eastwest challenge banner leaderboard

Tsipras: globetrotter della diplomazia con un occhio al portafogli

Chiama Gerusalemme la “capitale storica” di Israele, chiude un accordo tripartito con Benjamin Netanyahu e il presidente cipriota Nicos Anastasiades, riconosce in Parlamento la Palestina, va a Teheran e stringe la mano al Grande Ayatollah Ali Khamenei. È Alexis Tsipras, globetrotter della diplomazia, con più di un occhio al portafogli, perché la Grecia può fare tutto tranne che fare da sé. 

REUTERS/Yiannis Kourtoglou

Il premier di Syriza fa sfoggio di pragmatismo, non si lascia ingabbiare dalle alleanze, parla e tratta con chi, reciprocamente, si detesta. Il 22 dicembre 2015 il Parlamento di Atene ha votato, alla presenza di Abu Mazen, una risoluzione non vincolante sul riconoscimento dello Stato palestinese. Una mossa simbolica, ma non affatto sorprendente, considerata la tradizionale simpatia della sinistra greca per la causa (nel 1982 Arafat lasciò dopo 12 anni il Libano per dirigersi proprio verso la Grecia). Qualche settimana prima, però, in visita al presidente israeliano Reuven Rivlin, Tsipras aveva firmato con queste parole il libro degli ospiti: “È un grande onore essere nella vostra capitale storica”. Lo status di Gerusalemme, com’è noto, è materia di conflitto e, sebbene “storica” non equivalga a “politica”, c’è chi ha letto nella frase del premier un endorsement pro-Israele. Un atteggiamento confermato dalla dichiarazione con cui il ministro degli Esteri Nikos Kotzias ha espresso la contrarietà di Atene ad accettare le linee guida dell’Unione Europea riguardo all’etichettatura dei prodotti delle colonie israeliane nella West Bank (prodotti che per Bruxelles non devono essere più denominati “Made in Israel”).

Il piatto grosso, però, è arrivato nelle ultime settimane. Grecia ed Israele hanno siglato una serie di accordi bilaterali in materia di sicurezza, infrastrutture, turismo. Ma soprattutto hanno firmato, assieme a Cipro, un patto tripartito (a Nicosia, il 28 gennaio) che ha grande rilevanza in materia energetica. Negli ultimi anni, infatti, sono stati scoperti importanti giacimenti di gas nel Mediterraneo. Non c’è solo Zohr, l’area individuata dall’Eni al largo dell’Egitto. Nel 2009 e nel 2010 due grossi giacimenti, ribattezzati Tamar e Leviathan, sono stati trovati in acque israeliane, mentre a sud di Cipro, a soli 7 chilometri da Leviathan, è stata scovata un’altra area ricca di “oro blu”, chiamata Afrodite.

Ovviamente non mancano le dispute territoriali: altri Paesi, come il Libano, reclamano i diritti su Tamar e Leviathan, su Afrodite pende la minaccia della Turchia. Nel 2010 Cipro ed Israele hanno trovato un accordo per stabilire il proprio confine marittimo. Nicosia, invece, non ha un’intesa simile con la Turchia. Ma la Grecia? Atene ha una debolissima produzione interna ed è un grande importatore di energia. Però, strategicamente, è la porta Sud dell’Europa. L’accordo a tre prevede infatti la costruzione di una pipeline di gas dal Mediterraneo orientale a Creta – via Cipro – e, da lì, verso l’Unione Europea. In ballo ci sono grandi quantità di gas - tra i 10.000 e i 15.000 miliardi di metri cubi, secondo il ministro israeliano dell’Energia Yuval Steinitz - potenzialmente in viaggio verso il Vecchio Continente, un’alternativa alle forniture provenienti da Russia e Nordafrica (i giacimenti dovrebbero essere pronti per l’export tra 3-4 anni).

Far passare la pipeline dalla Turchia, in questo momento, non è un’opzione praticabile. Ankara e Gerusalemme non hanno ancora ripreso pieni rapporti diplomatici, dopo l’incidente della nave Mavi Marmara al largo di Gaza, nel 2010. Cipro resta divisa in due parti, una greca e l’altra turca. La Grecia diventa così il ponte per raggiungere l’Europa.

L’intesa tripartita ha anche un risvolto politico. Israele si trova isolato nella regione ed ha interesse a migliorare le relazioni con la Ue, che durante l’era Netanyahu hanno avuto più di un momento di tensione, per cui si avvicina al ventre molle dell’Unione, Grecia e Cipro, i quali hanno bisogno, a loro volta, di un’alternativa politica, oltre che del know-how israeliano. Atene ha siglato anche un accordo di cooperazione militare con Israele, che prevede forniture di materiali, condivisione di intelligence, esercitazioni aeree congiunte e la possibilità, per lo Stato ebraico, di testare sull’isola di Creta la capacità di neutralizzazione del sistema anti-missilistico russo.

Questa struttura limiterebbe le opzioni militari israeliane in Siria ed Iran, che Gerusalemme  continua a considerare il pericolo maggiore. Ma il pragmatico Tsipras non si lascia condizionare dall’ideologia e non disdegna neppure gli affari con Teheran. Il premier greco, primo leader della Ue dopo la fine delle sanzioni, è appena stato in visita ufficiale nel Paese degli ayatollah, usando parole al miele: “La Grecia diventerà un ponte energetico, economico e commerciale tra l’Iran e l’Unione Europea. L’Iran è un partner chiave per la stabilità e la pace in Medio Oriente (sic)”.

D’altronde, fino al 2011 Atene riceveva da Teheran circa 100.000 barili di petrolio al giorno. Poi, con il varo delle misure punitive targate Ue, questo flusso si è bloccato. Ora i due Paesi stanno discutendo la piena ripresa delle forniture energetiche. L’Hellenic Petroleum, la più grande raffineria greca, ha siglato un accordo con  la National Iranian Oil Co.: si tratta della prima vendita di crudo iraniano a un Paese europeo dopo la fine delle sanzioni.

@vannuccidavide

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA