Varsavia commemora come "genocidio polacco" il Massacro della Volinia, perpetrato dall’Esercito insurrezionale ucraino nel 1943. Ma la verità storica che diffonde è parziale. E dimentica le vittime ucraine. Aprendo un delicato conflitto sulla memoria con Kiev

Il presidente della Polonia Andrzej Duda e il presidente ucraino Petro Poroshenko a Kiev, Ucraina. REUTERS / Valentyn Ogirenko
Il presidente della Polonia Andrzej Duda e il presidente ucraino Petro Poroshenko a Kiev, Ucraina. REUTERS / Valentyn Ogirenko

Varsavia - Una commemorazione che non esisteva. È la giornata della memoria istituita in Polonia ogni 11 luglio a partire dal 2017. L'anniversario è quello dell'inizio del massacro della Volinia nel corso del quale decine di migliaia di polacchi perirono per mano dell'Esercito insurrezionale ucraino (Upa). Gli eccidi si verificarono in territori passati alla Polonia nel 1921 in seguito al Trattato di Versailles, in precedenza appartenuti alla Russia e allora occupati dalla Germania nazista.


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Quest'anno ricorreva il 75° anniversario di massacri così descritti dal presidente polacco Andrzej Duda durante la cerimonia tenutasi in piazza Piłsudski a Varsavia: «In quell'orribile giorno polacchi di quasi cento centri abitanti furono attaccati e assassinati crudelmente. In una singola giornata, ottomila polacchi perirono. Circa centomila dei nostri compatrioti furono uccisi nel Massacro della Volinia: uomini, bambini e anziani. Questa è una della pagine più tragiche e dolorose della storia polacca durante la Seconda guerra mondiale».

Quanto accaduto in Volinia nel '43 è oggetto di un processo di riscoperta storica entrato nel vivo da quando Diritto e giustizia (PiS) è tornato al potere, nell'autunno del 2015, grazie alla pubblicazione di articoli, libri, documentari e all'inaugurazione di monumenti ai caduti. Domenica 8 luglio, Duda ha visitato il cimitero polacco di Olyka nella città ucraina di Lutsk, fra il '21 e il '39 capoluogo del voivodato di Volinia dell'allora Polonia con il nome di Łuck.

La Volinia vista da Varsavia: un genocidio polacco

Già nel 2008, durante il precedente governo a marchio PiS, l'Istituto della memoria nazionale polacco aveva definito gli eventi verificatisi ai danni dei polacchi di Volinia paragonabili a un genocidio. Cinque anni dopo, durante il governo di Piattaforma Civica, il parlamento polacco si era espresso sul tema definendo i crimini dell'Upa: «pulizia etnica con segni di genocidio».

Una definizione contestata dall'opposizione di centrosinistra e da alcuni intellettuali liberali secondo cui i massacri erano avvenuti in un contesto in cui la Polonia aveva attuato una politica di stampo coloniale su un territorio a maggioranza ucraina. In effetti, i dati del censimento polacco del 1931 mostrano come all'epoca il 68% degli abitanti del voivodato di Volinia era di lingua ucraina e fede ortodossa mentre appena il 17% parlava polacco ed era cattolico.

Il 22 luglio 2016, con PiS di nuovo al governo, il Sejm di Varsavia ha approvato un documento che considera i massacri del '43 un “genocidio”. Anche in questo caso la definizione ha sollevato critiche in Polonia. Per esempio, sulle colonne di Gazeta Wyborcza, Andrzej Brzeziecki ha scritto che le origini del genocidio in Volinia erano da rintracciare nella polonizzazione attuata dal governo polacco nella regione fra 1918 e 1939.

Di fatto i centomila polacchi citati da Duda sono un numero arbitrario e che potrebbe includere vittime di eccidi avvenuti in Galizia orientale. Nessuno sa quanti perirono nei massacri perpetrati dai nazionalisti ucraini in Volinia. I giornalisti polacchi Władysław ed Ewa Siemaszko, in uno studio condotto sul campo, ritenevano che i polacchi assassinati fossero 37mila, mentre lo storico americano Timothy Snyder ne ipotizza 50mila. Ancora superiore il numero di vittime secondo lo storico polacco Grzegorz Motyka che ne stima 60mila. A oggi, l'Istituto della memoria nazionale di Varsavia ha raccolto i nomi di 31 mila vittime polacche fra Volinia e Galizia orientale. Va aggiunto inoltre che non tutte le vittime dell'Upa erano polacche: fra loro si contavano armeni, ebrei russi, persone di altre minoranze e persino anti-nazionalisti ucraini.

Vittime su entrambi i fronti ma numeri incerti

Al di là dei numeri discordanti, quanto accaduto in Volinia è stato un massacro di civili inermi, da ambo le parti. Ciò che l'attuale governo polacco e il presidente Duda evitano di ricordare nelle commemorazioni dell'11 luglio è infatti il secondo capitolo di questa tragica vicenda. Due anni dopo i massacri perpetrati dai nazionalisti dell'Upa, i partigiani dell'Armia Krajowa (AK) polacca lanciarono rappresaglie contro gli ucraini chiamandole “operazioni di vendetta preventiva”.

Anche le cifre sulle vittime ucraine in Volinia sono incerte. Timothy Snyder ritiene che siano state fra le 10mila e le 20mila, numeri simili a quelli stimati dal britannico Myroslav Shkandrij e dallo statunitense Paul Robert Magocsi. Lo storico russo-americano Serhii Plokhy ipotizza che sino a 30mila persone siano stati uccise dall'AK nel '45, mentre l'ucraino Ivan Patrylak calcola 20mila vittime civili ucraine e 40mila polacche in Volinia. Un rapporto uno a due rigettato dagli storici polacchi che non si spingono oltre una stima di 10mila vittime ucraine con Grzegorz Motyka che ne riduce il numero a non più di duemila: un trentesimo dei civili polacchi assassinati.

Il ridimensionamento delle vittime ucraine aiuta a diffondere una verità storica parziale: quella del “genocidio polacco in Volinia”, influenzando l'opinione pubblica interna. Un sondaggio condotto nel 2013 da Polonews mostrava come il 47% degli intervistati non sapeva chi avesse compiuto crimini in Volinia. Quest'anno, invece, un'indagine realizzata da Cbos ha evidenziato come solo il 7% degli intervistati sia consapevole che in Volinia ci siano state anche vittime ucraine.

“Volevano ucciderci tutti”, titolava il settimanale della destra cattolica Do Rzeczy nel novembre 2016 in concomitanza con l'uscita nelle sale del film Volinia di Wojciech Smarzowski. Un commento che cavalcava la linea del governo senza tenere conto di come la pellicola mostri atrocità e massacri su entrambi i fronti, pur da un punto di vista polacco. Le riprese di Volinia erano cominciate prima del ritorno al potere di Diritto e Giustizia ma l'anteprima polacca del film è avvenuta quando cosiddetto genocidio in Volinia era di grande attualità, influenzandone quindi la ricezione.

La Volinia vista da Kiev: espiazione e criticismo

Se il governo di Varsavia propone una narrazione unilaterale dei massacri in Volinia, Kiev adotta una linea contraddittoria. Da un lato, il film di Smarzowski è stato bandito dai cinema dell'Ucraina e gli attori ucraini che vi hanno recitato criticati in patria. Dall'altro, il presidente Petro Porošenko, in visita a Varsavia nel luglio 2016, si è inginocchiato davanti alla scultura commemorativa dedicata ai caduti polacchi in Volinia. Un gesto simbolico simile a quello compiuto nel '70 dall'allora cancelliere della Germania Ovest, Willy Brandt, presso il monumento in ricordo dei caduti ebrei dell'insurrezione del Ghetto di Varsavia.

Atti di apparente riconciliazione a parte, la posizione di Porošenko è complessa. Nel 2015 l'attuale presidente ucraino ha riabilitato la memoria del leader dell'Upa, Stepan Bandera, che era stato proclamato eroe nazionale dall'ex presidente Juščenko nel 2010 in una decisione poi sconfessata dal suo successore Janukovyč. L'esaltazione postuma di Bandera è uno schiaffo al governo di Varsavia che vede in lui il principale responsabile dei massacri di polacchi in Volinia.

Nel febbraio di quest'anno Porošenko ha criticato una legge approvata dal parlamento polacco per perseguire chiunque esalti l'ideologia di Bandera e neghi i massacri compiuti dai nazionalisti ucraini in Volinia. «Nessuna decisione politica può rimpiazzare la verità storica e questo testo va contro i principi su cui si basa la partnership strategica fra Ucraina e Polonia», ha dichiarato il presidente ucraino. E l'8 luglio, mentre Duda omaggiava le vittime polacche dell'Upa a Lutsk, Porošenko si trovava nel villaggio polacco di Sahryn per inaugurare un monumento in memoria dei civili ucraini uccisi dall'AK. I due presidenti si sono poi incontrati giovedì 12 luglio a Bruxelles per discutere anche delle proprie divergenze sul tema della memoria.

Volinia esclusa, i rapporti fra i due Paesi restano cordiali e oggi circa un milione e mezzo di ucraini vive in Polonia. Molti di loro sono migranti economici il cui apporto è fondamentale per agricoltura, industria e servizi polacchi. Il governo a marchio PiS ha persino giustificato il proprio no ad accogliere i rifugiati africani e siriani previsti dalle quote Ue sostenendo di ospitare “un milione di rifugiati ucraini” - erano 183 nel 2017 -.

«Il genocidio perpetrato ai danni dei polacchi in Volinia continua a gettare un'ombra sulle relazioni fra Polonia e Ucraina. Ce ne dovremmo ricordare sempre e chiedere a gran voce che sia fatta giustizia storica» ha dichiarato martedì 10 luglio il parlamentare europeo Tomasz Poręba, esponente di PiS a Bruxelles. Parole che dimostrano come le frizioni fra Varsavia e Kiev su questa tragica pagina nella storia recente di entrambi i Paesi siano tutt'altro che risolte.

@LorenzoBerardi

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