In Olanda i giudici obbligano il governo a ridurre le emissioni di Co2

Un’ong vince una causa contro il governo olandese, che dovrà varare un piano concreto per ridurre le emissioni di Co2. Una sentenza inedita, che stabilisce un principio cruciale: la salvaguardia dell’ambiente non è a discrezione della politica, ma un obbligo per tutelare la salute dei cittadini

La centrale a carbone Eon nell'Europoort di Rotterdam. REUTERS / Jerry Lampen
La centrale a carbone Eon nell'Europoort di Rotterdam. REUTERS / Jerry Lampen

Mentre il monito Onu di una possibile – imminente - catastrofe ambientale da riscaldamento globale continua ad alimentare il dibattito e a incontrare le resistenze delle economie forti, in Olanda le organizzazioni ambientaliste sembra abbiano trovato nei procedimenti giudiziari un filone fortunato per cercare di forzare l’agenda ecologista nazionale, ambiziosa nei principi ma frenata da lacci e lacciuoli dell’economia. Soprattutto il klimaatwet, la legge sul clima proposta dal governo dei Paesi Bassi, che prevede entro il 2050 una riduzione del 95% delle emissioni nocive, è salutata come una delle normative più coraggiose al mondo per il “cosa” ma fa fatica a concretizzare il “come”.

La scorsa settimana, l’associazione Urgenda, nata per promuovere un’azione globale contro i cambiamenti climatici, ha vinto in appello una causa intentata nel 2015 contro lo Stato olandese, ritenuto responsabile di non aver elaborato un piano concreto per migliorare la qualità dell’aria nei Paesi Bassi. Il capitolo finale su questo procedimento giudiziario, simile a quello intentato nel Regno Unito dall’associazione ClientEarth, ha sancito un principio fondamentale: la salvaguardia dell’ambiente non è a discrezione della politica ma un obbligo per tutelare la salute dei cittadini.

L’argomento sostenuto dall’avvocatura dello Stato, che non contesta la necessità di ulteriori sforzi per contrastare le emissioni di gas serra, è che spetta al governo decidere come intervenire. Ma per i giudici olandesi, che hanno dato ragione a Urgenda, la salute e il diritto alla vita non sono materia oggetto di dibattito politico ma principi fondamentali tutelati dalla giurisdizione della Corte europea per i diritti umani: lo Stato, secondo la Convenzione europea per i diritti umani, ha un dovere di diligenza nei confronti dei suoi cittadini e quindi deve prendere delle misure attive.

Anche per il tribunale d’appello, lo sforzo dei Paesi Bassi è stato limitato e una riduzione dal 25 al 40% nel 2020 è necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici. Lo Stato olandese ha tentato di difendersi promuovendo la tecnologia di rimozione di Co2 dall’aria per compensare i mancati obiettivi ma il tribunale ha stabilito che si tratta di metodi ancora in fase sperimentale e non di comprovata efficacia.

Il governo olandese era stato già sconfitto da Milieudefensie, altra organizzazione ambientalista che da tempo ha aggiunto alla lobby politica le aule di tribunale per cercare di forzare la mano al governo: lo scorso anno, il giudice aveva accolto un ricorso dell’associazione che voleva obbligare lo Stato olandese a pubblicare date certe ed elementi riscontrabili nella lotta all’inquinamento nelle città. Anche in questo caso, i giudici hanno accolto il principio anti-politicista: riscontrata in maniera oggettiva l’incidenza dell’inquinamento sulla salute dei cittadini, non bastano più rapporti vaghi e documenti di principio. Il governo, insomma, deve dire come ridurrà le emissioni e soprattutto in quanto tempo.

Sia la sentenza di Urgenda che quella di Milieudefendie presentano non pochi problemi pratici e soprattutto molta incertezza. Secondo quanto riportato dagli esperti a Financieele Dagblad, la decisione della corte di appello richiederà diversi provvedimenti, tra cui la chiusura di alcune centrali a carbone.

Martin Visser, docente alla Hanzehogeschool di Groningen, ha affermato all’emittente Rtlz che il governo deve lavorare su due fronti. Il primo è quello dei divieti per cambiare le abitudini dei cittadini: circolazione a targhe alterne, la diminuzione dei limiti di velocità sulle strade e l’abbassamento delle temperature nelle centrali di riscaldamento. L’altro, invece, comporterebbe l’immediata chiusura delle centrali elettriche a carbone più vecchie. In ogni caso, «Continueremo ad utilizzare elettricità e di sicuro non ne produrremo meno chiudendo queste centrali», ha detto l’esperto.

Le centrali elettriche a carbone dei Paesi Bassi sono cinque, di cui due costruite negli anni ’90: quella di Noun ad Amsterdam e Rwe’s Amercentrale a Geertruidenberg. Le altre tre si trovano a Rotterdam e Groningen.

@msfregola 

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