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Accordo Ue-Giappone: i benefici del libero commercio e un segnale per Trump

Il libero commercio come baluardo alle divisioni nell’Ue e nei rapporti con gli altri continenti. L’accordo commerciale tra Ue e Giappone, che dovrebbe concludersi entro la fine del 2017, potrebbe portare benefici a entrambe le parti, ma soprattutto dare un forte segnale per l’era Trump e Brexit . In tempi in cui cresce il protezionismo, l’accordo lancerebbe un messaggio chiaro : l’integrazione economica e il libero commercio sono ancora possibili e vanno di pari passo con benefici sociali per entrambi le parti commerciali.

Shinzo Abe  abbraccia Jean-Claude Juncker. REUTERS/Yves Herman
Shinzo Abe abbraccia Jean-Claude Juncker. REUTERS/Yves Herman

È  quanto sostiene uno studio dell’IFO Institute per conto del think tank tedesco Betelsmann Stiftung riguardo ai negoziati tra Europa e Giappone. Tra i paesi Ue la Germania in termini di crescita trarrebbe i benefici maggiori. D’altra parte anche per il Giappone l’accordo non sarebbe poco rilevante : seppure sia tra i paesi più innovativi, si pensi alla robotica alla mobilità elettrica , ha una popolazione che sta invecchiando, un governo fortemente  indebitato e una crescita stagnante.

Nel 2016 il commercio tra il Giappone e l’Ue contava già un valore di 125 miliardi di euro . L’accordo potrebbe ridurre i dazi doganali e le barriere non tariffarie e quindi far crescere il volume del commercio. 

Gli effetti dell’accordo Ue-Giappone

In Europa beneficerebbero della partnership commerciale con il Giappone in particolare i settori dell’industria farmaceutica, automobilistica, alimentare, delle bevande e del tabacco. A crescere sarebbe anche il settore delle vendite all’ingrosso, alcune perdite invece si verificherebbero nell’industria di macchinari.  Mentre il Giappone otterrebbe i maggiori guadagni nel settore informatico e in quello elettronico. L’accordo in questione dovrebbe ricalcare quello stretto tra Ue e Sud Corea nel  2011 e questo , secondo gli esperti, si tradurrebbe in una crescita per il Pil giapponese di circa nove miliardi di euro, pari al 23% del Pil giapponese nel 2014 . Mentre per l’Ue l’accordo porterebbe a una crescita del Pil di 11 miliardi di euro pari allo 0,1% del Pil nel 2014. In generale gli stati Ue trarrebbero diversi benefici : la Germania potrebbe aspettarsi una crescita del Pil di  3.4 miliardi (pari allo 0.1% del Pil del 2014)  ed essere il paese con la crescita più elevata. Mentre per i paesi del Sud e dell’Est Ue gli effetti dell’accordo sulla crescita potrebbero essere trascurabili: 0.02 %. Tuttavia in nessun paese europeo si verificherebbero effetti negativi dall’accordo commerciale.

Se si prendesse però in considerazione un accordo commerciale decisamente ambizioso, nel quale si ridurrebbero le barriere non tariffarie al livello medio degli accordi commerciali esistenti , che risulterebbero fortemente inferiori rispetto al livello stabilito nell’accordo Ue- Sud Corea, si otterrebbero una crescita più significativa e maggiori benefits sociali.

In questo caso il Pil del Giappone potrebbe arrivare ad essere dell’1.6% più elevato stringendo l’accordo con l’Ue. In Europa gli effetti sulla crescita del Pil andrebbero dallo 0,1% di paesi come la Romania e la Grecia all’1.4% dell’Irlanda.  La Germania avrebbe una crescita dello 0.7% del Pil (20 miliardi  di euro).

Si tratta sicuramente di effetti di lungo termine che si possono valutare solo a distanza di dieci dodici anni dalla firma per la partnership. Un accordo di questo tipo , secondo gli esperti  più ambizioso rispetto al primo esempio, avrebbe un forte impatto economico, ma richiederebbe concessioni più significative da entrambi le parti rispetto ad una partnership che seguirebbe una politica commerciale più conservatrice. 

@IreneGiuntella

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