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La giustizia spagnola ha rilanciato gli indipendentisti

La carcerazione dei ministri riporta i catalani in piazza. Le grandi associazioni preparano un piano di azioni che culmineranno il 12 novembre in uno sciopero generale. E a un mese e mezzo dal voto, un sondaggio inquieta Madrid: il “sì” all’indipendenza non è mai stato così alto

Manifestanti a piazza Sant Jaume a Barcellons per chiedere la libertà di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart arrestati per mandato della Corte Suprema. Spagna, 2 novembre 2017. REUTERS / Juan Medina
Manifestanti a piazza Sant Jaume a Barcellons per chiedere la libertà di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart arrestati per mandato della Corte Suprema. Spagna, 2 novembre 2017. REUTERS / Juan Medina

Barcellona - Dopo alcune giornate di calma apparente, quasi immobile di fronte all’inizio dell’occupazione delle istituzioni catalane da parte di Madrid, l’indipendentismo è tornato a far sentire forte la propria voce, occupando nuovamente le piazze della Catalogna.

La decisione del giudice dell’Audiencia Nacional, Carmen Lamela, di condannare al carcere preventivo sette Consiglieri del deposto Governo catalano e l’ex vice presidente Oriol Junqueras ha fatto schiumare di rabbia il fronte indipendentista, aprendo molto probabilmente una frattura ancora più profonda all’interno della società civile catalana.

L’Audiencia Nacional ha riconosciuto gli imputati colpevoli dei reati di sedizione, ribellione e malversazione di fondi, giustificando l’adozione delle misure cautelari nei loro confronti con l’alto rischio di fuga e di distruzione delle prove.

Poco prima che il giudice Lamela decretasse l’ingresso in carcere per gli ex membri del Governo catalano, alcune centinaia di indipendentisti, radunati davanti alla sede della Generalitat, avevano già emesso la propria sentenza, consapevoli di quello che avrebbe stabilito la giustizia nel giro di poche ore: sono “prigionieri politici”. Un'accusa ribadita con forza nella serata di ieri, che ha visto migliaia di persone manifestare davanti alla sede del Parlamento catalano ed in vari comuni della regione per chiedere la liberazione dei neo-detenuti, ribadendo al tempo stesso di considerare quello di Carles Puigdemont come unico Governo legittimo della Catalogna.

Le principali associazioni indipendentiste catalane, Omnium Cultural e l’Assemblea Nazionale Catalana, stanno intanto approntando un piano di proteste mirate contro l’operato della giustizia spagnola. Nei prossimi giorni avranno luogo diverse manifestazioni, secondo quanto anticipato dalla stampa locale, che culmineranno in uno sciopero generale già convocato per il 12 novembre. Marcel Maurí ed Augustí Alcoberro, i due leaders ad interim dell’associazionismo indipendentista, hanno rivelato che quella del 12 novembre sarà “la più grande manifestazione mai tenuta”.

Carles Puigdemont rimane nel frattempo in Belgio insieme ai 4 ex Consiglieri che l’hanno accompagnato, ora minacciati dall'ordine di cattura internazionale spiccato nei loro confronti da Madrid. L’avvocato belga Paul Bekaert, contrattato dall’ex presidente catalano, ha definito l’Audiencia Nacional un eredità del franchismo, accusando apertamente la Spagna di fare un uso politico dei tribunali e della giustizia.

Le vicende giudiziarie vengono quindi, inevitabilmente, a mischiarsi con il fronte politico. Il PDeCAT ed Esquerra Republicana, l’asse portante del blocco indipendentista, hanno già confermato la propria partecipazione alle elezioni regionali del 21 dicembre. Un risultato, quello della prossima tornata elettorale, da cui dipende il futuro politico della Cataloga e, di riflesso, della Spagna. Le violenze della polizia spagnola nel giorno del Referendum e gli arresti degli ex Consiglieri catalani potrebbero influenzare gli umori dell’elettorato, decretando una nuova vittoria dell’indipendentismo come già successo alle elezioni del 2015.

Un ipotesi, quest’ultima, suffragata anche dall’ultimo sondaggio del Centro di Studi D’Opinione di Barcellona, che rivela come il “SI” all’indipendenza si attesti al 48,7%. Numeri mai ottenuti fino ad ora dal fronte indipendentista, che mostrano una crescita di circa 7 punti negli ultimi mesi. Un nesso, quello tra gli umori politici della piazza e l’operato di Madrid, evidenziato anche dalla tempistica del campionamento del sondaggio, tenutosi nelle settimane successive al Referendum.

La strada scelta da Mariano Rajoy potrebbe quindi costare caro al premier spagnolo in sede elettorale. Decisiva sarà la scelta dei propri candidati da parte delle formazioni indipendentiste. La scelta di Santi Vila da parte del PDeCAT, unico degli ex Consiglieri a cui l’Audiencia Nacional ha concesso di evitare il carcere a fronte del versamento di una cauzione da 50.000 euro, potrebbe significare l’adozione di un profilo più moderato in termini di programma politico. Lo stesso Vila ha infatti ribadito di voler perseguire l’obiettivo dell’indipendenza all’interno della legalità, rifacendosi apertamente al modello scozzese.

@MarioMagaro

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