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Ricordo per la scomparsa di Simone Veil

Il 30 giugno 2017 una stella si è spenta, una di quelle che compongono la nostra bandiera europea. Non è certo la Brexit che emoziona chi crede nell’Europa, ma la scomparsa di una persona che ha fatto da ponte tra l’infamia nazifascista e la rinascita di un Continente nuovo.

Simone Veil, con l'uniforme degli Accademici di Francia (una giacca nera ricamata con foglie di alloro verde) parla durante una cerimonia presso l'Institut de France a Parigi il 18 marzo 2010. Veil è stata eletta membro dell’Academie Francaise come 'immortale'. REUTERS / Philippe Wojazer
Simone Veil, con l'uniforme degli Accademici di Francia (una giacca nera ricamata con foglie di alloro verde) parla durante una cerimonia presso l'Institut de France a Parigi il 18 marzo 2010. Veil è stata eletta membro dell’Academie Francaise come 'immortale'. REUTERS / Philippe Wojazer

Da Auschwitz alla presidenza del Parlamento Europeo una donna ha traghettato il dolore trasformandolo in speranza. Suo imperativo non dimenticare, solo così si può perdonare.

La speranza è figlia del perdono.

Simone Veil ha impersonato, più di altri, queste due importanti parole.

L’agitata monotonia delle politiche nazionali fanno dimenticare la parola Unione. Vi è il comune detto: “l’unione fa la forza” eppure, oggi, l’Europa ne è carente. Manca persino lo specchio per osservare una vecchiaia mai vissuta.

Perché questa ottantanovenne rappresenta molto? Essa stessa è l’immagine dell’Europa. Se ne va, in punta dei piedi, pochi giorni dopo la scomparsa del colosso Helmuth Kohl. Due figure quasi complementari, lei la tenacia di chi ha visto, sofferto e che respira e fa respirare libertà. Lui, l’uomo forte, figlio di una Germania dove la forza quasi mai è usata a fin di bene, Kohl la usa per rompere le catene. Le pesanti catene del passato e le catene dell’Est. Quindi dolce e forte libertà, che tutt’e due hanno insegnato a chi voleva credere in qualcosa di nuovo. Emancipazione femminile, emancipazione culturale con una visione interiore vivere.

Quanto ci manca tutto ciò!

Il bisogno materiale, spesso del superfluo, è diventato essenziale, ci allontana gli uni dagli altri. Si creano piccole politiche miopi che non vedono più gli ideali e dove la pancia sovrasta il cervello.

Dobbiamo allora pensare che l’Europa è figlia del tempo? Che il vecchio monumento si sta logorando sotto i colpi del vento? Un vento che soffia da tutte le direzioni.

Simone Veil ci direbbe di no, che l’ossigeno esiste e non bisogna aspettare una camera a gas per capirne l’importanza.

 

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