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Ue: la fragile battaglia contro la catena dell'odio

Le orribili immagini di questi giorni  a partire dalle aggressioni alle donne di Colonia e le rappresaglie violente degli estremisti di destra tedeschi, hooligans , del movimento xenofobo anti-islam Pegida, costituiscono una bomba che rischia di esplodere tra contrapposti odi e estremismi con reazioni a catena. Si torna indietro tra caccia all’uomo e violenze.

REUTERS/Francois Lenoir

Mala tempora currunt, si può purtroppo ben dire. In una breve analisi il Parlamento Ue analizza l’azione di contrasto all’anti-semitismo e l’islamofobia.

Tra anti-semitismo e islamofobia

L’antisemitismo e l’anti Islam sono sì due fenomeni differenti, ma entrambi rappresentano l’odio e l’ostilità verso una comunità particolare, si sottolinea nell’analisi del Parlamento Ue.

I principali autori di questi atti sono in genere neo-nazi, simpatizzanti di estrema destra o di estrema sinistra, e musulmani fondamentalisti, riporta l’Agenzia Europea per i diritti fondamentali (FRA).

Antisemitismo caratterizzato dalla negazione o rivisitazione dell’olocausto , la glorificazione del passato nazista. Si traduce molto spesso in violenze contro gli ebrei che indossano simboli religiosi, contro i rabbini, con atti di bullismo nelle scuole, insulti contro chi frequenta le sinagoghe , danni alle proprietà .

Mentre mai come in questo periodo la retorica tende ad associare i musulmani con il terrorismo e l’estremismo, con il pretesto della guerra al terrore, secondo i dati raccolti dall’Ufficio Ocse per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR). I musulmani sono spesso considerati come un problema per l’identità nazionale, e una comunità con una cultura che pone i diritti umani in contrasto con le libertà democratiche. Il meccanismo instauratosi di una reazione a catena secondo il report sarebbe allarmante : crimini e incidenti di odio scatenano e aumentano gli attacchi terroristici. E nei giorni degli anniversari degli attacchi, si verificano di frequente atti di violenza contro moschee, centri  di ritrovo della comunità e famiglie musulmane e contro le donne che portano un velo.

Dopo gli attacchi di Israele nell’estate 2014 a Gaza è cresciuto il numero di atti antisemitici fisici, verbali o su social via web, in almeno dieci paesi Ue, segnala l’International Network Against Cyber Hate  and the Ligue Internationale contre le Racisme e l’Antisemitisme.

Dopo gli atti terroristici a Charlie Hebdo e al supermercato Kosher, le violenze contro i musulmani sono aumentate. L’Osservatorio Francese sull’Islamofobia ha registrato almeno 222 atti anti-musulmani nei primi mesi del 2015 , mentre nello stesso periodo del 2014 se ne contavano 37, sono aumentati del 500%. Solo nel gennaio 2015 ci sono stati 178 atti anti musulmani, più di quanto si contava per l’intero anno del 2014 (133).

I musulmani si scontrano anche con i più bassi livelli di accettazione sociale, se si guardano i dati dell’Eurobarometro di ottobre 2015: solo il 61% delle persone rispondenti al sondaggio si sentirebbe completamente a proprio agio con un collega di lavoro musulmano; solo il 43% sarebbe a proprio agio se il proprio figlio o figlia avesse una relazione con qualcuno di religione musulmana.

L’azione Ue

Il quadro normativo Ue obbliga gli stati membri a punire il pubblico incitamento all’odio e alla violenza razzista e a considerare la motivazione razzista o xenofoba dietro a tutti i crimini un’aggravante. Le norme includono anche la previsione del crimine per il negazionismo dell’olocausto. Ma finora solo 13 paesi Ue hanno applicato pienamente queste misure. Una direttiva che riguarda i servizi audiovisivi ha stabilito che gli stati debbano controllare che nei media non vi siano contenuti di incitamento all’odio razzista, di genere o di religione. La Commissione Ue ha nominato due coordinatori Katharina  Schnurbein , per l’antisemitismo e David Friggieri per l’islamofobia che siano in contatto con gli stati membri. Il Parlamento Ue ha adottato una risoluzione lo scorso novembre per prevenire la radicalizzazione e ha sottolineato l’importanza di contrastare l’islamofobia e l’antisemitismo con strategie nazionali. Sempre più urgente una seria riflessione sul diritto d’asilo europeo.  A tale proposito, la Presidenza olandese, appena insediata, ha già attraverso il ministro per l’immigrazione Klaas Djkhof, posto tra le priorità la revisione del regolamento di Dublino, prendendo atto del fallimento "Gli accordi in questo momento non funzionano, non sono realistici e sapevamo che queste normative avrebbero fallito, perché se si dice che solo i paesi di prima entrata hanno la responsabilità dell’accoglienza , il sistema non poteva che fallire".

Parole che Michele Nicoletti (Pd), presidente della delegazione italiana all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (Apce) accoglie con favore "Ora però, dopo questo atteso e necessario atto d’accusa, occorre rapidamente passare dalle parole ai fatti, poiché non c’è più tempo da perdere. E bene ha fatto lo stesso Klaas Dijkhof a dire che il tema sarà al centro di questo semestre di presidenza Ue". "Il Regolamento di Dublino – afferma Nicoletti- è ormai divenuto un simbolo d’iniquità e di mancanza di solidarietà, con costi umani inaccettabili per i richiedenti asilo ed elevati costi economici per gli Stati. Va superato con un modello omogeneo, secondo standard e procedure comuni che, finalmente, sia basato sulla solidarietà tra i Paesi membri". Già lo scorso 30 settembre l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa aveva approvato il rapporto di Nicoletti  ‘Dopo Dublino, urgente creare vero sistema d’asilo europeo’, in cui si evidenziava la necessità di un sistema permanente e vincolante per la ridistribuzione dei richiedenti asilo tra i Paesi Ue, l'introduzione dello status di ‘rifugiato europeo’, il rispetto delle direttive Ue sulle condizioni di accoglienza e delle procedure d’asilo dell'Unione europea.

@IreneGiuntella

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