinetto degli avvocati che ha condotto lo studio ha messo in risalto il fatto che “le esportazioni di materiali militari continuano senza garanzia pubblica” sul loro utilizzo finale.  In altre parole, la Francia si renderebbe complice del massacro in Yemen armando le milizie della coalizione araba.

Nel dossier yemenita, la Francia sembra trovarsi in una posizione particolarmente delicata che nasconde una certa ambiguità di intenti. Fino ad oggi Macron ha mostrato un approccio umanitario all’argomento, mettendo in avanti la volontà di fornire aiuti alle popolazioni colpite. Per questo, l’Eliseo a fine maggio ha comunicato la tenuta di una conferenza umanitaria sullo Yemen per la fine di giugno a Parigi, confermando quanto era stato annunciato durante l’incontro franco-saudita un mese prima. Organizzato in collaborazione con Riyad, l'appuntamento è previsto per il 27 giugno e cercherà di trovare soluzioni per stabilizzare la situazione del conflitto cominciato tre anni fa. Le modalità scelte, però, hanno sollevato non pochi dubbi da parte degli osservatori, soprattutto nel mondo delle organizzazioni umanitarie, scettiche nei confronti della reale efficacia della conferenza. In particolare, al tavolo del dialogo spicca l’assenza di una delegazione di rappresentanti dei ribelli houti.

In una lettera scritta al presidente francese, una ventina di Ong hanno espresso le loro perplessità in merito  alla “credibilità di un evento umanitario sullo Yemen co-organizzato con l’Arabia Saudita, che fa parte del conflitto”.  Per questo, le organizzazioni hanno chiesto all’Eliseo una maggiore presenza delle Nazioni Unite e dei rappresentanti della società civile yemenita per aprire un dialogo inclusivo che possa sfociare a delle soluzioni concrete.

I timori che la conferenza si riveli una semplice operazione di facciata sono giustificati dal fatto che le negoziazioni tra le parti sono bloccate ormai da due anni e l‘offensiva della coalizione sunnita alla città di Hodeida non sembra presagire un’apertura al dialogo.

@DaniloCeccarell

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