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La Ue si apre ai Balcani, ma l'allargamento è una corsa a ostacoli

Il 2025 è una prospettiva credibile per l’ingresso di Serbia e Montenegro, dice Mogherini. La porta si apre anche per Albania, Macedonia e Bosnia. Prima però ci sono dei nodi da sciogliere, Kosovo in testa. Lo sbarco di Hahn a Belgrado dà inizio a una vasta offensiva diplomatica

Un corteo scorta la macchina con il feretro del leader dei serbi del Kosovo Oliver Ivanovic, ucciso nella sua Mitrovica lo scorso 16 gennaio. REUTERS
Un corteo scorta la macchina con il feretro del leader dei serbi del Kosovo Oliver Ivanovic, ucciso nella sua Mitrovica lo scorso 16 gennaio. REUTERS

Chiusa una porta, se ne apre un’altra o forse più di una. Per ora, si tratta di una finestra da cui Bruxelles, dall’alto, riesce a intravedere le luci di Belgrado e Podgorica e di tutta la regione dei Balcani occidentali. Sanciti i primi accordi per l’uscita del Regno Unito dalla grande famiglia europea, l'Unione è infatti pronta ad aprirsi a nuovi Paesi, ridisegnando i suoi confini. Il 2025 è una "prospettiva credibile" per l'ingresso di Serbia e Montenegro ma a condizione che prima vengano risolte tutte le dispute interne.

L'apertura è arrivata a Strasburgo con la presentazione della nuova strategia dell'Unione Europea per l'allargamento ai Balcani occidentali e si pone come una sfida per il futuro dell'intera regione, ancora oggi bloccata nel limbo di violente tensioni interne. In un futuro più lontano, non è detto che anche per Albania, Fyrom - ex repubblica jugoslava di Macedonia -, Bosnia-Erzegovina e Kosovo non possano aprirsi le porte dell’Ue. Il quadro sarebbe allora completo.

«I popoli e i leader dei Balcani hanno fatto una scelta chiara: quella di portare i loro Paesi all'interno dell'Unione Europea. Ognuno seguendo un proprio ritmo e tempo. E oggi noi diciamo loro che abbiamo fatto la stessa scelta, anche per noi la prospettiva è molto chiara» ha detto l'Alto rappresentante Federica Mogherini. Il 2025 «Non è una scadenza né un obiettivo, sarà un percorso non semplice ma possibile" ha aggiunto, dando ufficialmente il la a un percorso che nei prossimi mesi porterà Bruxelles a «ulteriori decisioni e passi».

Dispute interne

A incoraggiare Belgrado e Podgorica, i frontrunner in questa corsa verso l'Unione, è proprio il documento pubblicato da Bruxelles, che indica come "possibile" il loro ingresso nel 2025, a patto che si impegnino "nella realizzazione di riforme reali e nella soluzione definitiva alle dispute con i Paesi vicini".

Le porte per i sei Paesi dei Balcani sono aperte, dunque, ma con cautela. In cima ai nodi da sciogliere, c'è infatti la normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo, con i due governi impegnati in un difficile dialogo mediato dall'Ue, di recente complicato ulteriormente dall’omicidio di Oliver Ivanovic, un influente leader politico della minoranza serba in Kosovo. Nessuno potrà entrare nella famiglia europea «Fino a quando non avrà risolto tutte le controversie interne» ha avvertito il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, rivolgendosi in particolare a Belgrado. Il 2025, infatti, ha messo in chiaro, è «una data indicativa».

Mogherini punta a un lieto fine tra Pristina e Belgrado nel 2019 ma, ha avvertito il commissario Ue per l'allargamento Johannes Hahn, «Bruxelles non accetterà un nuovo Stato membro che non abbia risolto i propri conflitti bilaterali e ciò non è solo nell'interesse della Serbia, ma anche del Kosovo».

E le ombre sono anche più scure per gli altri della regione: alla Bosnia-Erzegovina si chiede una maggiore "volontà politica", l'ex repubblica jugoslava di Macedonia è invece impegnata nelle trattative con Atene per risolvere la disputa sul nome, mentre in Albania la riforma della giustizia è sull’agenda delle priorità.

Le prime luci di Belgrado e Podgorica

Adesso che l’Unione Europea non si tira indietro, però, il destino dei sei Paesi è nelle loro stesse mani. Sceso dall’aereo che da Bruxelles lo ha portato a Belgrado, all’indomani della presentazione della strategia, Johannes Hahn ha fatto capire di trovarsi lì per portare buone notizie ai cittadini.

«Per la prima volta la Serbia ha ottenuto una data indicativa e in questo senso ha una reale prospettiva di aderire all'Unione e un’occasione unica di sfruttarla» ha detto. Il commissario resterà due giorni a Belgrado e poi si sposterà a Podgorica, a inaugurare un periodo che vedrà i leader dell’Unione sempre più impegnati nella regione, a partire da Jean-Claude Juncker atteso a fine febbraio.

La Bulgaria, presidente di turno, ha fatto dell’allargamento una delle priorità di questo semestre. Ad aprile usciranno le relazioni annuali della Commissione, con un pacchetto di allargamento che potrebbe permettere ad Albania e Fyrom di iniziare i negoziati, poi, a maggio, si terrà il vertice dei Balcani occidentali organizzato dall’Ue a Sofia ed eventuali decisioni del Consiglio europeo sono attese a giugno.

«L'Ue non deve fermarsi a 27 membri. I Balcani occidentali fanno parte dell'Europa» aveva evidenziato anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, a Belgrado pochi giorni fa, dicendosi ottimista sull’ingresso di Serbia e Montenegro nel 2025.

La strategia

Crocevia delle influenze di Russia e Cina, la regione balcanica sta particolarmente a cuore anche all'Italia, tra i partner economici più influenti. «Pochi Paesi come l'Italia sanno che la prospettiva europea dei Balcani è nell'interesse dell'Ue» ha evidenziato Mogherini. Nella sua strategia Bruxelles prevede, tra il 2018 e il 2020, sei misure concrete per sostenere la regione in settori che vanno dallo stato di diritto all'energia, dalla sicurezza all'agenda digitale, dalla lotta alla criminalità organizzata alle infrastrutture. A questo corrisponderà un aumento graduale dei finanziamenti pre-adesione erogati dall'Ue fino al 2020. E nel 2018, arriveranno nella regione già 1,07 miliardi di euro di assistenza, a liberare via via tutte le porte dei cardini ancora fissi.

@raelisewin

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