La Slovacchia in piazza per Kuciak chiede la verità anche sul Paese

È stata una marcia muta, quella di ieri a Bratislava per Jan Kuciak e Martina Kusnirova. Ma il delitto ha risvegliato la Slovacchia da un sogno di benessere e tranquillità, ponendo molti interrogativi. Che aspettano risposte da polizia e magistrati, ma soprattutto dal premier Fico

Manifestazione per l'omicidio del giornalista investigativo slovacco Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova a Bratislava, in Slovacchia, il 28 febbraio 2018. REUTERS / Radovan Stoklasa
Manifestazione per l'omicidio del giornalista investigativo slovacco Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova a Bratislava, in Slovacchia, il 28 febbraio 2018. REUTERS / Radovan Stoklasa

Si è tenuta ieri a Bratislava la marcia per il giornalista investigativo Jan Kuciak e Martina Kusnirova, la sua fidanzata, assassinati qualche giorno fa. Avevano ventisette anni.

È stata una manifestazione muta, quella tenutasi nella capitale slovacca. I partecipanti, circa venticinquemila si stima, hanno percorso le sue strade in silenzio. Solo il rumore dei loro passi. “Via la mafia dal mio Paese”, “Attacco contro i giornalisti = attacco contro tutti noi”, “L’indifferenza rende complici” alcuni degli striscioni e dei cartelli esibiti.

A rompere il silenzio sono stati soltanto gli interventi di alcuni giornalisti sulla Námestie Slobody (Piazza della Libertà), dove la gente si è assembrata per chiudere la marcia, alla quale si è unito anche il presidente della repubblica Andrej Kiska.

Oltre a Bratislava, ieri vera e propria capitale mondiale della libertà di stampa, si sono tenute manifestazioni o picchetti in altre città slovacche e persino all’estero. A Parigi, Praga, Madrid, L’Aja, Berna, Zurigo, Hong Kong. Non in Italia. Gli organizzatori hanno detto a quella di ieri seguiranno nelle prossime settimane altre iniziative.

L’altra notizia di ieri è stato l’arresto di altri quattro cittadini italiani, dopo i tre già effettuati, compreso quello di Antonino Vadala, l’uomo chiave dell’inchiesta di Kuciak sulla possibile penetrazione della ‘ndrangheta nel sistema politico-economico slovacco. Scaduto il tempo per la convalida dei fermi, i sette sono però stati poi rilasciati. Le autorità inquirenti non hanno fin qui fornito dettagli in merito alla scarcerazione.

Vadala in breve: problemi giudiziari in Italia - copertura di un latitante -, fuga in Slovacchia, nuova vita da imprenditore, sostenitore di Smer, il partito socialdemocratico al governo, ex socio di Maria Troskova, una collaboratrice del primo ministro Robert Fico. La Troskova si è dimessa subito dopo la pubblicazione dell’inchiesta di Kouciak, avvenuta il 28 febbraio. Anche se questa non è del tutto completa: il cronista non aveva finito di scriverla.

Per la comunità giornalistica e l’opinione pubblica slovacche l’omicidio di Kuciak, per il quale si invocano verità e giustizia, è stato come una scossa elettrica. Da un lato, ha causato dolore e stordimento. Dall’altro, ha provocato un risveglio. Ci si era assuefatti all’idea che la Slovacchia fosse un Paese tranquillo, efficiente, economicamente solido, tutto sommato ben amministrato. La morte di questo ragazzo ha sollevato un interrogativo angoscioso. Com’è stato possibile che gruppi mafiosi italiani si siano infiltrati in Slovacchia, arrivando a coltivare rapporti stretti con il potere e accaparrandosi fondi europei, come l’inchiesta di Jan Kuciak tenderebbe a svelare?

È necessaria una certa cautela prima di arrivare alla conclusione che Vadala e gli altri siano organici alla ‘ndrangheta e in simbiosi con l’attuale potere. Sarà la magistratura slovacca a fare chiarezza, si spera, verificando il ruolo degli arrestati, compresa l’eventuale responsabilità nell’omicidio. Anche su questo punto è bene non correre. La ‘ndrangheta solitamente non ammazza in questo modo, hanno spiegato diversi esperti, compreso Roberto Saviano. Ciò non toglie che possa averlo fatto, oppure ordinato.

Al di là di tutto, resta la notizia shock: è morto un giornalista di soli ventisette anni, autore di una inchiesta che parlava di soldi, di malavita e di potere. Indipendentemente da chi sia stato a ucciderlo, pretendere verità è il minimo che giornalisti e società civile possano fare. E corrisponde anche alla volontà di sapere se il Paese, sotto la bella cartolina della storia europea di successo, dell’economia che va e del più alto rapporto di auto prodotte pro-capite al mondo - la Slovacchia è un grandissimo laboratorio dell’automotive-, non sia in realtà ancora ostaggio del modo di fare degli anni ’90. Gli annidel premier Vladimir Meciar, quando l’arroganza del potere sconfinava nell’autocrazia, la corruzione era tanta e la criminalità aveva le sue vaste praterie da pascolare.

Rabbia, sospetti e richiesta di giustizia si incanalano inevitabilmente sul primo ministro Robert Fico, di cui qualcuno, dopo la marcia di ieri, ha invocato le dimissioni scandendo tale richiesta davanti al palazzo del governo. Fico guida il Paese dal 2006, con la sola interruzione del 2010-2012, quando cedette momentaneamente il comando a una coalizione di centrodestra. Con i giornalisti ha sempre avuto rapporti contrastati. Nel 2016 li definì «sporche prostitute anti-slovacche», per via della pubblicazione di un’inchiesta sull’uso disinvolto di fondi pubblici nella sua amministrazione. Lo ha ricordato il segretario generale di Reporter senza frontiere (Rsf), Christophe Deloire, che proprio ieri mattina è stato ricevuto da Fico.

La delegazione di Rsf ha chiesto al primo ministro slovacco spiegazioni sul fatto che Kuciak, nei mesi scorsi, aveva richiesto protezione per le minacce subite dopo la pubblicazione di un’inchiesta sui rapporti tra lobby immobiliare e politica. Ha inoltre espresso il timore, raccolto tra i giornalisti slovacchi, che polizia e magistratura possano condurre indagini non imparziali. Nei loro confronti la fiducia non è massima. Si ritiene che certe cose, soprattutto se toccano i gangli del potere, vengano troppo spesso insabbiate.

Insieme a Fico, sulla graticola c’è il suo storico ministro degli interni Robert Kalinak. I due hanno fondato insieme lo Smer. Kalinak è finito nell’occhio del ciclone per i suoi legami con un discusso imprenditore con cui è stato in affari, Ladislav Basternak, già accusato di evasione fiscale per l’acquisto di alcuni appartamenti del Five Star Residence, complesso di lusso a Bratislava. A quanto pare Kalinak, si apprende da una ricerca in rete, vive proprio in questo complesso. Sugli strani giri di denaro intorno a esso aveva scritto diverse volte proprio Jan Kuciak, rimasto inascoltato quando aveva invocato protezione. La posizione di Kalinak, si capisce, non è delle più semplici.

Non sembra tranquilla nemmeno quella di Fico, che deve assolutamente mostrare risultati sul caso Kuciak al più presto e, forse, pure spiegare perché ha assunto Maria Troskova, l’ex socia in affari di Vadala. Qualcuno azzarda persino la crisi di governo. Non è detto che possa scattare, ma anche questa è una delle tante possibili conseguenze che l’omicidio Kuciak ha messo in moto.

@mat_tacconi

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

banner fest sidebarbanner fest unicredit

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA
GUALA