Cosa c'entra la NATO con gli incendi nei Balcani?

L'Italia brucia e i tanti “nerone” che appiccano gli incendi restano, spesso, invisibili all'occhio della legge; al contrario, la difficoltà incontrata dalle autorità nel spegnere vasti roghi che minacciano gli abitati è palese e sotto gli occhi di tutti. Incendi che devastano il Bel Paese ma non solo: anche altre località d'Europa sono o sono state segnate da violenti roghi negli ultimi mesi; tuttavia, in alcuni casi le fiamme possono andare oltre, diventando anche un elemento, chiave, della geopolitica.

Un aereo antincendio croato getta acqua su una foresta in fiamme nella penisola di Lustica vicino Tivat in Montenegro. REUTERS/Stevo Vasiljevic
Un aereo antincendio croato getta acqua su una foresta in fiamme nella penisola di Lustica vicino Tivat in Montenegro. REUTERS/Stevo Vasiljevic

Il 17 luglio scorso, ad esempio, l' Euro-Atlantic Disaster Response Coordination Centre (EADRCC) della NATO ha ricevuto richiesta di assistenza da Podgorica perché gli incendi divampati sulla penisola di Luštica sembrano essere ormai incontrollabili. Richiesta subito presa in carico:

La situazione continua ad essere critica – si legge nel rapporto del 19 luglio 2017 pubblicato sul portale dell'Alleanza – e il fronte del fuoco si estende rapidamente a causa delle condizioni avverse del vento. Più di cinque villaggi sono stati distrutti e centinaia di persone sono minacciate. Cinquanta case e molte strutture turistiche con circa cinquecento persone, inclusi cittadini stranieri, sono minacciati dall'avanzamento delle fiamme. Tutte le risorse locali e nazionali disponibili, così come i volontari sono stati mobilitati ma non sono in grado di tenere sotto controllo il fuoco”.

Secondo la nota sarebbero già andati distrutti 10 ettari di foresta e 20 di aree abitate; un eco-dramma, certo, ma cosa c'entra la NATO?

C'entra, perché già dalle prime ore dopo la richiesta di aiuto di Podgorica, dall'Ucraina è arrivato un aereo anti-incendio, seguito nelle ore successive da un elicottero bulgaro, uno svizzero e da due AT-802 israeliani atterrati il 20 luglio. Una flottiglia aerea di piccoli mezzi inviata a fronteggiare un'emergenza che, se rapportata a quella italiana, appare come qualcosa di molto contenuto: il 18 luglio, mentre EADRCC organizza i soccorsi, in Italia 200 ettari della pineta di Castel Fusano vanno in fumo, aggiungendosi così ai 26 mila già distrutti dai roghi nelle ultime settimane. Ora, a meno che i dati della nota non siano errati, perché la NATO dovrebbe impegnare uomini e mezzi per 10ha di bosco e 20ha di abitato avvolti dalle fiamme?

Il 28 aprile scorso, il Parlamento del Montenegro ha ratificato il trattato di adesione alla NATO, inseguito ad un processo di avvicinamento durato 11 anni. Ma essere membro dell'Alleanza Atlantica non è facile per la piccola repubblica balcanica, sia per motivi storici, sia per opportunità politica. Dopo la dissoluzione della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia, i montenegrini scelgono con un referendum di far parte della Repubblica Federale di Jugoslavia (1992) che, nel 2003, assume il nome di Serbia-Montenegro. Va da sé che le ferite dei bombardamenti di Allied Force (1999) sono ancora oggi fresche, così come “fresca” è l'indipendenza che la Repubblica ha ottenuto dalla Serbia solo nel 2006, appena dieci anni fa lasso di tempo troppo breve per una giovanissima nazione in cerca di stabilità e di credibilità internazionale.

Certo, essere parte di una grande alleanza dà forza e prestigio al Governo di Duško Marković, seppure non senza un prezzo da pagare: la scelta, infatti, danneggia i rapporti di partnerariato economico con la Russia di Vladimir Putin e con la vicina Serbia (primo destinatario export Montenegro) il cui Premier Aleksandar Vucic, lo scorso marzo, così si è espresso sulla NATO:

La Serbia non chiederà mai di far parte di una alleanza che ha distrutto il nostro Paese e ha ucciso i nostri bambini, ne' farà parte di una qualche altra alleanza”.

Quanto all'Alleanza e al suo allargamento ad est, il Montenegro gioca un ruolo fondamentale poiché il paese ha una posizione ponte fra due aree, quella del Mediterraneo orientale e il cuore dell'Europa balcanica.

Repetita iuvant: 30 ettari totali sono niente rispetto ai danni che il fuoco ha provocato in Italia e la richiesta di soccorso per un'emergenza, in fondo, contenuta, mostra che Podgorica non ha, al momento, i mezzi e le risorse per essere incisiva in ambito sicurezza nazionale ed internazionale. La sua funzione, semmai, potrà essere quella di supporto alle attività delle altre nazioni della NATO nelle missioni di Air Policing, come la recente Bulgarian Horse che, dagli inizi di luglio, vede l'Aeronautica Militare italiana impegnata coi MiG bulgari nel preservare lo spazio aereo dei confini più orientali dell'Alleanza.

L'intervento anti-incendio, dunque, assume anche un valore diplomatico e politico: i “grandi” della coalizione nata nell'agosto del 1949, mostrano al giovane, piccolo, ultimo arrivato che può contare, in ogni momento, sul sostegno dei paesi alleati sia per spegnere le fiamme, sia per placare eventuali fiammate di nazionalismo anti occidentale.

@marco_petrelli 

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