eastwest challenge banner leaderboard

Così la nuova stella sovranista Francken vuole chiudere le porte d’Europa

Esponente di punta del fronte anti-immigrati, il belga Theo Francken ha trovato in Salvini un nuovo alleato per far saltare il trattato di Dublino sui rifugiati. In testa ha il modello australiano: frontiere blindate e campi profughi alle porte della Ue, dall’Albania alla Tunisia

Il segretario di Stato per l'asilo e la migrazione in Belgio Theo Francken durante un'intervista con Reuters a Bruxelles, in Belgio, l'11 maggio 2017. REUTERS / Francois Lenoir
Il segretario di Stato per l'asilo e la migrazione in Belgio Theo Francken durante un'intervista con Reuters a Bruxelles, in Belgio, l'11 maggio 2017. REUTERS / Francois Lenoir

Theo Francken è uno social: twitta quando è in famiglia a Lubbeek, nelle Fiandre, quando interviene al parlamento federale di Bruxelles e, come un 40enne belga qualsiasi, manda selfie dai festival. Anche se Theo non è un 40enne qualsiasi: deputato dal 2010 per l'N-VA, una sorta di Lega Nord fiamminga ma europeista e dal 2015 staatssecretaris, sottosegretario per asilo e migrazioni nel governo Michel, Francken è noto per la sua posizione rigidamente anti-immigrazione, tanto radicale e identitaria, da aver creato non pochi problemi al suo partito che da tempo cerca di profilarsi come movimento secessionista pragmatico e ragionevole.

Tra tweet razzisti contro i belgi di origine congolense e nord africana, accuse a  Médecins Sans Frontières  di collaborazione con gli scafisti e annunci di "rastrellamenti" di sans papiers, Francken ha raggiunto l'apice della sua carriera politica - rischiando tuttavia di concluderla - a novembre 2017 quando ha invitato una delegazione del governo sudanese a partecipare ad una delle operazioni di identificazione dei richiedenti asilo che vivono nel centralissimo Parc Maximilien, a Bruxelles: secondo Amnesty International alcuni degli identificati ed espulsi, al loro arrivo in Sudan, sono stati torturati dal regime. Il governo Michel si è salvato per un soffio da una mozione di sfiducia anche se la posizione di Francken è uscita rafforzata.

Con Salvini lo staatsecretaris belga ha un'affinità particolare, politica e strategica. L'insediamento del governo giallo-verde, significa per lui un allargamento del fronte europeo anti-immigrazione, un'alleanza che negli ultimi anni ha visto incrementare le adesioni e conta ora quelli di Visegrad, i Paesi Baltici, la Danimarca, l'Austria e ora anche un partner chiave nell'Europa meridionale come l'Italia.

L'esordio di questa inedita alleanza di scopo non poteva essere più significativo sul piano simbolico: la discussione sulla riforma del Regolamento di Dublino. Per il gruppo di sovranisti nessuna riforma di un accordo che per loro va, letteralmente, gettato a mare e rimpiazzato con il modello australiano: frontiere chiuse e campi per richiedenti asilo nei Paesi alle porte dell'UE, replicando in Albania e Tunisia ciò che è stato fatto in Turchia

Il modello no way australiano, insomma, con campi esternalizzati nella micro Repubblica di Nauru o a Papua Nuova Guinea e il governo di Canberra che vanta l'efficacia della politica di chiusura ermetica delle frontiere e dei respingimenti di barconi affascina i governi populisti d'Europa. In realtà i due centri di detenzione sono considerati veri e propri lager, "discariche per esseri umani" come le ha definite la stampa britannica, e sull'efficacia del sistema messo in piedi sembra pesino più il denaro elargito ai due Paesi e le mazzette pagate ai trafficanti da funzionari dell'immigrazione - come ha documentato un'inchiesta del Guardian nel 2015 - che non l'effetto deterrente della propaganda militare del governo.

Ma in Europa è altra storia e la Corte europea per i diritti umani è l'ostacolo maggiore all'implementazione del modello australiano, nonostante gli accordi con Libia e Turchia vadano in quella direzione: bisogna aggirare l'art.3 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo, ha detto Francken, perchè i refoulement (i respingimenti) sono il cuore della politica del no way.

In realtà il nuovo corso non è poi cosi distante dalla politica adottata a partire dal 2016 dall’euroburocrazia. La differenza? La fa la vaselina. «L’ipocrisia è la vaselina della politica» avrebbe detto Francken a Dīmītrīs Avramopoulos, commissario greco alle migrazioni che a "respingimenti" preferisce "rigido controllo delle frontiere”.

Allo staatsecretaris belga, per ciò che riguarda l'ipocrisia della Commissione europea, non si può dare torto.

@msfregola 

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

Eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città. Invia la tua domanda a eastwest

GUALA