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A un anno dai Panama Papers, la lotta al riciclaggio è ancora lontana

A un anno dallo scandalo dei Panama Papers le norme Ue sull’antiriciclaggio non sono sufficienti a frenare e prevenire il flusso di denaro corrotto che attraversa i centri finanziari europei.

REUTERS/Yves Herman
REUTERS/Yves Herman

È l’amara constatazione che emerge dal rapporto di Transparency International “Under the Shell : Ending Money Laundering in Europe”. Dopo la retorica politica, si legge nel rapporto, seguita allo scandalo, si registrano ancora problemi nelle regole Ue antiriciclaggio e nella loro implementazione negli stati membri. Nelle negoziazioni per una riforma nella legislazione europea antiriciclaggio gli stati Ue hanno escluso l’accesso pubblico alle informazioni sulle identità di coloro che posseggono e controllano società di comodo, o meglio conosciuti come titolari effettivi.  Questo tipo di società  e altri veicoli finanziari sono quelle risultate coinvolte proprio nei Panama Papers.

“Sembra che gli Stati Ue soffrano già di amnesia ad un anno dai Panama Papers. Negando il pubblico accesso alle informazioni dei proprietari di società di comodo gli stati Ue stanno permettendo alle società opache di crescere” - ha dichiarato Laure Brillaud Policy Officer per la lotta contro il riciclaggio di Transparency International- “Non solo abbiamo bisogno di una applicazione più efficace delle norme, ma anche di regole migliori”.

In Italia informazioni sui beneficiari effettivi solo a chi ha un interesse legittimo

Il report analizza i settori ritenuti più a rischio riciclaggio come il gioco d’azzardo, il settore immobiliare, le valute virtuali e le performance nella trasparenza di sei paesi (Slovenia, Italia , Repubblica Ceca, Lussemburgo, Olanda e Portogallo) nessuno di questi raggiunge gli standard più elevati di trasparenza.  La Slovenia sembra aggiudicarsi il miglior punteggio in termini di trasparenza, in quanto ha recentemente deciso di rendere completamente pubblico un registro dei beneficiari effettivi con l’obiettivo di includere ogni società o fondo fiduciario che realizzi business o abbia responsabilità fiscali nel paese.  Anche l’Olanda è sulla strada di rendere pubbliche le informazioni sulle società, ma rimane ancora nel buio. La Repubblica Ceca e l’Italia hanno optato per una interpretazione più ristrettiva delle norme Ue correnti limitando l’accesso alle informazioni sui titolari effettivi delle società solo a coloro che hanno un “interesse legittimo” nei casi si sia già verificato il sospetto di riciclaggio di denaro o di finanziamenti terroristici.  Mentre il Portogallo e il Lussemburgo non hanno “ancora annunciato la trasposizione delle norme della  quarta direttiva antiriciclaggio soprattutto riguardo alle condizioni di accesso alle informazioni sui titolari effettivi.

Per quanto riguarda l’Italia, dalla lunga e continua esperienza di lotta alla mafia e al crimine, organizzato le autorità pubbliche italiane dimostrano di avere una conoscenza abbastanza chiara rispetto ad altri paesi dei rischi di riciclaggio di denaro collegati all’utilizzo di società di comodo e di fondi fiduciari. L’attuale registro di affari in Italia contiene già un gran numero di informazioni sui titolari effettivi che finora può essere consultato pubblicamente dietro pagamento. Secondo le testimonianze raccolte da Transparency International nella maggioranza dei casi i titolari effettivi corrispondono con le proprietà legali a cui si può accedere tramite i registri delle società . L’autorità italiana per la valutazione dei rischi afferma che “il problema di accesso alle informazioni che riguardano i titolari effettivi costituisce appena l’1% di 6 milioni di imprese registrate”. Appare poco chiara a questo punto in Italia, la trasposizione della quarta direttiva antiriciclaggio (AMLD IV) che interpreta l’accesso alle informazioni sui titolari effettivi in maniera limitante “solo dietro interesse legittimo “. Ciò significa che si rende possibile l’accesso ai dati sui titolari effettivi di società solo alle parti coinvolte in un procedimento legale e solo alle entità coinvolte nel caso e che siano indagate mentre le informazioni sui titolari effettivi di fondi fiduciari non sono pubblici.

Tra i problemi sottolineati dal rapporto vi è anche la mancanza di denuncia alle autorità pubbliche da parte degli enti professionali di sospetti di attività di corruzione, questo in particolare è il caso di avvocati e notai. La Commissione Ue ha cercato di rispondere ad alcune di queste mancanze nel sistema di antiriciclaggio con la bozza di revisione della Quarta direttiva antiriciclaggio e gli emendamenti proposti dal Parlamento Ue chiedono tra l’altro di includere i fondi fiduciari privati e commerciali nei registri dei beneficiari effettivi. Ora si attende la decisione del Consiglio dell’Ue rispetto alle revisioni proposte.

Transparency International chiede fermamente che l’accesso alle informazioni di tutte le società e i fondi fiduciari operanti in uno stata membro anche quando non abbiano sede in Ue siano completamente accessibili.

@IreneGiuntella

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