L'inchiesta lasciata aperta da Jan Kuciak sulle 'ndrine di Bratislava

Jan Kuciak era un giornalista investigativo. Stava lavorando a un’inchiesta sul trasferimento di fondi Ue a cittadini italiani potenzialmente affiliati alla 'ndrangheta. E ai loro possibili legami con il potere politico slovacco. È stato ucciso a casa, con la sua fidanzata. Avevano 27 anni

Le prime pagine dei giornali slovacchi sull’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova. REUTERS / Radovan Stoklasa
Le prime pagine dei giornali slovacchi sull’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova. REUTERS / Radovan Stoklasa

La morte del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova ha scioccato l’intera Slovacchia. Mai, infatti, nel Paese centro-europeo era accaduto che un cronista fosse assassinato. Minacce sì, querele figurarsi, conflitti tra potere e stampa idem. Ma un omicidio no, mai. 

Jan Kuciak e Martina Kusnirova - lui colpito all’addome, lei alla testa - sono stati freddati nella loro casa di Velka Maca, sessanta chilometri a ovest di Bratislava. Lì avevano deciso di vivere. Stavano progettando il matrimonio, riporta Sme, quotidiano di Bratislava. Entrambi avevano ventisette anni. A lasciare sgomenti è anche questo: la giovane età, una vita davanti spezzata così brutalmente. 

Chi ha ammazzato Jan Kuciak? È possibile, e lo ha detto il capo della polizia slovacca Tibor Gaspar, che l’omicidio sia legato alla professione di Kuciak, alle inchieste scomode da lui condotte. Se così fosse, si possono riportare gli ultimi lavori di Kuciak, realizzati con The Organized Crime and Corruption Reporting Project (Occrp), in collaborazione con il centro italiano di giornalismo d’inchiesta Irpi e il ceco Ccij.

Senza - beninteso - che ciò debba corrispondere a un sospetto forte, men che meno a una prova.

L’ultima inchiesta pubblicata riguardava uno sospetta frode fiscale legata al Five Star Residence, lussuoso complesso abitativo a Bratislava. Il costruttore - si legge su The Guardian - è Ladislav Basternak, ritenuto vicino al ministro degli Interni Robert Kalinak, numero due dello Smer, il partito socialdemocratico del premier Robert Fico. Sul tema, Kuciak aveva prodotto diversi articoli. E ricevuto una minaccia: quella dell’imprenditore Marian Kocner, già indagato dalle autorità per evasione (caso poi chiuso). Aveva detto che avrebbe rivelato “ogni cosa sporca” che avrebbe trovato sul conto di Kuciak e della sua famiglia.

Il cronista stava lavorando a una nuova inchiesta, una storia molto più grossa a quanto pare: il possibile assorbimento di fondi strutturali europei, in Slovacchia, da parte di cittadini italiani potenzialmente affiliati alla ‘ndrangheta. Il suo pezzo non era stato ancora pubblicato. Da ieri sera è disponibile su aktuality.sk e sui siti di altre testate slovacche, tra cui Sme e Dennik.

La storia ruota molto intorno alla figura di Antonino Vadala, imprenditore italiano attivo in vari settori, con base nell’est della Slovacchia. Kuciak riferisce che l’uomo, originario di Bova Marina, ebbe problemi giudiziari in Italia. Nei suoi confronti fu spiccato anche un mandato di cattura, si legge nella ricostruzione dell’inchiesta di Kuciak. Ma Vadala si spostò in Slovacchia. Restò un uomo libero. Si diede al business nell’agricoltura, nell’immobiliare e nell’energetico, a quanto pare con ottimi risultati. Non è il solo imprenditore italiano con presunti legami con la ‘ndrangheta a operare in Slovacchia. Kuciak fa i nomi di altri uomini d’affari, segnala che le loro aziende hanno ottenuto fondi strutturali europei e riporta di alcune vertenze con la giustizia slovacca.

In questa storia non manca il fattore politica. L’articolo si concentra sulla carriera lampo in politica di Maria Troskova, una ex modella. Troskova fondò una società con Vadala nel 2011. Dopo un anno andò a lavorare per Viliam Jasan, ex senatore del partito del premier Robert Fico, attualmente segretario del Dipartimento per la gestione delle crisi e della sicurezza, un organo del governo. Un po’ di tempo fa il grande salto: assunta nell’ufficio dello stesso premier, per il cui partito Antonino Vadala ha più volte mostrato una certa predilezione, manifestandola sui social network.

È troppo poco, ovviamente, per dimostrare che Maria Troskova è il tramite tra “gli italiani” e l’attuale governo. Non si hanno elementi sufficienti per affermare che gli italiani sono affiliati alla ‘ndrangheta e che quest’ultima ha una così forte influenza anche in Slovacchia. In sostanza, è sconsigliabile, al momento, farsi venire la certezza che Kuciak sia stato ucciso per questa storia.

Eppure la “pista italiana” fa pensare. Molto. Pur senza trarre conclusioni, Tom Nicholson - un giornalista canadese che per anni ha vissuto a Bratislava e che aveva con Kuciak un rapporti di stima e amicizia - ha scritto su The Politico che “la criminalità slovacca non ha mai ucciso giornalisti [...] Mentre le gang mafiose italiane hanno mostrato di non provare rimorsi”. E ancora: “Un giornalista sa che il momento più pericoloso è quello che precede una pubblicazione, quando il soggetto della tua denuncia sa che stai lavorando su di lui e ha una finestra di tempo stretta per evitare che venga tirato in ballo per nome”.

Saranno a ogni modo le autorità a indagare sul caso e a portare a galla, eventualmente, la verità. Intanto, il governo ha messo una taglia da un milione di euro sugli assassini di Kuciak. Si mobilita anche la società civile. Venerdì a Bratislava ci sarà una manifestazione. Il motto sarà “Non vogliamo tornare agli anni ‘90”. Il riferimento, molto probabilmente, è al periodo in cui il Paese fu governato da Vladimir Meciar. Un’epoca torbida, caratterizzata da privatizzazioni opache, un po’ di sottobosco criminale, libertà di stampa limitata e qualche omicidio poco chiaro. Ma non ne furono vittime i giornalisti.

Kuciar è il primo cronista, nella storia recente del Paese, a essere assassinato. Jan Kuciar era un giornalista investigativo. Scriveva di rapporti poco trasparenti tra finanza e politica. I suoi colleghi lo hanno descritto come uno che, con rigore e uso proprio delle fonti, voleva arrivare fino in fondo. L’ultima storia però è rimasta incompleta. “Manca la parte finale dell’articolo. L’autore non lo ha terminato”. Così riporta la nota in calce al pezzo di Kuciak, pubblicato postumo qualche ora fa.

@mat_tacconi

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