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Sviluppo, agenda post 2015: obiettivo povertà

Povertà, il 2015 potrebbe essere l'anno che cambierà la storia. Così inizia il report "putting the poorest first" della Ong One. Al momento il 43% delle persone nei paesi meno sviluppati vive in condizioni di estrema povertà, contro il 13 % di altri paesi. A settembre saranno presentati i nuovi obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile e nel corso dei prossimi mesi saranno numerosi gli appuntamenti internazionali dal G7 al summit dell'Unione africana.

REUTERS/Afolabi Sotunde

Finora, secondo il report di One, i donatori hanno fallito il loro target di aiuti e il loro supporto finanziario per i paesi meno sviluppati, continua a ridursi. Nel 2014 i paesi in via di sviluppo hanno ricevuto meno di un terzo degli aiuti (30.3%) nonostante il numero crescente delle persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno. Se questa percentuale fosse alzata almeno al 50% ci sarebbero circa 26.5 miliardi da destinare. One chiede che gli aiuti siano mirati a una crescita delle risorse interne dei paesi destinatari e che si finanzi in particolare l'accesso ai servizi di base per tutti entro il 2020. Attualmente c'è un gap di circa 152 miliardi di euro nel finanziamento di questi bisogni primari. La conferenza sui finanziamenti per lo sviluppo che si svolgerà ad Addis Abeba il prossimo luglio dovrebbe costituire un momento in cui assumere impegni vincolanti in questo senso. "Nuovi obiettivi globali che potrebbero rappresentare la tabella di marcia per porre fine alla povertà estrema varranno poco se i leader non riusciranno a sostenerli con un piano di finanziamento ambizioso. Tutti, indipendentemente dal luogo di nascita, dovrebbero essere in grado di accedere ai servizi di base, tra cui la sanità e l'istruzione" ha affermato Eloise Todd, direttrice della politica globale di One.

Un piano di cinque punti per i più poveri

Assicurare l'accesso ai servizi di base a ogni persona, tra cui la salute e l'istruzione con una particolare attenzione alle ragazze e alle donne; accrescere l'utilizzo delle risorse interne spingendo i paesi in via di sviluppo a incrementare le entrate mettendo in atto solide politiche fiscali, frenando la corruzione e ponendo fine alla circolazione di finanziamenti illeciti, questi gli obiettivi ineludibili da affrontare nella conferenza secondo One. L'assistenza umanitaria dovrebbe essere indirizzata dove è più necessaria e i donatori dovrebbero porsi un tempo limite entro il quale raggiungere l'obiettivo internazionale dello 0.7 % del reddito nazionale lordo da destinare all'aiuto allo sviluppo. Fondamentali risultano, dallo studio, gli investimenti per una crescita sostenibile inclusiva nell'agricoltura, nelle infrastrutture, nel commercio, nell'energia e nella finanza privata. Infine, i paesi dovrebbero concordare una migliore raccolta dati per controllare che gli impegni presi siano eseguiti. In generale per centrare gli obiettivi globali contro la povertà, si dovrebbero spendere almeno 500 dollari per ogni persona all'anno, il 10% del prodotto interno lordo, riporta One. Mentre per i paesi che spendono al momento meno di 150 dollari pro capite si dovrebbero porre come obiettivo il raggiungimento di almeno 300 dollari. Il costo si aggirerebbe intorno ai 152 miliardi di dollari per i 66 paesi al mondo che sono al di sotto dei loro obiettivi mentre per i 37 in via di sviluppo sarebbe 34.5 miliardi di dollari.

La povertà è donna: diminuiti i fondi per l'istruzione

In particolare le donne sono le più colpite dalla povertà, basti pensare che il numero delle ragazze che vanno a scuola in Inghilterra è equivalente a quello delle ragazze che in Etiopia abbandonano la scuola. Assicurare che tutti gli studenti, in paesi poveri, escano da scuola con le competenze di base nella lettura, secondo il report, taglierebbe la povertà estrema mondiale di almeno il 12%. La percentuale di donne con occupazioni precarie è di circa 86.2% nei paesi poco sviluppati, tre volte più elevata che in altri paesi. Gli investimenti e gli interventi per la salute delle donne e dei bambini creerebbero un ritorno economico di almeno nove volte superiore nell'economia e nei benefits sociali. La povertà e l'educazione sono al centro del dibattito anche all'Europarlamento "Nonostante siano stati inclusi negli obiettivi globali del Millennio per lo sviluppo delle Nazioni Unite e nella bozza degli obiettivi Ue per lo sviluppo, - afferma Silvia Costa, la presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo - si è invece verificato un calo nei finanziamenti da parte dei governi e donatori per l'istruzione di giovani ed adulti in situazioni di emergenza dal 2010, seppure il numero degli utenti sia cresciuto non solo nei campi per i rifugiati ma anche nei paesi europei".
@IreneGiuntella

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