UK: la battaglia per i voti delle donne

Con l’avvicinarsi delle elezioni generali i partiti s’impegnano per la conquista l’elettorato femminile. Ieri, il leader dei liberali democratici Nick Clegg ha dato il via alla sua campagna rivolgendosi alle donne in particolare in cerca del loro sostegno.

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Con i sondaggi di opinione indicanti che la popolarità del partito è bassa, Clegg è convinto che il voto dell’elettorato femminile sarà indispensabile per portare a casa una vittoria nelle circoscrizioni chiave del partito. I liberali democratici sostengono che le donne, soprattutto le più giovani, sono a favore delle loro politiche, come quella circa il congedo parentale condiviso, la priorità data alla salute mentale, all’aumento della soglia di reddito per le agevolazioni fiscali e la riduzione del deficit.

La battaglia ha avuto inizio in gennaio, dopo che un nuovo studio commissionato dalla parlamentare laburista Harriet Herman, ha annunciato che sempre meno persone votano alle elezioni generali e che il divario fra uomini e donne si sta facendo sempre più grande. I dati analizzati mostrano come nel 2010 ben 9.1 milioni di donne non hanno votato, in linea con un trend che dal 1992 vede sempre meno donne esercitare il proprio diritto di voto. In seguito all’annuncio dei risultati dello studio il partito laburista ha lanciato una campagna chiamata “Missing Millions”, con l’obiettivo di incoraggiare queste 9.1 milioni di donne a votare e, ovviamente, a votare per il partito laburista.

Tuttavia, la strategia dei laburisti per conquistare l’elettorato femminile non ha avuto molta fortuna finora. Lo scorso febbraio il partito ha ricevuto critiche da tutti i fronti quando Herman ha dato via a un tour attraverso 70 circoscrizioni elettorali a bordo di un camioncino rosa shocking. Il tour faceva parte dell’iniziativa “woman-to-woman” avente lo scopo di parlare alle donne a proposito di questioni per loro importanti. Il partito ha detto di voler “avere una conversazione a proposito delle mura domestiche fra le mura domestiche” invece di lasciare che “le questioni economiche vengano discusse solo nelle riunioni d’ufficio”. Herman voleva insomma dimostrare che la politica non è solo per gli uomini. In risposta, il camioncino è stato presto rinominato “Barbie bus” e il partito è stato accusato di trattare le donne con condiscendenza (per un resoconto esilarante dei fatti vedere cosa ne pensa il comico John Oliver. Spoiler alert: vengono coinvolti dei pony). I laburisti lanceranno in Aprile il loro primo “manifesto delle donne”.

Mentre molte donne nel Regno Unito non votano alle elezioni dopo il 6 maggio il parlamento potrebbe avere il più alto numero di parlamentari donne fin ad oggi. Infatti, Il Guardian ha dichiarato che “Anche se il partito di Ed Miliband non dovesse vincere la maggioranza assoluta, raggiungerebbe comunque un nuovo record per la rappresentazione delle donne e rimpiazzerebbe i conservatori alla guida della parità di genere nella Camera dei Comuni”. Le previsioni dicono che i laburisti avranno 114 parlamentari donne (al momento sono 86) mentre i conservatori probabilmente aumenteranno il numero attuale, 48, di soli undici membri.

Lo scorso 8 Marzo UK Feminista ha lanciato la campagna “Vote Feminist” con l’obiettivo di incoraggiare le donne a votare cosicché possano essere partecipi del processo attraverso il quale i politici devono rendere conto a proposito di questioni che le riguardano. Due delle principali iniziative della campagna consistono nel rendere più semplice comunicare con i candidati locali e registrarsi online per votare. I sostenitori della campagna dicono di voler portare le questioni riguardanti l’inuguaglianza di genere al centro del dibattito politico per le elezioni.

Gli sforzi dei partiti per aumentare la presenza delle donne al governo sono positivi ma dovranno lavorare sodo per dimostrare che il loro impegno circa i problemi legati al “gender gap” non è soltanto una strategia elettorale.

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