Parlamento Ue: No al commercio di strumenti per la tortura

Il commercio dei servizi e beni che possono contribuire alla tortura si sta espandendo nel mondo e il Parlamento Ue ha deciso di contrastarlo più decisamente e di rafforzarne i divieti.

Manette sul pavimento di una prigione. REUTERS/Nacho Doce
Manette sul pavimento di una prigione. REUTERS/Nacho Doce

Gli eurodeputati riuniti in plenaria, in un voto con 612 favorevoli, undici contrari e 54 astenuti, hanno approvato una risoluzione inserendo tra le norme il divieto di commercializzazione e di transito di attrezzature utilizzate per la tortura in paesi terzi. Secondo dati raccolti da Amnesty International la Cina risulterebbe il principale fornitore di strumenti utilizzati o pensati per la tortura.

L’impensabile commercio di strumenti per la tortura

Se anche 79 paesi di quelli che avevano firmato la Convenzione contro la tortura e altri trattamenti e pene umilianti, crudeli e inumani (CAT) , secondo i dati di Amnesty International del 2014, continuano a praticare forme di tortura c’è davvero necessità di una legislazione più stringente e di un occhio vigile contro le violazioni dei diritti umani e affinchè il commercio di strumenti di tortura non passi indifferente.

La stessa Ong, secondo quanto riporta una analisi del Parlamento Europeo, avrebbe ricevuto le segnalazioni di trattamenti di tortura e inumani in 141 paesi di tutte le regioni del mondo tra il 2009 e il 2013. In alcuni di questi paesi si è trattato di casi isolati ed eccezionali, ma in molti altri la tortura fa parte della routine del paese. È anche per questo che come drammatica conseguenza il commercio di strumenti e servizi per la tortura si sta espandendo (manganelli chiodati, manganelli per l’elettro schok, sedie rigide con catene e manette per collo e piedi), e una delle industrie manifatturiere coinvolte la China Xinxing Import/Export Corporation, nel 2012 solo con l’Africa ha fatturato 61 milioni di sterline. In Cina il numero di fabbirche manifatturiere in questo tipo di industria è quadruplicato nell’ultimo decennio, si legge nei dati di Amnesty International.

Il Parlamento Ue aggiorna il regolamento anti tortura

Gli Eurodeputati hanno votato in una risoluzione in seduta plenaria per aggiungere al testo del regolamento anti torture il divieto di marketing e di promozione di beni e servizi legati alla tortura, il divieto di transito Ue, un’azione rapida sui nuovi prodotti.  

In particolare la risoluzione, come si legge nel testo, apporta i seguenti aggiornamenti alla normativa anti tortura: sarà illegale vendere e comprare on-line servizi pubblicitari per le merci vietate che non abbiano altro uso pratico se non quello di esecuzione o di tortura (ad esempio sedie elettriche, sistemi di iniezione di droga automatici o viti a spillo). Il divieto si applica anche alle esposizioni e fiere all'interno dell'UE, dove alcune scappatoie legali hanno finora consentito, nonostante il divieto di esportazione, la pubblicizzazione e la visualizzazione di alcuni prodotti (ad esempio manganelli a spillo, scudi a spillo e manette dentate da applicare ai pollici).

Sarà vietato ogni transito di merci proibite attraverso il territorio dell'UE. I trasportatori saranno inoltre tenuti a interrompere il transito di merci controllate come i prodotti che sono stati progettati per altri scopi, ma che potrebbero essere utilizzati per la tortura se sono a conoscenza che la spedizione potrebbe finire nelle mani sbagliate. Vietati i servizi di intermediazione e di assistenza tecnica per le merci proibite.

I deputati hanno poi ampliato il campo di applicazione della procedura che consente alla Commissione europea di aggiungere rapidamente nuovi prodotti fra quelli vietati o sottoposti a controlli.

Inoltre la Commissione avrà l’obbligo di analizzare l'attuazione del regolamento entro l’agosto 2020 e valutare se la necessità di includere nel monitoraggio anche le attività dei cittadini UE residenti all'estero

Infine un gruppo di coordinamento contro la tortura, che include esperti del Parlamento, sarà istituito per monitorare l'applicazione delle norme.

@IreneGiuntella

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