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Il muro di Visegrad contro il resto d'Europa sui fondi Ue

È iniziato il confronto sul bilancio post-Brexit della Ue. Chi versa di più, come la Germania, vuole cambiare le regole sui fondi, legandoli al rispetto degli impegni comunitari, in primis sui migranti. Nel mirino ci sono i Paesi dell'est, in testa alla classifica dei beneficiari netti

La cancelliera tedesca Angela Merkel a un incontro con la stampa a Bruxelles. REUTERS/Francois Lenoir
La cancelliera tedesca Angela Merkel a un incontro con la stampa a Bruxelles. REUTERS/Francois Lenoir

Bruxelles - Si preannuncia un muro contro muro tra ovest ed est Europa per ridisegnare il bilancio dell’Unione europea post-2020. Le schermaglie per cambiare le regole sui fondi europei, legandole al rispetto degli impegni comunitari, compensando il 'buco' della Brexit e dotando Bruxelles delle risorse necessarie per affrontare le sfide della sicurezza, della difesa comune e dell'immigrazione, sono solamente all’inizio, ma rischiano di diventare una cortina di ferro che spezza a metà l’Unione già fragile. A ovest, i contributori netti al bilancio di Bruxelles - come Italia e Germania - sono pronti ad esigere più rispetto da chi, invece - perlopiù a est -, ottiene dall’Ue più di quanto paghi, come i Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia), e con quei soldi fugge alle responsabilità sugli impegni comuni.

La condizionalità

Al vertice informale dei leader dei Ventisette del 23 febbraio, a Bruxelles, sono subito emersi distinguo e divisioni su tutti i fronti, a partire dalla disponibilità o meno di aprire il portafoglio, dalle priorità e dalle condizioni a cui legare l'erogazione dei fondi Ue. La proposta più controversa l'ha messa sul tavolo la cancelliera tedesca Angela Merkel, chiedendo di legare l'erogazione dei fondi Ue alla volontà e alla capacità di accoglienza dei migranti. Un'idea che è stata subito bocciata dai Paesi del gruppo di Visegrad, che di fatto in questi anni si sono rifiutati di prendere la loro quota di richiedenti asilo da Italia e Grecia. Chi invece si è apertamente schierato in favore della proposta tedesca è stato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. «Noi aspettiamo che i Paesi dell'Est rispettino il principio della solidarietà», ha detto, precisando che «in questo momento c’è poca solidarietà da parte dei Paesi dell’est». Sulla stessa linea il premier italiano Paolo Gentiloni: «Non c'è dubbio che rispetto al bilancio di alcuni anni fa oggi la priorità delle questioni migratorie debba diventare una parte fondamentale dell'impegno finanziario dell'Ue».

Stato di diritto  

La condizionalità non disciplinerebbe solo la solidarietà nella crisi migratoria, ma anche il rispetto delle regole Ue, Stato di diritto compreso. «La discussione è aperta anche nel Collegio dei commissari, ma bisognerà vedere se questa condizionalità ha senso, cioè se può stimolare il rispetto dei valori fondamentali dell'Ue o se invece a farne le spese sarebbero solo gli agricoltori, i cittadini e i ricercatori europei. I servizi giuridici stanno preparando una bozza di testo che vorremmo presentare dopo Pasqua», ha riferito il commissario Ue al bilancio, Gunther Oettinger. Un chiaro messaggio ai Visegrad, in particolare a Ungheria e Polonia.

Il no dei Visegrad  

Come non danneggiare i cittadini europei resta dunque il dilemma di Bruxelles nel porre la condizionalità. Ma non è l’unico ostacolo. «Vedo enormi problemi legati all'attuazione di questo concetto politico, potrebbe portare alla limitazione dei diritti degli Stati membri custoditi dal trattato Ue. Abbiamo bisogno di vedere il testo legale, non solo l'idea politica», ha detto il ​​ministro polacco degli Affari europei Konrad Szymanski. «Non si può pretendere di fare appello al trattato per avere i fondi europei e poi non rispettare il trattato quando si tratta di solidarietà», è la secca replica di Tajani.

Fondi europei, scettro a est

Lo scettro di grandi beneficiari netti dei fondi europei nel 2016 è andato con ampio margine all'Est Europa, con la Romania in testa e, in particolare, i quattro Visegrad nei primi sette Paesi che hanno ricevuto di più rispetto a quanto hanno versato. Secondo gli ultimi dati disponibili, sono stati invece una minoranza, nove, i Paesi che hanno versato all'Ue più di quanto abbiano ricevuto. Per tutti gli altri, invece, il saldo è stato positivo. L’Italia è al quarto posto, dopo Germania, Francia e Regno Unito, tra chi versa proporzionalmente di più nelle tasche dell'Unione, ricevendo però meno. Dal 2001 al 2016, il saldo per Roma è sempre stato negativo, con un picco passivo nel 2011 di quasi 6 miliardi di euro. Anche nel 2016 il gap si è confermato a sfavore del bilancio italiano per 2,3 miliardi, con quasi 14 miliardi versati e poco più di 11,5 ricevuti. Oltre all'Italia, i maggiori contribuenti netti al bilancio Ue nel 2016 sono stati Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Svezia, Austria, Danimarca e Finlandia. In termini assoluti, le maggiori economie sborsano contributi più alti, con circa il 75% dei pagamenti che vengono calcolati sul Pil lordo dei Paesi. Questo, a ovest, però non vale ad esempio per la Spagna, quinta economia europea ma beneficiaria netta.

Risorse

La Brexit causerà un 'buco' da 10-15 miliardi l'anno e, dal 2021 in poi, per fare fronte alle nuove sfide - migrazioni, difesa, sicurezza - senza intaccare le politiche di coesione e i fondi destinati all'agricoltura sarà indispensabile accrescere i contributi nazionali oppure trovare nuove risorse comuni che potrebbero venire, ad esempio, dalla web tax. «Molti, 14 o 15 Paesi, oggi si sono detti disposti ad aumentare i loro contributi», ha detto il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Peccato che, anche nell’ovest dell’Europa, l’unanimità necessaria all'accordo non ci sia, con un’agguerrita pattuglia di 'falchi' nordici formata da Olanda, Svezia, Danimarca e Austria che non ne vuol sentir parlare.

Un anno di tempo

Il vero confronto scatterà comunque solo dopo che la Commissione Ue presenterà a maggio le sue proposte. Con l'obiettivo di chiudere le trattative possibilmente prima delle elezioni europee che si svolgeranno a maggio del 2019. «La volta scorsa si impiegò circa un anno e mezzo, e questa volta qualcuno dice che si potrebbe fare tutto in un anno, non è detto. Naturalmente ogni Paese ha le sue priorità», ha frenato Gentiloni. L’approvazione del bilancio Ue entro il 2019, è «ambiziosa», «ma oggi è stata mostrata buona volontà da tutte le parti», ha detto la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che vuole «accelerare il processo» e tiene alto il punto sul connubio soldi-regole. I Visegrad sono avvertiti: prendere i soldi e scappare, in questo caso, non vale. 

@raelisewin

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