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Ricerca e biosicurezza in Italia: il caso Agroinnova

In Italia l’argomento “Ricerca” è spesso foriero di cattive notizie, mugugni, rimpianti: una situazione complicata che spinge i cervelli a fuggire o a rimanere, tra gli stenti, a dedicarsi all’amore per la scienza più pura e teorica.Ma in Italia, spesso senza sufficiente informazione, l’argomento “Ricerca” è anche sinonimo di eccellenza, a livelli così alti da creare punti di riferimento internazionali, se non globali.


E’ il caso di Agroinnova, un Centro di Competenza per l’Innovazione in campo agro-ambientale dell’Università di Torino, che nei prossimi quattro anni beneficerà di un finanziamento di 7 milioni di euro da parte dell’Unione Europea per la “caccia agli alieni”.

EMPHASIS
Ma procediamo con ordine alla scoperta di un settore di primaria importanza, troppo spesso trascurato o trattato sommariamente all’insorgere di questa o quell’emergenza: si tratta di studi su organismi parassitari – appunto – alieni, provenienti cioè da ecosistemi lontani, che costituiscono grave minaccia per le piante locali. Esempi alla ribalta delle cronache le infezioni batteriche degli ulivi o dei kiwi, che nel primo caso rischiano di far morire alberi secolari, preziosi non solo per la loro bellezza e storia ma anche per tutta la filiera produttiva delle olive e dell’olio, e nel secondo di costituire un silenzioso danno all’economia di regioni insospettabili produttrici del frutto, come il Piemonte. Per non parlare della peronospera del basilico ed una serie infinita di funghi, insetti e batteri nocivi che vengono oggi avvantaggiati da fattori come i cambiamenti climatici o dalla velocità nei trasporti.
Emphasis è il secondo nome del progetto presentato nel quadro dei finanziamenti Horizon 2020, acronimo di “Effective Management of Pests and Harmful Alien Species”. La curiosità è che il primo nome scelto dal consorzio era risultato già “impiegato” da un altro degli oltre 130 partecipanti al bando, ed era il più delicato “NatAli”.
Agroinnova, in tutto questo, porta l’Università di Torino al centro di una rete di enti pubblici e di soggetti privati che si è costituita in una rete di 22 partner: istituti di ricerca (come il DISAFA – Dipartimento di Scienze Agricole e Forestali dell’Università di Torino), ma anche associazioni e piccole e medie imprese provenienti da Belgio, Spagna, Olanda, Francia, Inghilterra, Lettonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Canada.
Ed il baricentro, su indicazione dell’Unione Europea è spostato proprio sui privati, con l’obiettivo di lottare contro i parassiti che aggrediscono le piante in ambito agricolo e forestale, in particolar modo con focus sulle specie aliene invasive, e con una serie di attività che si fondano su quattro pilastri: previsione, prevenzione, protezione e promozione. Quindi analisi di scenario per identificare le priorità sulle quali intervenire, soluzioni pratiche di monitoraggio per individuare focolai o situazioni di emergenza, strumenti per combattere i parassiti e gli elementi patogeni anche con attenzione agli impatti economici e la formazione di competenze tecniche adeguate, infine diffusione di dati, consapevolezza e know-how agli utilizzatori finali (tecnici, agronomi, agricoltori ecc.) con training e campagne di comunicazione.
Il tutto, con attenzione alle normative europee sull’utilizzo sostenibile di agrofarmaci e sulla protezione dei raccolti con utilizzo di sostanze non nocive per l’uomo e per le specie non dannose.


AGROINNOVA
Un’attenzione particolare si merita quindi il soggetto che ha ottenuto un così importante traguardo, che per altro è già una consolidata eccellenza europea e made in Italy, che si è aggiudicata nel periodo tra il 2003 ed il 2014 circa 60.000.000 di euro da parte dell’UE e della Nato, in particolare sul tema “biosicurezza”.

Maria Lodovica Gullino, direttore di AgroinnovaMaria Lodovica Gullino, direttore di Agroinnova

Il direttore di Agroinnova, Maria Lodovica Gullino, ricorda l’avveniristico progetto avviato nel 2004, dal titolo “Crop and food biosecurity, and provision of the means to anticipate and tackle crop bioterrorism”. “Siamo stati tra i primi a parlare di possibili guerre o azioni terroristiche legate al settore agricolo. Abbiamo in tempi non sospetti iniziato a studiare contromisure a potenziali minacce di introduzione deliberata di patogeni nelle piante, e di contenimento o eradicazione non solo in casi di guerra biologica, ma anche di biocrimini perpetuati da aziende, singoli individui o gruppi terroristici”.
Grazie allo stratificarsi di progetti ed attività si è costituita così una solida rete di laboratori specializzati in settori diversi (dalla diagnostica all’epidemiologia, alla difesa ecc.), che successivamente ha incrementato il livello di internazionalizzazione con l’apporto della NATO e la condivisione di esperienze e studi tra laboratori europei ed americani.


Col progetto BIOSEC del periodo 2007-2010 questa rete ha poi avuto anche un’estensione asiatica, portando a soluzioni integrate, protocolli diagnostici, formativi, insomma creando un nuovo settore di ricerca e raggiungendo un’altissima specializzazione in materia.
Rimane dunque evidente l’importanza di questo tipo di azioni, una riflessione generalizzata sulle minacce che la natura, modificata dall’uomo, presenta inaspettatamente ed una spada di Damocle legata alla funesta creatività dell’Uomo stesso nell’utilizzo di armi non convenzionali per colpire i propri nemici.
Un progetto come Emphasis non può che farci sentire più sicuri, portando un valore aggiunto alle aziende ed al tessuto economico europeo, ma gettando anche le basi per la difesa su scenari di guerra futuri, che oggi stentiamo ad immaginare ma che i tristi precedenti in ambito batteriologico e chimico fanno temere.

@johnfvtc

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