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I carri armati tedeschi ad Afrin inguaiano la Merkel

Le foto dei panzer Leopard guidati dai turchi contro i curdi di Siria creano scalpore in Germania. E spingono Berlino a sospendere le forniture militari ad Ankara, facendo precipitare di nuovo i rapporti tra i due Paesi. Il caso minaccia anche la formazione del nuovo governo

Forze turche e membri Free Syrian Army sul monte Barsaya, a nord-est di Afrin, in Siria, il 28 gennaio 2018. REUTERS / Khalil Ashawi
Forze turche e membri Free Syrian Army sul monte Barsaya, a nord-est di Afrin, in Siria, il 28 gennaio 2018. REUTERS / Khalil Ashawi

Tra Ankara e Berlino si stava facendo lentamente strada il disgelo. A questo obiettivo erano probabilmente finalizzati anche gli incontri ad Antalia in novembre e a Goslar a inizio gennaio, tra il ministro degli Esteri tedesco, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, e il suo omologo turco Mevlüt Çavuşoğlu.

Ma già allora c’era chi dietro a questi incontri sospettava un accordo tra Germania e Turchia: un invio di panzer Leopard alla volta di Ankara in cambio della liberazione del giornalista turco-tedesco Deniz Yücel, nelle carceri turche da quasi un anno. Gabriel si era affrettato a precisare che in primo luogo la Turchia è un membro Nato per cui non ci sono restrizioni, in secondo luogo che il Paese è in guerra contro il cosiddetto Stato islamico.

Ciò nonostante, il governo tedesco aveva poi negato l’esportazioni di armi verso la Turchia e il fornitore Rheinmetall si era poi affrettato a precisare che non si trattava di un invio di panzer, ma semplicemente di dotazioni di sicurezza. I commenti critici erano andati avanti ancora per qualche giorno, e poi non se ne era più parlato.

Questo fino all’offensiva contro i curdi nel nord della Siria, cominciata il 20 gennaio e chiamata dai turchi “Ramo d’ulivo”. Un intervento che ha fatto saltare qualsiasi accordo sia stato preso in precedenza. I media tedeschi hanno iniziato a fare pressioni e così anche l’opinione pubblica. Le foto che mostrano i Leopard ad Afrin e dintorni, hanno fatto il resto.

Lunedì di una settimana fa è toccato al colonnello Holger Neumann rispondere alle domande insistenti dei giornalisti che volevano sapere come si dovesse valutare la presenza di panzer Leopard del modello 2A4 nel territorio curdo.

Come racconta lo Spiegel di questa settimana, è dagli anni ottanta - quando al governo c’era cancelliere cristianodemocratico Helmut Kohl - che la Germania rifornisce la Turchia di questi cingolati e altro materiale bellico. Rifornimenti che da allora non sono mai cessati, nemmeno durante il governo rosso-verde guidato dal socialdemocratico Gerhard Schröder. Fino ad adesso.

Giovedì scorso, alla luce delle foto che mostravano i Leopard nel nord della Siria, Gabriel e Merkel, hanno dichiarato che per il momento qualsiasi fornitura pendente alla Turchia verrà sospesa. Se ne riparlerà solo quando verrà insediato un nuovo governo a Berlino.

Una decisione che ovviamente non è piaciuta ad Ankara. Il ministro degli Esteri Çavuşoğlu ha fatto sapere che: «La Turchia si aspetta dall’alleato tedesco l’aiuto e la solidarietà di cui necessita». Una missiva lapidaria, ma di fatto scontata. Probabile dunque che Erdogan abbia ancora in serbo qualche colpo che crei imbarazzo al governo tedesco. Far trapelare che Ankara aveva dato già qualche giorno fa la conferma di aver impiegato Leopard - mentre al ministero delle Difesa tedesco ci si trincerava ancora dietro ad un «bisogna ancora verificare» - potrebbe mettere in difficoltà Merkel e i suoi alleati di governo, rendendo ancora più complicate le trattative in corso per la costituzione del nuovo governo di grande coalizione. Idea che già piace poco a una fetta consistente della base socialdemocratica, chiamata tra poche settimane a votare il nuovo programma di governo.

Agli occhi di molti militanti, i vertici dell’Spd hanno già snaturato il partito. I panzer tedeschi che, guidati dai turchi, intervengono ad Afrin, potrebbero renderli ancora meno inclini a dare il loro assenso.

Anche questo fatto deve aver contribuito alla decisione da parte di Merkel e Gabriel di annunciare il blocco anche di tutte le forniture indirizzate a Paesi come Giordania, Egitto, Bahrain, Kuwait, Marocco, Sudan e Senegal e soprattutto ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi, che dal 2015 bombardano lo Yemen.

Infine - altra notizia che crea malumore - secondo l’ultimo rapporto sulle esportazioni belliche la Germania ha esportato nel 2017 armamenti per un valore di 6,2 miliardi euro, di cui 3,8 a Stati terzi, cioè non facenti parte né dell’Ue né della Nato. Questo nonostante Gabriel all’inizio della passata legislatura, in qualità di ministro dell’Economia, avesse promesso di ridurre questo tipo di esportazioni. Una promessa non mantenuta. Anzi, nei quattro anni di grande coalizione è stato esportato materiale bellico verso quegli Stati per un valore totale di 24,9 miliardi di euro, mentre sotto il precedente governo di centro destra l’ammontare era stato di 20,7 miliardi.

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