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Terrorismo, il fattore donna non è da trascurare

Il terrorismo coinvolge anche le donne. E’ un aspetto ancora sottovalutato ma che ha una sua  non trascurabile incidenza, secondo un recente studio del Parlamento Europeo. Cresce la preoccupazione per i “foreign fighters” che si sono uniti all’Isis e che potrebbero fare o hanno già fatto ritorno in Europa.

Photo credits lindro.it

Da ottobre 2015 il numero di combattenti stranieri è cresciuto da 3922 a 4294. Le donne rappresentano il 17% dei foreign fighters europei. Sarebbero almeno 550 le donne “occidentali”, come indica uno studio recente dell’Institute for Strategic Dialogue che si sono trasferite nei territori dell’Isis.

Il ruolo delle donne nel terrorismo

Da un report dell’Ocse, a cui fa riferimento anche l’analisi del Parlamento Ue, si evince che la presenza di donne radicalizzate e del loro coinvolgimento nella violenza estremista è ancora sottostimata e si continua ad avanzare l’idea che l’estremismo violento e il terrorismo siano un fenomeno quasi esclusivamente maschile.

Tuttavia, fa notare la ricerca dell’Europarlamento, storicamente le donne sono state attive in diverse organizzazioni politiche violente in diverse zone del mondo, non solo con ruoli di supporto ma anche come leader, con ruoli di reclutamento, di raccolta fondi, esercitando spesso azioni operative dirette. Il ruolo attivo delle donne nelle organizzazioni terroristiche è andato via via crescendo, soprattutto come kamikaze.

Anche internet avrebbe facilitato la partecipazione delle donne alle organizzazioni radicali  che sono ora accessibili virtualmente e in maniera anonima.

In generale secondo studi dell’Ocse è quasi impossibile delineare un singolo profilo di terrorista, così come i profili delle donne radicalizzate o che si sono trasferite  nei territori occupati dall’Isis , sono molto differenti . Non è quindi possibile stilare un identikit delle donne o ragazze a rischio di radicalizzazione, a seconda dell’età, delle origini, dei luoghi dove vivono, delle relazioni delle famiglie o del loro background religioso. In ogni caso il 90-100% dei foreign fighters , sia uomini che donne, proviene da città o zone urbanizzate. In genere i combattenti stranieri portano nei territori dell’Isis intere famiglie, mogli e bambini, ma le donne e le ragazze partono anche da sole. Sono soprattuto giovani ragazze ad essersi unite all’Isis, ma si contano anche madri con bambini.  Tra queste alcune hanno avuto problemi a scuola, mentre altre sono molto qualificate. Alcune hanno un passato con un’infanzia difficile, altre provengono da famiglie che non hanno avuto mai alcun problema con le autorità. Solitamente si tratta di donne che provengono da famiglie musulmane moderate con qualcuno tra  i familiari che si è convertito più avanti con l’età.

Perchè le donne si uniscono all’Isis

Le cause che spingono le donne ad arruolarsi in movimenti terrostici sono le stesse degli uomini: dalla ribellione al desiderio di azione , di avventura, la spinta verso il potere, il coinvolgimento in una causa specifica, un’attrazione verso la politica, un’ideologia o il capire meglio una religione. Ma tra gli altri motivi, il Centre on Global Counterterrorism Cooperation indica i motivi economici, la morte di una persona amata, condizioni politiche critiche, il desiderio di realizzare un cambio radicale della società.

Ma anche la diseguaglianza di genere, la mancanza di istruzione o di opportunità economiche sarebbero tra i fattori che portano a radicalizzarsi, sostiene l’Ocse.

La mancanza di riconoscimento di diritti civili e opportunità economiche alle donne, potrebbe portarle a vedere la partecipazione ad una organizzazione terroristica come via di emancipazione , di accesso all’uguaglianza , al rispetto, alla libertà. In generale la violazione dei diritti umani favoriscono l’alienazione, l’isolamento della persona che diventa così più suscettibile a forme di radicalizzazione. L’Isis utilizza messaggi specifici per attirare nella propria rete ragazze e donne fragili, con una narrazione positiva delle condizioni della donna nei territori occupati. Dalle donne di paesi musulmani l’Isis può essere visto persino come una forma di liberazione da famiglie patriarcali, con regole troppo rigide. In alcuni casi vengono stuprate o abusate in modo che siano più facilmente manipolabili.

Le madri contro la radicalizzazione dei figli

La radicalizzazione avviene spesso tra le mura di casa e sono proprio le madri e i familiari ad accorgersi dei primi cambiamenti del figlio/a che inizia a radicalizzarsi. Le madri hanno una forte influenza nel dissuadere i figli da future radicalizzazioni.  L’istruzione, l’apprendimento dei media e lo sviluppo di un sapere e giudizio critico , all’interno delle famiglie e nelle scuole sono estremamente importanti per prevenire il terrorismo. Le donne , secondo la ricerca “Mothers Against Terror” giocano un ruolo  decisivo nella lotta al terrorismo, seppure siano spesso dimenticate negli studi e nelle strategie contro la radicalizzazione. Le madri possono, infatti, trasmettere ai figli ,fin dai primi anni di età, una certa apertura ed elasticità mentale, sono loro le prime ad accorgersi di possibili cambiamenti dei figli (crescita di ansia, isolamento, rabbia). Le madri possono collaborare all’identificazione dei motivi che rendono i giovani facili prede della radicalizzazione, ad esempio motivi economici, politici o sociali.

É per questo che secondo gli esperti è  un passaggio fondamentale contro il terrorismo: dare più potere e credibilità alle donne che possono giocare un ruolo fondamentale come madri. 

@IreneGiuntella

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