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La Francia rurale in rivolta contro "il presidente delle città" Macron

Gli agricoltori bloccano mezza Francia e fischiano il presidente, accusato di non interessarsi alla crisi delle campagne. L'ex superpotenza agricola fatica nel mercato globale. E il taglio previsto ai pingui sussidi comunitari che la tengono in vita rischia di accelerare il declino

Il presidente francese Emmanuel Macron parla con un fornaio al Salone dell'Agricoltura a Parigi. REUTERS/Stephane Mahe
Il presidente francese Emmanuel Macron parla con un fornaio al Salone dell'Agricoltura a Parigi. REUTERS/Stephane Mahe

Parigi - Macron e gli agricoltori, un matrimonio che per ora non decolla nonostante le ultime aperture e le reiterate promesse. All’apertura del 55esimo Salone Internazionale dell’Agricoltura (Sia), Emmanuel Macron è stato sonoramente fischiato da contadini, agricoltori, allevatori in collera che accusano il presidente francese di essere un “presidente delle città” e di aver dimenticato le campagne cedendo di fronte alle pressioni per sottrarre agli allevatori e agli agricoltori quegli aiuti e finanziamenti Ue (in miliardi di euro) che per un trentennio hanno permesso a questo settore chiave di proliferare praticamente indisturbato. Macron era in effetti atteso al varco al Salone dell’Agricoltura al termine di una settimana di tensione con gli agricoltori che hanno bloccato mezza Francia in risposta alla chiamata del Fnsea, il sindacato di maggioranza degli agricoltori.

Il macronismo: fenomeno politico di città e non di campagne

La rottura tra il macronismo e mondo rurale è sancita anche dalla percezione negativa che hanno i francesi dell’operato del presidente in questo settore. Un recente sondaggio Odoxa-Dentsu Consulting per il quotidiano Le Figaro e per France info attesta che il 69% dei francesi giudica Macron “lontano” dalle preoccupazioni della Francia rurale. Oltre due terzi poi non ha alcuna fiducia sul fatto che il presidente ed il suo governo siano capaci di portare avanti una politica agricola seria. Una politica cioè che permetta agli agricoltori di restare competitivi sul mercato globale di fronte alla concorrenza agguerrita di nuovi Paesi Ue come la Romania e a livello mondiale di pesi massimi come il Brasile.

Non per niente la preoccupazione maggiore risiede a destra, che da sempre considera il mondo rurale come un serbatoio di voti naturale, dove la professione di agricoltore tra l’altro, secondo lo stesso sondaggio Odoxa-Dentsu Consulting, è generalmente vista con maggiore positività, con il Front National sugli scudi (91 %).

Francia peso massimo dell’agricoltura europea in caduta libera? 

Perché gli agricoltori francesi sono cosi preoccupati? Intanto il contesto è notevolmente cambiato negli ultimi trent’anni. Peso massimo a livello europeo, la Francia sta attraversando una grave crisi concernente la caduta dei prezzi legati alla produzione, all’allevamento, una caduta che oramai dura da 25 anni. Cosi, se il settore agricolo e agroalimentare (dati del 2016) rappresenta solo l’1,7% del Pil francese, occorre ricordarsi che nel lontano 1980 rappresentava ben il 6%.

Questi dati sono una fotografia dello stato attuale del settore agricolo che certo non piange miseria ma non è più quell’Eldorado che era prima. La Francia resta nondimeno la prima potenza agricola d’Europa anche se il suo peso sull’insieme del valore globale dell’agricoltura europea (18 %) è in netto calo dopo l’ingresso di Paesi come la Romania o la Polonia.

Con un fatturato che ha raggiunto i 75 miliardi di euro nel 2014, la produzione agricola francese si piazza ancora prima in Europa davanti a quella tedesca (58 miliardi), quella italiana (54 miliardi) e quella spagnola (43 miliardi). Ma nonostante questa indubbia forza, essa non cessa di perdere posizioni sul mercato globale. In pochi anni la Francia è passata da secondo Paese esportatore al mondo nel settore agroalimentare a quinto, dietro Usa, Germania, Olanda e Brasile. 

I nodi della discordia: i finanziamenti UE, il trattato Mercosur, i prezzi 

In questo contesto non più ovattato come poteva essere quello degli anni ’80, gli agricoltori francesi temono di perdere uno ad uno tutti i privilegi accumulati in un trentennio. In  particolare si teme la fine degli aiuti finanziari nelle cosiddette “zone svantaggiate semplici” (Zds), zone cioè che presentano un handicap legato al clima o all’orografia. Su queste zone gli agricoltori non potranno più beneficiare dell’aiuto europeo: una sorta d’indennità finanziata per il 25% dallo Stato ed per ben il 75% dall’Unione Europea.

Il finanziamento risale al lontano 1976 ed ammonta a circa un miliardo di euro, suddiviso tra circa 100.000 agricoltori. Se la misura venisse adottata, come richiesto espressamente dall’Ue, circa 1.400 comuni saranno progressivamente esclusi da questi aiuti. Entro il 1° marzo la Francia è infatti tenuta a presentare a Bruxelles una mappa “ristretta" delle zone svantaggiate.

Altro nodo, l’accordo con il Mercosur. L'eventuale approvazione da parte della Francia di un accordo commerciale dell'Unione europea con i quattro paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) nel 2018 potrebbe causare l'ingresso sul territorio francese di migliaia di tonnellate di carne bovina e pollame. Eventualità che preoccupa non poco gli agricoltori francesi. Bruno Dufayet, presidente della Federazione Nazionale Bovina, ha ammonito che l’eventuale firma dell’accordo causerebbe la perdita di circa 50.000 posti di lavoro nel settore.

Un altro grande punto di discordia è quello dei prezzi praticati dai distributori. Un nuovo progetto di legge permetterà ai produttori agricoli di fissare i prezzi. Tre mesi dopo l'accordo raggiunto con i grandi distributori in seguito ad un’assemblea generale sui prodotti alimentari, gli agricoltori non hanno ancora visto alcun cambiamento sensibile. 

Le promesse di Macron agli agricoltori

Per evitare uno scontro frontale con gli agricoltori e stemperare la tensione Macron ha dunque voluto incontrare gli agricoltori all’Eliseo, facendo loro una serie di promesse che il tempo giudicherà quanto realistiche. In primo luogo la promessa di fare investimenti dell’ordine di 5 miliardi di euro nel settore agroalimentare e di investire fino ad 1 miliardo di euro per favorire prestiti ai giovani agricoltori; il divieto di circolazione di bestiame pompato agli ormoni (il timore è che provenga da mercati come quello dell’America latina), il mantenimento degli standard di qualità e di rispetto dell’ambiente e sanitario degli animali ed una regolamentazione rigida sull’acquisto di terre agricole francesi da parte di enti/privati stranieri. Quest’ultima misura è stata particolarmente sollecitata di fronte all’acquisto strategico di terre agricole in Francia da parte di investitori, soprattutto cinesi. Il gruppo Hong Yang ha infatti recentemente acquistato 1.700 ettari di terra coltivata a grano nella regione de l’Indre ed oltre 900 ettari nell’Allier. Acquisti “strategici” che generano paure e che presagiscono un futuro fosco per gli agricoltori. Tutte misure che però appaiono meri palliativi rispetto alla difficoltà in cui versa questo settore. Ad ogni modo se dopo 30 anni non sarà forse più l’Europa a farsi carico del peso dell’agricoltura francese, toccherà ora agli stessi cittadini ed in tal caso ci sarà sicuramente molto meno consenso.

@marco_cesario 

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