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Slovacchia, bambini rom discriminati a scuola

Se la discriminazione passa anche per le scuole elementari in Slovacchia. In un recente  rapporto Amnesty International e l’European Roma Rights Cente (ERRC) denunciano la segregazione alla quale vengono sottoposti i minori rom nelle scuole del paese, privandoli di un livello di istruzione adeguata, condannandoli a condizioni di vita in povertà e di esclusione.

Un bambino in una classe di scuola elementare a Bratislava in Slovacchia. REUTERS/Radovan Stoklasa

Al grido di “troppi bambini rom” anche i genitori slovacchi o comunque non rom rimuovono spesso i figli dalle scuole e ciò contribuisce alla segregazione. Le autorità slovacche non hanno pensato alcun piano o politica per affrontare il fenomeno che è stato denominato “white flight”.

Ma la discriminazione a dire il vero, inizia in alcuni casi anche prima delle elementari: i bambini rom vengono indicati come non pronti ad affrontare la scuola e vengono indirizzati a classi preparatorie di “grado zero”.  Amnesty International e l’European Roma Rights Centre (ERRC) con questa indagine chiedono alla Commissione Europea di far pressione sulla Slovacchia affinché riporti le sue politiche in linea con la legislazione europea  sulla discriminazione razziale attraverso un’opinione motivata contro la Slovacchia , che rappresenta il passo finale prima di adire alla Corte di Giustizia Ue.

I bambini rom tra segregazione e mancanza di prospettive 

Le riforme e la minaccia di sanzioni dall’Ue per infrangimento della legislazione europea sono riuscite a fare molto poco per interrompere la pratica ormai diventata assodata di classi o addirittura scuole separate per i bambini rom in Slovacchia , che a volte vengono persino mandati in scuole speciali per disabilità mentali, si legge nel rapporto. "Dopo quasi due anni da quando la Commissione Ue ha avviato la procedura di infrazione contro la Slovacchia per discriminazione e segregazione nelle  scuole, i bambini rom rimangono intrappolati in un circolo vizioso di povertà, esclusione e disperazione" ha affermato Dorde Jovanovic Presidente dell’ERRC.

Tutto ciò, oltre ad essere estremamente vergognoso e a riportarci a tempi e memorie che purtroppo si stanno riaffacciando, in Europa e a livello globale, ha un fortissimo impatto sulle limitate opportunità lavorative che si presenteranno poi ai ragazzi rom dopo il percorso scolastico con curriculum estremamente ridotti: la qualità delle scuole speciali è talmente limitata che pochissimi ne escono preparati in modo da continuare la scuola oltre i sedici anni e anche i pochi che ce la fanno hanno davanti a se ben poche opportunità se non quella di frequentare scuole vocazionali con poche prospettive future.

In una delle scuole vocazionali secondarie che hanno costituito oggetto di investigazione per la stesura del rapporto, che è sotto la guida di una industria manifatturiera , viene affidato ai ragazzi il solo compito di assemblare prese elettriche che poi l’azienda venderà. Alle ragazze a scuola invece vengono impartite esclusivamente lezioni  del progetto nazionale “Practical Woman” che prevede di formare le ragazze rom come perfette donne di casa con corsi di cucina e di lavori casalinghi.

Anche tra gli insegnanti dedicati all’istruzione dei bambini  e giovani rom si annidano profondi pregiudizi verso gli studenti e che spesso denominano le proprie classi “piccoli zoo”.

La ricerca ha inoltre verificato che dozzine di diagnosi di problemi mentali attribuite ai bambini rom per assegnarli a scuole specializzate sono errate : in uno dei luoghi presi in esame un terzo dei bambini rom è risultato affetto da disabilità mentali. Agli studenti delle scuole speciali non è permesso portare i libri di testo a casa e non gli viene affidato alcun compito da svolgere e parlano lo slovacco solo come seconda lingua così rimangono esclusi dalla società slovacca. Alcuni addirittura finiscono tutto il percorso scolastico senza saper ancora né leggere, né scrivere e né parlare  slovacco.

@IreneGiuntella

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