Rifugiati, i diritti violati delle donne e dei bambini

L’Ue e le politiche migratorie non riescono a trovare il giusto passo. Da una parte i migranti sono ancora bloccati a Idomeni, in Grecia, dall’altra quella che si era annunciata come una grande riforma del regolamento di Dublino ha portato solo tiepidi cambiamenti. Difatti la responsabilità di accoglienza rimane del primo paese di ingresso e solo qualora ci sia una pressione sproporzionata sulle frontiere esterne del paese in questione si attuerà un meccanismo di solidarietà e ricollocamento tra i paesi.

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Chi si rifiuterà di accogliere dovrà pagare 250mila euro per ogni rifugiato rifiutato. Senza contare che in tutto questo e sui ricollocamenti promessi si è ancora molto indietro. L’obiettivo era  effettuare 20mila ricollocamenti entro metà maggio, ad oggi solo 1500 migranti sono stati distribuiti in altri paesi da Grecia e Italia, entro settembre 2017 l’obiettivo sarebbe ricollocarne 160mila .

Rifugiati, accoglienza e problemi di genere

Nei primi mesi del 2016 sono arrivati oltre 180mila migranti in Europa che vanno ad aggiungersi al milione arrivato nel 2015, per la maggior parte si tratta di uomini, 45%, ma si registra un numero crescente di donne, 20% e bambini, 35%. Durante il viaggio della speranza sono proprio le donne e le ragazze a subire violenze, abusi e sfruttamento da parte dei trafficanti, scafisti e anche da agenti di polizia di stato o dallo staff nei centri di accoglienza, secondo quanto riporta un’analisi del Parlamento Ue. La persecuzione di genere, che spesso colpisce le donne, dovrebbe essere riconosciuta dai paesi come motivo di richiesta d’asilo, alcuni paesi lo contemplano ma non tutti. Le donne hanno meno possibilità di ottenere l’asilo, le loro domande sono spesso ritenute poco credibili, spesso gli uomini hanno più facilità a dimostrare la propria persecuzione ad esempio politica per la prova di appartenenza ad un partito politico o altro. Le donne dovrebbero essere intervistate per la loro richiesta d’asilo separatamente dai membri della famiglia per permettergli di parlare più liberamente. I centri di accoglienza dovrebbero prevedere protezione per le donne e prevenzione da abusi e violenze all’interno delle strutture. Rischio che può ricorrere soprattutto nei centri sovraffollati e con la mancanza di servizi igienici separati tra i generi.

La maggior parte dei migranti arriva in Italia o in Grecia, ma il più alto numero di richieste d’asilo è attualmente in Germania (oltre 67mila a febbraio e oltre 59mila  marzo).

Ue-Turchia un accordo che dimentica i bambini

I bambini sono totalmente ignorati dall’accordo Ue-Turchia, secondo uno studio del Migration Policy Centre, tra i migranti arrivati in Grecia a febbraio i bambini rappresentano il 40%.  Garantire il rispetto dei diritti umani si fa ancora più difficile per i bambini costretti a tornare in Turchia, si deve anche tener conto dell’obbligo di seguire e decidere per il meglio del bambino, soprattutto nel caso di minori non accompagnati. Così è doveroso ricordare che una gran parte dei migranti che vengono e verranno, rispediti in Turchia sono e saranno anche bambini. In generale in Turchia, secondo quanto si legge nell’analisi, non ci sono gli standard Ue di protezione dei minori, e tre su quattro nei campi rifugiati sono lasciati fuori da ogni sistema scolastico , uno su dieci sente sulle proprie spalle la pressione economica ed è quindi costretto a lavorare. Uno su tre non ha accesso alle cure mediche. Tra le conseguenze per i bambini che si trovano in queste condizioni sicuramente problemi mentali e problemi fisici.

Per quanto poi riguarda il traffico di esseri umani manca nei paesi di arrivo e nei campi uno staff sufficiente ad individuare tra i migranti le vittime . Per l’Agenzia Ue dei diritti fondamentali, non c’è un sistema nei controlli medici in arrivo per identificare le vittime che non riescono a ricevere il supporto di cui hanno bisogno o lo ricevono con molto ritardo.

@IreneGiuntella

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