Se la Scozia votasse oggi per l’indipendenza, cosa sceglierebbe?

Le elezioni generali hanno portato molte soprese in Gran Bretagna. Pochissimi avevano considerato la possibilità di un governo conservatore, la maggior parte già anticipava una nuova coalizione e molti avevano addirittura detto che un governo stabile sarebbe stato impossibile, prevedendo un secondo round d’elezioni prima della fine dell’anno. In Scozia le elezioni hanno formalizzato l’ascesa dei nazionalisti. In seguito all’esito negativo del referendum per l’indipendenza della Scozia avuto luogo lo scorso settembre, sembrava che il sostegno al Partito Nazionale Scozzese (SNP) sarebbe calato. L’SNP ha invece vinto 56 dei 59 seggi in Scozia, un miglioramento formidabile rispetto ai 6 ottenuti nel 2010. Ora il partito è il terzo per numero di parlamentari, dopo i conservatori e i laburisti, e sarà a guida di due commissioni parlamentari, di cui una riguardante gli affari scozzesi.

Glasgow, United Kingdom - A Scottish National Party election poster featuring leader Nicola Sturgeon is papered over in the Govan area of Glasgow in Scotland, Britain May 4, 2015. Britain will go to the polls in a national election on May 7. REUTERS/Cathal McNaughton

Che cosa significa questo per la Scozia?

Essenzialmente, il risultato delle elezioni rinforza l’opinione che vede la Scozia fondamentalmente diversa dal resto del Regno Unito. L’identità politica scozzese è stata tradizionalmente più vicina alla sinistra rispetto all’orientamento politico nel resto del paese. Ad esempio, la maggior parte degli scozzesi vorrebbe dare priorità a politiche che tutelino l’ambiente e che mantengano un forte welfare state. La maggioranza degli scozzesi ha generalmente votato i laburisti ma oggi il partito non è più ritenuto in grado di rappresentare i valori scozzesi. Non è poi così sorprendente quindi che gli scozzesi abbiano optato per l’SNP, il quale, nonostante porti avanti delle politiche simili a quelle dei laburisti (come l’abolizione della tassa sulle stanze degli ospiti e la riduzione dei tagli alla spesa pubblica), è decisamente più radicale.

La Scozia si è quindi spostata ancora più a sinistra, mentre il resto del Regno Unito ha votato per un nuovo governo conservatore (i conservatori hanno ottenuto un solo seggio in Scozia), dando a Cameron la maggioranza assoluta in parlamento. Il referendum dello scorso settembre era stato in gran parte reso possibile dalla frustrazione degli scozzesi di essere governati da un partito che non li rappresenta. Durante la campagna elettorale Sturgeon è stata accorta nel ribadire che l’indipendenza scozzese non aveva nulla a che vedere con l’esito delle elezioni. Chiaramente si trattava di una strategia politica con lo scopo di non spaventare gli scozzesi che non vogliono l’indipendenza.

Tuttavia ottenere l’indipendenza per la Scozia è l’obiettivo principale per cui l’SNP esiste. Infatti, negli ultimi giorni Sturgeon ha messo in chiaro che il suo partito non può imporre un nuovo referendum agli scozzesi contro la loro volontà, ma il governo non può opporsi a un altro referendum se questo è ciò che la popolazione scozzese vuole. Per il momento la possibilità di un nuovo referendum non è stata discussa ma Sturgeon ha dichiarato che qualora la situazione politica cambiasse, la questione tornerebbe al tavole delle discussioni. Ad esempio, la Scozia è contraria all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ed è probabile che se il prossimo referendum sull’uscita o meno del Regno Unito dall’Unione Europea avrà un risultato a favore dell’uscita la Scozia preferirà lasciare il Regno Unito piuttosto che l’unione Europea. Si potrebbe addirittura speculare che se gli scozzesi potessero votare oggi per l’indipendenza, il Regno Unito cesserebbe d’esistere. In ogni caso, fino ad ora vi sono due cose certe: il paese è più diviso che mai e mantenere l’unione sarà uno dei compiti più difficili che il nuovo governo dovrà affrontare.

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