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Il premier sloveno rischia l'impeachment per proteggere un rifugiato

Ahmad Shamieh è un siriano di 45 anni. In Slovenia si è integrato bene e ha chiesto asilo politico. I giudici però hanno stabilito che va espulso. Due deputati gli hanno dato rifugio in parlamento, spalleggiati dal primo ministro Miro Cerar. Che ha scatenato così l’ira dell’opposizione

Il primo ministro sloveno Miro Cerar arriva al vertice UE a Bruxelles, in Belgio, il 19 ottobre 2017. REUTERS / Eric Vidal
Il primo ministro sloveno Miro Cerar arriva al vertice UE a Bruxelles, in Belgio, il 19 ottobre 2017. REUTERS / Eric Vidal

Ahmad Shamieh è un siriano di 45 anni. Ha fatto richiesta d’asilo politico in Slovenia, dove si trova da quasi due anni. Ma la domanda non è stata accolta. Ahmad Shamieh dev’essere espulso, hanno stabilito i giudici nei mesi scorsi. E per l’esattezza va rispedito in Croazia, dov’era stato registrato a inizio 2016 il suo ingresso in territorio europeo. In Grecia infatti, dove Ahmad era passato dopo essere transitato per la Turchia e prima di spostarsi in Macedonia e Serbia, nessuno l’aveva fermato.

La sentenza rispetta la convenzione di Dublino. Nonostante Angela Merkel l’abbia fatta momentaneamente saltare nel 2015, accogliendo un milione di profughi e dando loro la possibilità di richiedere asilo politico in Germania anziché nel primo Paese europeo su cui avevano messo piede, perché questo prevede Dublino, i principi di quegli accordi restano validi.

Però il caso di Ahmad Shamieh non può ridursi alla sola burocrazia. Il dato reale, il vissuto quotidiano, anche questo pesa. Ahmad parla bene lo sloveno e ha dimostrato di volersi integrare nell’ex repubblica jugoslava. A Lubiana è ormai un personaggio. Lo conoscono tutti, o quasi. Cucina in un centro rifugiati – dove tra l’altro vive. Dà una mano agli altri migranti come interprete. E taglia anche barba e capelli, a chi è venuto da lontano come alla gente del posto, pur se il suo lavoro in Siria era un altro. Ma questo lo vedremo dopo. La notizia che va data, adesso, è che Ahmad Shamieh è diventato il caso politico di questi giorni in Slovenia. Due deputati, uno del Partito socialdemocratico (socio minore del governo), un altro di Levica, partito della sinistra, hanno preso a cuore il caso di quest’uomo siriano. Per non farlo deportare, gli hanno dato rifugio all’interno dell’edificio che ospita il Parlamento. Lì al momento il signor Shamieh è alloggiato. La polizia, ovviamente, non può entrarvi liberamente.

Il primo ministro centrista Miro Cerar, chiamato a esprimersi sulla questione, ha spiegato che la sua intenzione è far sì che Ahmad trovi il suo posto nella società slovena e che ottenga il diritto di residenza sulla base della volontà da lui dimostrata di volersi integrare in Slovenia.

Janez Jansa, leader del Partito democratico, di centrodestra, ha scatenato l’offensiva su Cerar. Ha detto che il capo del governo vuole rovesciare la decisione dei giudici, e ciò instaura una situazione di conflitto tra i poteri. Il 15 novembre, proprio in virtù di questo ragionamento, Jansa, già premier, nonché ministro della difesa nei giorni dell’indipendenza del ’91, ha giocato la carta della messa in stato d’accusa. Il prossimo mese si potrebbe votare. Al momento non si capisce come Jansa, che nel 2013 è stato condannato in via definitiva per corruzione, possa prevalere. Difficilmente riuscirà a raccogliere i due terzi dei voti dei deputati necessari a far cadere Cerar, riferisce The Guardian. A ogni modo, lo scontro è molto acceso. E Ahmad Shamieh non ne ha retto il peso. Ha avuto una crisi nervosa, ed è stato ricoverato.

In Siria la vita di Ahmad Shamieh era una buona vita. Aveva un’officina meccanica a Darayya, un centro di medie dimensioni alle porte di Damasco, e dopo tanti anni di duro lavoro e sacrifici s’era comprato una casa. Aveva intenzione di abbassare un po’ il ritmo, passare più tempo con la famiglia. Ma la guerra ha brutalmente spazzato via ogni suo progetto. Ahmad non ha preso parte alle proteste contro il regime di Assad, e non si è schierato con nessuno quando ci si è iniziati a sparare addosso. Ha solo pensato che lui e la sua famiglia se ne dovessero andare da quell’inferno.

Nell’autunno del 2015 ha visto le immagini della cancelliera Angela Merkel che pronunciava il famoso “wir schaffan das”, ce la possiamo fare, e tutta quella gente che alla stazione di Monaco di Baviera applaudiva i profughi. Così all’inizio del 2016 anche lui e i suoi cari, come centinaia di migliaia di altri siriani, si sono messi in viaggio con l’obiettivo di arrivare in Germania. Ahmad è giunto in Turchia e da lì si è spostato in Grecia. Dopodiché è giunto in Macedonia, spostandosi poi in Serbia. Poi, visto che la frontiera ungherese era stata chiusa dal governo di Viktor Orban alla fine del 2015, Ahmad è entrato in Croazia e successivamente in Slovenia. Ha varcato il confine tra quest’ultima e l’Austria con un gruppo di altri migranti, ma è stato rimandato indietro per ragioni non meglio precisate.

Le autorità slovene lo hanno mandato inizialmente a Postonja, dove c’è un grosso centro per rifugiati. Ahmad ha fatto domanda per ottenere asilo politico, perché comunque la sua intenzione era e ancora è quella di restare in Europa. Ha pensato che non avesse altra scelta se non quella di tentare di rimanere in Slovenia, e s’è dato da fare. Ha imparato la lingua rapidamente, ed è stato trasferito a Lubiana, in un centro per richiedenti. Nel frattempo sono emersi i problemi legali e burocratici sul suo caso. Ahmad è giunto in Slovenia in un periodo in cui, de facto, la rotta balcanica era un corridoio umanitario aperto. Ma, de iure, gli accordi di Dublino possono essere ritenuti validi anche in una circostanza simile. E così i giudici sloveni, alla fine, hanno optato per l’espulsione in Croazia: lì e solo lì, secondo Dublino, Ahmad dovrà richiedere l’asilo politico.

Il resto della storia è nota. C’è solo da aggiungere ciò che Ahmad Shamieh ha detto al quotidiano Delo, che gli ha dedicato un bel ritratto. “La mia anima è in Slovenia, il mio cuore è in Siria. La Slovenia è diventata la mia seconda patria. Voglio stare qui”.

@mat_tacconi

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