Saprà l'Europa gettare il cuore oltre i muri?

Un’Europa miope è quella che vediamo in questi giorni di fronte al cammino disperato di migliaia di persone verso una nuova piccola speranza di vita. Un’Europa fatta di governi che rimangono appesi ai propri egoismi che continuano a rinviare qualsiasi soluzione pratica di fronte a questa immane tragedia. Tra pronunciamenti di accoglienza e immediati dietro front, aperture e chiusure delle frontiere, tra treni bloccati e autostrade chiuse. Muri, sempre e solo muri.

HORGOS, Serbia - A migrant lifts a child to let it peek on the other side of a barrier at the border with Hungary near the village of Horgos, Serbia, September 16, 2015. Hungary's right-wing government shut the main land route for migrants into the European Union on Tuesday, taking matters into its own hands to halt Europe's influx of refugees. REUTERS/Stoyan Nenov

In Ungheria, stato membro dell’Unione,  ci si affretta a chiudere il muro, immagini di filo spinato, detenuti ungheresi forzati a lavorare di corsa per finire in tempo. Ma in tempo per cosa? E perché l’Unione Europea permette tutto ciò?

Nei cavilli burocratici si troveranno sicuramente giustificazioni, così come le si trovano per la chiusura seppur temporanea delle frontiere. Ma quanta burocrazia, dossiers, paper e paperini dobbiamo aspettare prima che l’Ue agisca? Quante brutali violazioni dei diritti umani dovremo ancora vedere? Quanti lanci di panini nelle gabbie ancora? Dobbiamo continuare a fare video, reportage, articoli? Mi pare che di notizie ce ne siano abbastanza, così come di documentazione sull’argomento. Ma il momento è ora, non c’è tempo per una ricerca accademica né per riunioni, conferenze e cocktails o lunch meeting.

Così l’Unione non funziona.  Perché avvilisce persino i più convinti europeisti. Ci sono funzionari Ue che si dilettano in amabili conversazioni post lavoro chiedendosi ancora perché incoscientemente padri di famiglia si imbarchino mettendo a repentaglio la propria vita e quella dei propri figli, perché non prendano un più sicuro aereo, perché non rimangano nei centri e campi profughi in Turchia o Tunisia, sembra che ne ignorino le condizioni. Ecco non mi aspetto che chiunque lavori all’interno delle istituzioni europee si occupi di immigrazione, ma ci sono organizzazioni, cittadini che da anni si battono per chiedere dei corridoi umanitari sicuri per assicurare un passaggio ai rifugiati che scappano dalle guerre e persecuzioni.

La risposta devono darla le istituzioni Ue, i governi, non gli uomini, le donne, i padri e le madri con in braccio i propri figli che attraversano a piedi e per mare un infinito numero di paesi, per essere poi arrestati, umiliati, respinti, insultati, dimenticati. E troppo spesso incontrano la morte.

Giorni fa a Bruxelles mentre era in corso il vertice dei ministri degli interni Ue, fallito nell’intento di stabilire la ricollocazione di 120mila rifugiati e il numero delle quote tra blocchi, in particolare da parte dei paesi dell’Est, un ragazzo siriano arrivato in Belgio da tre anni , raccontava che era scappato dalle armi a diciannove anni, imprigionato più volte perché non voleva uccidere per vivere. Mohammed ha ricordato che dove c’è ancora una piccola speranza c’è vita, e dove c’è vita c’è ancora speranza. È per questo che si fugge, non per incoscienza, se ancora è necessario spiegarlo.

La speranza che può esserci ancora in Europa è quella dei singoli, degli individui, dei giornalisti che scelgono di lasciare la telecamera e abbracciare e portare in spalla un bambino siriano, dei volontari dei campi profughi come a Bruxelles che gestiscono interamente la situazione di emergenza quotidiana nella capitale Ue. Chi capisce che è tempo di aprire gli occhi e mettersi in gioco in prima persona per il rispetto di quelli che dovrebbero essere i diritti umani e i valori su cui l’Unione Europea si fonda, quella Europa  in cui vogliamo ancora credere, perché a chiudere gli occhi si è già in tanti.

Intanto diecimila rifugiati sono stati arrestati perché entrati illegalmente ieri in Ungheria, al campo rifugiati a Bruxelles rappresentanti Ue non pare si siano ancora affacciati, a due passi dalle istituzioni, hanno sicuramente molto lavoro, ma i funzionari Ue non sono pochi. Secondo dati Unicef due milioni di bambini rifugiati si trovano in Turchia, 110mila bambini hanno chiesto asilo in Europa nei primi sei mesi del 2015: un richiedente asilo su quattro è un bambino, uno su venticinque non è accompagnato.

Aspettiamo la riunione del Consiglio Ue straordinario del 22 settembre, per sperare in un’Europa diversa che non si risolva con il solito nulla di fatto.

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GUALA
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