Schulz punta ora sul pragmatismo

L’iniziale entusiasmo per il candidato socialdemocratico si è vanificato. Domenica terza prova regionale che l’Spd deve vincere a tutti i costi se vuole avere almeno una chance di conquistare la futura guida del governo.

Martin Schulz leader del partito socialdemocratico tedesco. REUTERS/Thilo Schmuelgen
Martin Schulz leader del partito socialdemocratico tedesco. REUTERS/Thilo Schmuelgen

Prima sembrava voler andare più incontro ai desideri dell’ala sinistra dei suoi compagni di partito, ora pare volersi avvicinare più a quell’idea di terza via percorsa a suo tempo dal premier laburista Tony Blair e dall’allora cancelliere tedesco, il socialdemocratico Gerhard Schröder. Ma si tratta di una mossa pragmatica oppure disperata?

Non sono passati nemmeno quattro mesi, da quando, fine gennaio scorso, l’Spd designava ufficialmente l’ex presidente del parlamento europeo Martin Schulz, suo candidato di punta nelle elezioni politiche del prossimo 24 settembre. E l’effetto di quell’annuncio erastato  sorprendentemente dirompente, tanto da stupire gli stessi compagni di partito. Nel giro di poche settimane si erano registrate 13 mila nuove iscrizioni e i sondaggi mostravano un’impennata di consensi per i socialdemocratici. Anche per questo i delegati avevano eletto Schulz a metà marzo, con il 100 per cento dei voti a nuovo capo del partito.

Finalmente s’era trovato un candidato capace di entusiasmare l’elettorato, di marcare le differenze tra Spd e Cdu, nonostante la coabitazione al governo. Questo si pensava. E chissà che la Schulz mania, non poteva finalmente arrestare anche l’avanzata del partito nazional populista Alternative für Deutschland (AfD).

Le elezioni regionali nei due più piccoli Länder tedeschi, quelle nel Saarland (ai confini con la Francia) prima e quelle di domenica scorsa nello Schleswig-Holstein (all’estremo nord) dovevano servire a mettere a punto la macchina elettorale per le parlamentari in autunno. I socialdemocratici erano infatti abbastanza fiduciosi di uscire vincitori da questi primi due banchi di prova. Certo nel Saarland era una speranza un po’ azzardata, visto che la governatrice cristianodemocratica uscente, godeva della stima dei concittadini, nello Schleswig-Holstein invece si pensava di andare sul sicuro, considerando che il governatore uscente era un socialdemocratico, dato fin quasi all’ultimo per vincente. E invece sono state incassate due sconfitte, quella nel Saarland di misura, ma quella nello Schleswig-Holstein sonora visti i 5 punti percentuali in meno rispetto alla CDU.

Questa domenica c’è il terzo e ultimo banco di prova prima del 24 settembre. Si vota nel Nordrhein-Westfalen, in questo caso il Land più popoloso della Germania, motivo per il quale queste elezioni regionali valgono da sempre anche come mini test per le parlamentari (Bundestag) in autunno.

I commentatori dei grandi giornali concordano sul fatto che se i socialdemocratici dovessero perdere anche questo Land, considerato anche roccaforte socialdemocratica, verrebbe a mancare, come già successo nelle elezioni federali passate, quella spinta e motivazione per gettarsi anima e corpo nella campagna elettorale e trascinare con sé il proprio elettorato così come nuovi elettori.

Ma cosa è successo in questi quattro mesi? L’altro giorno, un articolo pubblicato sul sito del settimanale Spiegel provava a elencare i quattro passi falsi fatti dall’Spd in questi mesi: aver puntato troppo sull’iniziale entusiasmo per Schulz; aver lasciato la porta aperta all’ipotesi di un governo rosso-rosso-verde (cioè anche con la Sinistra/Linke), che pare non piacere alla base; aver puntato prevalentemente sulla giustizia sociale, la correzione di alcune riforme sociali introdotte da Schröder; non aver ancora indicato contenuti concreti, rimandando alla presentazione del programma elettorale a fine giugno.

Un errore, quest’ultimo che Schulz ha provato a correggere, almeno in parte dopo la batosta di domenica scorsa, con una sterzata pragmatica. E così, lunedì, davanti ai membri della Camera dell’Industria e del Commercio Tedesca ha spiegato che le due più grandi insidie di una campagna elettorale sono: fare promesse di implementazione dello stato sociale, e la seconda il taglio delle tasse. “Con me non ci sarà né l’una, né l’altra promessa” ha affermato Schulz. Certo è necessario venire incontro ai redditi medi e medio-bassi, ma non con provvedimenti alla Cdu che promette una riduzione delle tasse per un controvalore complessivo di 15 miliardi di euro. Una riduzione che finirebbe per andare a vantaggio solo dei redditi più alti.

No, il suo slogan è “Precedenza agli investimenti”. La Germania, e più precisamente i comuni soffrono di mancati investimenti per un controvalore pari a 140 miliardi di euro. Inoltre c’è da parte dei tedeschi l’abitudine di vendere all’estero e il guadagnato risparmiarlo, anziché investirlo, cosa per la quale viene ciclicamente criticata dagli altri stati membri e ammonita da Bruxelles. Il surplus commerciale tedesco ha raggiunto nel 2016 l’8,6 per cento quando l’Ue prevede che non superi il 6 per cento. Per cui solo investendo, ha concluso Schulz, si potrà ritornare a equilibrare la bilancia commerciale e dare così respiro e opportunità di crescita agli altri paesi.

Una promessa quella di voler aumentare gli investimenti tedeschi che trova ovviamente il consenso dall’Ue. Difficile che possa però influenzare il voto di domenica, dal quale però, come già scritto, potrebbe dipendere anche l’esito delle elezioni parlamentari. 

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