Scontro tra Tsipras e la Uefa, la Grecia rischia il Football Grexit

L’ipotesi di un allontanamento della Grecia dalla comunità calcistica internazionale è concreta. Ad Atene i giornali parlano già di “Football Grexit”, per associazione con l’altra eventualità (ben più temuta) di un’uscita del paese dalla Area euro.

Piraeus, Greece Olympiakos' Omar Elabdellaoui eyes the ball during their Greek Super League soccer match against Panathinaikos at Karaiskaki stadium in Piraeus, near Athens, October 26, 2014. REUTERS/Alkis Konstantinidis

Non sono infatti solo le istituzioni economiche mondiali a contestare il nuovo corso del governo di Alexis Tsipras. A pochi mesi dal suo insediamento il primo ministro greco è riuscito ad attirare su di sé anche la riprovazione dei massimi organi di governo del calcio, che non vedono di buon occhio la proposta di riforma della legge sullo sport, che sarà votata dal Parlamento di Atene il prossimo 4 maggio.
In gioco, tra le due parti, c’è una semplice questione di attribuzione di poteri. Il contestato disegno di legge, varato da Syriza all’indomani dell’ennesimo episodio di violenza negli stadi, assegna infatti al governo greco il diritto di imporre ai club multe salatissime, che possono arrivare fino a 25 milioni di euro, oltre che la possibilità di rinviare e annullare incontri sportivi e di impedire la partecipazione degli stessi club alle competizioni internazionali, dalla Champions League in giù.
Di fatto, in caso di approvazione, l’esecutivo si vedrebbe attribuite tutta una serie di prerogative che fino a oggi (e non solo in Grecia) sono state saldamente nelle mani delle istituzioni del calcio, violando così il principio dell’autonomia delle autorità sportive.
Dal punto di vista della Fifa di Joseph Blatter e della Uefa di Michel Platini si tratterebbe di un precedente pericoloso, che merita di essere stroncato sul nascere. Non a caso per l’occasione le due federazioni internazionali hanno messo da parte ogni divergenza e hanno rivolto un ultimatum condiviso ai ribelli greci. “Se la norma sarà approvata – si legge nella lettera inviata a metà aprile e firmata dai segretari generali delle due federazioni, Jerome Valcke e Gianni Infantino – non avremo altra scelta che sottoporre il caso all’attenzione degli organismi di Fifa e Uefa perché assumano sanzioni immediate, compresa la sospensione della Federazione calcio ellenica (Epo)”.

Atene resiste
Il voto in Parlamento è previsto per questa settimana, e al momento l’esecutivo di Atene non sembra avere alcuna intenzione di fare marcia indietro,motivando il tutto con la volontà di porre un freno alla “emergenza violenza”.
Solo nell’ultimo anno il campionato di calcio greco è stato fermato tre volte per incidenti. Le prime due risalgono allo scorso autunno: a settembre, in seguito all’uccisione di un tifoso dell’Ethinikos Piraeus in una gara di terza divisione, e poi a novembre, quando un arbitro era stato assalito e picchiato in strada da due uomini non identificati.
L’ultimo e più grave episodio risale però alla fine di febbraio, quando il derby ateniese tra Panathinaikos e Olympiakos (soprannominato “Derby dei nemici eterni”) si era trasformato in uno scontro aperto tra i supporter delle due squadre, con tanto di lancio di razzi, invasione di campo e guerriglia finale tra ultras e forze dell’ordine. In quell’occasione il primo ministro Tsipras aveva deciso la sospensione del campionato “a tempo indeterminato” (poi durata solo un paio di settimane) e l’assunzione di nuove misure per fare fronte al fenomeno in maniera risolutiva.
Proprio per dar seguito a quell’impegno, il vice ministro dello sport StavrosKontonis ha rigettato l’ultimatum di Platini e Blatter, ribadendo l’intenzione di approvare il nuovo testo di legge.
“Riteniamo che il disegno di legge restituisca allo Stato i poteri per fronteggiare lo tsunami di violenza nello sport. Il governo e il parlamento sono i soli organismi legittimati dal mandato del popolo greco”, ha detto Kontonis.

L’eccezione greca
Va detto che il conflitto tra la Grecia e istituzioni sportive internazionali non nasce col governo Tsipras. Già alla fine del 2005 la “ingerenza” del governo di Atene nell’ambito della giustizia sportiva nazionale fu all’origine di uno scontro diplomatico con Uefa e Fifa, che invitarono l’esecutivo allora guidato da Kostas Karamanlis a garantire per legge l’autonomia degli organismi sportivi, in linea con quanto avviene in gran parte degli altri paesi. 
Anche allora ad Atene fu inviato un ultimatum, con cui si chiedeva la revisione della legge sportiva in modo tale da renderla conforme ai regolamenti di Fifa e Uefa. A fronte dell’inerzia del governo greco, nel luglio dell’anno successivo il comitato di urgenza della Fifa annunciò la sospensione della Federcalcio ellenica da tutte le competizioni internazionali, comprese quelle per club.
Solo a quel punto il governo della Nuova Democraziasi arrese e si decise ad approvare un emendamento alla legge sullo sport in cui si sanciva che “soltanto per il calcio, e per tutto ciò che attiene al funzionamento e all’organizzazione di questo sport, la Federazione calcistica ellenica e i suoi membri sono autogovernati dalla Epo e dai suoi organi, conformemente ai regolamenti emanati dalla Uefa e della Fifa”.

Esito scontato?
Fino ad ora lo scontro istituzionale tra il governo di Atene e le federazioni calcistiche internazionali sta avendo un’evoluzione simile a quella del 2006. Ma non è detto che sia identico anche l’epilogo.
Tsipras e i suoi promettono battaglia. “Ifatti dimostrano che i controlli Uefa e Fifa sono stati un fallimento – ha ribadito di recente il viceministro Kontonis - Mi pare che più che salvare lo sport puntino a destabilizzare l’ordine costituzionale nel nostro paese. Non faremo passi indietro e non cambieremo certo la legge per loro”.
Un’altra ipotesi, che nelle ultime ore sta acquistando consistenza, è che si arrivi a un compromesso.A far ben sperare è stato un recente incontro tenuto ad Atene tra i rappresentanti del governo locale e l’inviato della Uefa Infantino, al termine del quale entrambe le parti hanno espresso ottimismo.
Per sapere come andrà a finire non resta che attendere il voto in Parlamento.

@carlomariamiele

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