La scuola per 007 e le nuove guerre dell'Europa

Droni di ultima generazione, elicotteri d’attacco, squadre di risposta cibernetica. In attesa dell'esercito comune, la Ue si prepara alle nuove guerre non convenzionali lanciando 17 progetti. Ma la Joint EU Intelligence School a guida greco-cipriota genera inquietudini 

Parcheggio numerato '007' nella parte nord del complesso della Federal Intelligence Agency (BND) a Berlino. REUTERS / Soeren Stache / Pool
Parcheggio numerato '007' nella parte nord del complesso della Federal Intelligence Agency (BND) a Berlino. REUTERS / Soeren Stache / Pool

Bruxelles - Una scuola europea per l'addestramento degli 007 e per lo sviluppo di nuova tecnologia, inclusi i droni, per quello che un giorno potrebbe diventare un esercito comune europeo. L’Unione Europea si prepara a combattere le nuove guerre non convenzionali e lo fa con 17 progetti militari da avviare nel quadro della cooperazione rafforzata sulla difesa comune (Pesco), lanciata poco meno di un anno fa, che si vanno ad aggiungere ai 17 già in corso.

Da una nuova generazione di droni per monitorare terra e mare guidata dalla Germania, al miglioramento dell’elicottero d’attacco europeo Tiger Mk 3, sotto l’egida di Berlino, Parigi e Madrid. E poi, ancora, un veicolo corazzato Ue da combattimento di fanteria, squadre di risposta cibernetica e un dirigibile ad alta atmosfera per la raccolta di informazioni, a firma italiana. Sono progetti siglati dai 25 ministri degli Esteri e della Difesa Ue coinvolti nella Pesco, per rafforzare la formazione e lo sviluppo delle capacità, la prontezza operativa a terra, in mare e in aria, nonché la difesa cibernetica e la raccolta di informazioni.

A scuola di spie, tra Grecia e Cipro

La Joint EU Intelligence School sarà però guidata – hanno subito fatto notare i critici - da due degli Stati membri più favorevoli alla Russia, la Grecia e Cipro, creando agitazione anche ad Ankara che, in quella parte del Mediterraneo, è protagonista di un conflitto strategico con Atene e Nicosia. La scuola per i futuri 007 europei dovrebbe infatti sorgere in Grecia, proprio nel triangolo dove le spie continuano ad avere un ruolo essenziale.

Ad addestrarsi insieme sarebbero le intelligence di 25 Paesi europei, fuori dal club invece Danimarca e Malta, che non partecipano alla Pesco, e il Regno Unito alle prese con il divorzio da Bruxelles. La scuola, in collaborazione con la Nato, offrirà “istruzione e training nelle discipline di intelligence ed altri campi specifici, per il personale dei servizi degli Stati membri», spiegano i ministri Ue. Se dall’ambasciata greca a Bruxelles però non si sbottonano - «il progetto è ancora nelle sue fasi iniziali», spiegano - da altre parti giungono già perplessità e critiche.

«Una scuola di intelligence europea è concepibile come mezzo con cui i servizi di intelligence nazionali possono apprendere le migliori pratiche l'una dall'altra. Ma non potrà mai esserci un servizio di intelligence europeo integrato a causa dei segreti di Stato nazionali», spiega l’eurodeputato francese Jean-Luc Schaffhauser, membro della Sottocommissione per la sicurezza e la difesa dell’Eurocamera e dell'alleanza francese Rassemblement bleu Marine.

Anche Londra, ben prima della Brexit, aveva posto il veto all'idea di una collaborazione più stretta dell'intelligence europea, vista da Whitehall come un potenziale concorrente della cosiddetta alleanza Five Eyes, patto di intelligence postbellico tra lo stesso Regno Unito, gli Stati Uniti, l'Australia, la Nuova Zelanda e il Canada.

Prevenzione verso un esercito comune? Berlino si candida

«Con i ministri abbiamo approvato 17 nuovi progetti comuni in materia di difesa: dai droni a una scuola europea dell’intelligence, dalla cyber-sicurezza all’aerospazio. E poi abbiamo deciso di rafforzare anche la dimensione civile delle nostre missioni internazionali, che già oggi è un motivo d’orgoglio per noi europei – dal Mali all’Ucraina, dall’Iraq alla Somalia -. Vogliamo aumentare ancora la nostra capacità di azione in ambito civile, con nuove competenze e tempi di intervento più rapidi», ha commentato l’Alta rappresentante dell’Ue, Federica Mogherini.

E, come già avvenuto per la proposta di un esercito comune europeo, anche questa volta Berlino si candida ad avanguardia, proponendosi come sede del futuro Centro europeo per la prevenzione delle crisi.

«L'Europa sta davvero progredendo in questi mesi nella costruzione di una difesa comune», hanno detto ai giornalisti i ministri degli Esteri e della Difesa della Germania, Heiko Maas e Ursula von den Leyen. «Vogliamo che la prevenzione delle crisi civili sia una parte importante della nostra difesa», hanno spiegato i due, evidenziando che «la combinazione del lato civile e del lato militare nella politica di sicurezza ed estera dell'Ue sono un punto di forza».

Se l’esercito comune, per ora, sembra ancora lontano, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, non ha dimenticato di avvertire: «Sono stato chiaro sul fatto che gli sforzi europei non devono competere con la Nato o duplicarla, perché la Nato resta la base della sicurezza europea».

@raelisewin

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