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Rifugiati, la risposta politica tedesca

“We can do it!” è diventato il credo del governo tedesco in risposta alla crisi dei rifugiati. La Germania che riscatta il passato e accoglie i rifugiati. Un cambio di stile politico si è notato negli scorsi mesi da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel.  Ribadito anche nell’incontro con il premier Renzi dove entrambi hanno espresso la propria contrarietà alla chiusura dei confini e al muro del Brennero, definendola una decisione antistorica.

People walk past a banner with picture of German Chancellor Angela Merkel on a main street in Gaziantep, Turkey, April 23, 2016. The banner in German reads, "Solidarity with refugees. We are proud of our Chancellor Angela Merkel and Prime Minister Ahmet Davutoglu". REUTERS/Umit Bektas

“Germany’s Response to Refugee Situation: Remarkable Leadership or Fait Accompli?”, in una analisi Matthias M.Mayer del think tank Bertelsmann Stiftung analizza la risposta del governo tedesco alla crisi dei rifugiati. Tra i motivi di una politica di apertura verso i richiedenti asilo: la maggior parte della popolazione tedesca, nonostante alcuni movimenti di estrema destra, è favorevole all'accoglienza, la popolazione tedesca sta invecchiando e una quota di rifugiati, si stima tra il 30 e il 40%, ha esperienza lavorativa potenzialmente rilevante per il mercato del lavoro tedesco. 

Nel 2000 le domande d’asilo in Germania erano al di sotto delle 100mila, tra il 2005 e il 2010 il numero è calato  a 50mila . Ma nel 2014 sono cresciute fino ad arrivare a 200mila richieste.

Il boom si è registrato nel 2015 quando sono stati circa un milione i rifugiati entrati in Germania, ma solo 476.649 avevano i requisiti per la domanda d’asilo. Coloro che si registrano in Germania vanno incontro a un lungo periodo d’attesa questo perché le autorità tedesche si sono viste improvvisamente sovraccaricate dall’alto numero di procedure.

Per ora la Germania, secondo l’analisi, avrebbe di fatto, ospitato un numero di richiedenti asilo, superiore a qualsiasi altro paese. Non provengono esclusivamente dalla Siria, differenti sono le provenienze e diverse le motivazioni che li hanno spinti a fuggire. Negli ultimi mesi la Germania ha comunque reso più restrittivi alcuni aspetti della legislazione tedesca in materia d’asilo. Questi cambiamenti, secondo l’autore della ricerca, hanno lo scopo di dissuadere i migranti che provengono da paesi che non rientrano nel programma di protezione. Molto probabilmente costoro non si vedranno riconoscere la richiesta d’asilo in Germania: è stata sospesa la riunificazione familiare per i migranti che non possono godere del diritto d’asilo, nonostante sia rischioso per loro tornare nel proprio paese, è stata allargata la lista dei paesi di provenienza ritenuti sicuri, e velocizzate le procedure di espulsione.

La svolta della Cancelliera

La Merkel ha reso la politica di apertura ai richiedenti asilo un suo progetto politico personale. Questo per diversi motivi. Secondo un  sondaggio di Bertelsmann Stiftung i tedeschi stanno sempre più accettando l’idea che la Germania stia diventando un paese di migranti. Nonostante vi siano alcuni movimenti di estrema destra ,come l’Alternativa per la Germania (AFD) , che hanno guadagnato terreno, i numeri dimostrano che in realtà la maggior parte della popolazione tedesca crede che il paese dovrebbe essere aperto ai richiedenti asilo.

Lo scorso luglio anche dopo che l’afflusso dei migranti era cresciuto considerevolmente, il 93% dei tedeschi intervistati si è espresso a favore dell’accoglienza e circa l’80 % ritiene che la Germania dovrebbe accogliere quanti chiedono rifugio a causa di persecuzioni politiche o religiose. D’altronde molti sono i cittadini tedeschi che si sono impegnati in iniziative della società civile per aiutare i rifugiati, fornire loro servizi di base come un alloggio, informazioni, trasporti e vestiti. Con il regolamento di Dublino e la fatica per i paesi dell’Europa del Sud di registrare e accogliere la massa dei migranti in arrivo, ci si è resi conto che gli stati Ue del Nord avevano sottovalutato il problema rifugiati lasciandolo tutto sulle spalle dei paesi di primo approdo.

Quando nel marzo 2015 il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri , avvertì che c’erano tra i 500mila e il milione di migranti pronti a partire dalla Libia, si capì che le scelte da compiere per il governo tedesco erano due o lasciare i confini aperti o sfiorare una catastrofe umanitaria, perché nessuno stava lavorando per evitare quest’ultima opzione.

Ma c’è ovviamente anche un altro motivo ampiamente riportato dai media tedeschi: i rifugiati possono rappresentare una risorsa di fronte all’invecchiamento della forza lavoro tedesca. La Merkel non poteva, per motivi umanitari che certamente la animano, ma anche con un pizzico di calcolo politico, dire di no. Ora però si trova di fronte alla sfida dell’integrazione nel mercato del lavoro e nella vita sociale del paese. 

@IreneGiuntella

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