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Dio, famiglia e sovranità: così può cambiare la Costituzione polacca

In occasione del centesimo anniversario dell’indipendenza polacca, il presidente Duda vorrebbe organizzare un referendum in 10 quesiti per cambiare la Costituzione. Nel bel mezzo di una crisi costituzionale che si aggrava, avvicinando la resa dei conti tra Varsavia e Bruxelles

Un manifestante tiene una bandiera dell'Unione europea, mentre il Parlamento discute del disegno di legge della Corte suprema, di fronte agli edifici del Parlamento a Varsavia, in Polonia, il 20 luglio 2018. Agencja Gazeta / Jacek Marczewski via REUTERS
Un manifestante tiene una bandiera dell'Unione europea, mentre il Parlamento discute del disegno di legge della Corte suprema, di fronte agli edifici del Parlamento a Varsavia, in Polonia, il 20 luglio 2018. Agencja Gazeta / Jacek Marczewski via REUTERS

Varsavia - Un referendum popolare in dieci quesiti per provare a cambiare la Costituzione. È quanto ha proposto il presidente polacco Andrzej Duda venerdì 20 luglio in una conferenza stampa dando seguito a intenzioni espresse per la prima volta nel maggio 2017. Duda ha anche in mente una doppia data per l'eventuale tornata referendaria: il 10 e l'11 novembre. Una scelta dal forte contenuto simbolico e patriottico visto che l'11 novembre di quest'anno si celebrerà il 100° anniversario dell'indipendenza polacca. L'annuncio dei temi del possibile referendum sulla Costituzione è una mossa che arriva proprio mentre in Polonia è in corso una crisi costituzionale iniziata nell'ottobre 2015.

Da allora, in meno di tre anni, il governo guidato da Diritto e Giustizia (PiS) ha completato uno dei suoi obiettivi principali: la riforma della giustizia. Le proteste di piazza e delle opposizioni in parlamento non hanno impedito a PiS di modificare a proprio piacimento la composizione dei tre organi principali del sistema giudiziario polacco e la legislazione ad essi relativa. La modifica della composizione del Tribunale costituzionale, è stata completata nel dicembre 2015, in contrasto con l'articolo 190 della Costituzione, mentre l'emendamento alla legge sul Consiglio nazionale della magistratura è passato due anni dopo, nonostante le critiche della Commissione europea.

È notizia ancora più recente quella della legge approvata martedì 3 luglio in parlamento che abbassa l'età pensionabile dei membri della Corte suprema di Varsavia da 70 a 65 anni, costringendo al ritiro per sopraggiunti limiti d'età 27 giudici su 72 tra cui la presidente, Małgorzata Gersdorf. Il provvedimento è ritenuto incostituzionale dalla stessa Gersdorf che ha continuato a presentarsi al lavoro in aperta opposizione con il governo. Il 20 luglio, tuttavia, il parlamento ha approvato gli emendamenti che permetteranno di nominare il nuovo presidente della Corte suprema. In questo contesto, il referendum promosso da Duda proprio nella stessa giornata rischia di rivelarsi un'arma a doppio taglio dando seguito ai recenti attacchi alla Costituzione da parte del governo. Uno scenario che non sembra preoccupare il presidente.

Un referendum che divide governo e opinione pubblica

«È il momento di avviare un serio dibattito sulla Costituzione e non solo fra un'élite di legali e politici ma anche con il popolo polacco», aveva dichiarato Duda già nel maggio 2017. E dodici mesi dopo il presidente ha ribadito: «In questo 2018 celebriamo il centenario della nostra indipendenza, facciamo in modo che quest'anno sia anche uno spartiacque costituzionale per le future generazioni polacche». Fra i dieci quesiti presentati da Duda, che verranno discussi questa settimana in parlamento, il primo propone ai polacchi tre alternative: adottare una nuova Costituzione, modificare l'attuale testo del '97 o lasciarlo inalterato. In quest'ordine, non casuale.

Le restanti domande affrontano alcuni dei temi più cari all'attuale governo che Duda vorrebbe tutelati dalla Costituzione e quindi difficili da modificare per un futuro esecutivo con idee opposte in materia. Si va dalla protezione della famiglia - rigorosamente tradizionale -, all'abbassamento dell'età pensionabile a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini, passando per l'appartenenza a Nato e Ue nel rispetto della sovranità polacca sino al protezionismo dell'agricoltura. Singolare il quinto quesito che chiede agli elettori se siano favorevoli “ad enfatizzare nella Costituzione l'importanza delle radici cristiane, della cultura e dell'identità dello Stato polacco”. Condizioni già evidenziate nella premessa dell'attuale statuto del '97 che cita una “cultura radicata nel patrimonio cristiano della nazione” e che si impegna a “trasmettere alle generazioni future tutto ciò che è prezioso nella nostra eredità millenaria”.

La scelta di Duda di ricorrere a una consultazione popolare su questo tema non trova però consensi unanimi nella coalizione di governo con la portavoce di PiS, Beata Mazurek, che ritiene difficile organizzare il referendum in concomitanza con le celebrazioni dell'11 novembre. Qualora si andasse alle urne, inoltre, è tutto da dimostrare che i polacchi appoggerebbero i cambiamenti costituzionali invocati dal loro presidente. Un recente sondaggio condotto il 16 luglio da Cbos, mostra come il 31% degli interpellati – il 6% in meno rispetto al giugno 2017 – sia favorevole a modificare la Costituzione, mentre il 51% sia contrario a toccarla.

I referendum sono rari in Polonia. Negli ultimi quindici anni ne sono stati indetti soltanto due: quello sull'annessione all'Ue nel 2003 e quello – triplice – del settembre 2015. Il primo vide presentarsi alle urne appena il 59% degli aventi diritto – una percentuale comunque più alta che in Ungheria e Repubblica Ceca – nonostante l'importanza del tema. I referendum consultivi di tre anni fa, invece, registrarono un'affluenza di appena il 7,8% dimostrando lo scarso interesse dei polacchi ad essere interpellati su finanziamento pubblico ai partiti, introduzione di collegi uninominali per le elezioni alla Camera e interpretazione della legge tributaria.

Le pressioni dell'Ue e le amministrative alle porte

Nel frattempo la crisi costituzionale polacca continua a preoccupare le istituzioni Ue. Dal giugno 2016 la Commissione Europea ha avviato uno scontro con il governo polacco accusato di violazione dello Stato di diritto nel Paese in merito alla riforma della giustizia. E proprio alla vigilia dell'entrata in vigore della nuova legge sulla Corte suprema, Bruxelles ha attivato la procedura di infrazione prevista dall'articolo 7 del Trattato europeo ai danni di Varsavia, secondo step di un percorso iniziato nel dicembre 2017. “La Commissione ritiene che queste misure ledano il principio di indipendenza della magistratura, in particolare nell’aspetto dell’inamovibilità dei giudici”, recita il comunicato ufficiale diffuso dall’esecutivo Ue il 2 luglio. Arrivati a questo punto, i margini per una trattativa fra le parti che scongiuri una futura sospensione del diritto di voto della Polonia all'interno del Consiglio Europeo – scenario mai verificatosi sinora – sembrano sempre più risicati.

In ottobre si terranno le elezioni amministrative, un importante test elettorale per il governo polacco a tre anni dalle parlamentari dell'ottobre 2015 che lo videro prevalere nei consensi. Decisiva, in particolare, sarà la sfida per la scelta del nuovo sindaco di Varsavia. L'attuale primo cittadino della capitale è Hanna Gronkiewicz-Waltz, rappresentante di Piattaforma Civica (PO), oggi primo partito d'opposizione con il 25% dei consensi stando a un sondaggio Ibris di fine giugno. Strappare Varsavia al centrodestra moderato, liberale ed europeista di PO avrebbe un grande significato per Diritto e Giustizia. Un risultato che potrebbe spingere il governo ad appoggiare con maggiore convinzione il referendum costituzionale voluto da Duda, che si tenga o meno l'11 novembre. Toccherebbe allora agli elettori polacchi scegliere se difendere la propria Costituzione.

@LorenzoBerardi

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