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Vietato pregare in modo ostentato

Un ginnasio tedesco vorrebbe regolamentare il modo di pregare di alcuni alunni musulmani troppo rigorosi. Ma sempre più giovani al rap preferiscono i versetti.

Studenti tra i 16 e i 21 anni frequentano una lezione sui principi fondamentali in materia di diritto in una scuola professionale a Ansbach, Germania. REUTERS/Michaela Rehle
Studenti tra i 16 e i 21 anni frequentano una lezione sui principi fondamentali in materia di diritto in una scuola professionale a Ansbach, Germania. REUTERS/Michaela Rehle

Può esistere un abbigliamento provocatorio, può esistere un modo di fare provocatorio, e ancora un di parlare, ma può esistere anche un modo di pregare provocatorio?
A quanto pare sì. Almeno questo ha pensato la direzione del ginnasio Johann Rau di Wuppertal, popolosa città nel Nordrhein-Westfalen. O meglio, così hanno percepito alcuni insegnanti e studenti il modo di pregare di un gruppo di ragazzi musulmani. E così, la direzione scolastica ha diramato una circolare interna per il corpo insegnanti, nella quale si leggeva: “Nelle ultime settimane si è potuto ripetutamente osservare un modo di pregare particolarmente ostentato da parte degli studenti e delle studentesse musulmane: abluzioni nei bagni scolastici, utilizzo del tappeto di preghiera, assunzione di particolari posture. E questo ha messo a disagio i loro compagni”. E dato che un modo di pregare così assertivo non è ammesso all’interno di una struttura scolastica, preposta per sua natura anche al compito di facilitare l’integrazione e la convivenza pacifica, la circolare sollecitava gli insegnati a parlare con gli alunni, invitandoli gentilmente a un comportamento più consono al luogo, ma anche ad annotarsi i loro nomi.

E’ stata soprattutto l’idea della “lista dei nomi” ad accendere il dibattito, anche se la scuola ha provato immediatamente a rassicurare, spiegando che l’annotazione dei nomi doveva servire solo per prendere contatto diretto con i ragazzi e proporre loro luoghi di preghiera alternativi e più riparati.

Secondo quanto dichiarato dal portavoce del sindaco di Wuppertal a un quotidiano locale, la direzione scolastica dal punto di vista giuridico non ha fatto nulla di sbagliato, avvalendosi degli strumenti normativi a sua disposizione. “Perché come prevede la costituzione, il regolare funzionamento scolastico, didattica compresa, hanno la precedenza sulla libertà di culto. Motivo per cui le ragazze musulmane sono, per esempio, tenute a partecipare alle lezioni di nuoto”. Certo la direzione poteva scegliere una formulazione più attenta, ha ammesso il portavoce.

Quello del ginnasio di Wuppertal non è comunque il primo caso in cui studenti di religione musulmana cercano di anteporre i precetti religiosi alle regole scolastiche, fa notare il quotidiano Welt. In un altro ginnasio, sempre della stessa regione, uno studente aveva preteso di poter abbandonare ogni venerdì le lezioni, per partecipare alla tradizionale preghiera pubblica del venerdì in moschea.

Molto si è scritto dunque in questi giorni sul provvedimento preso dalla direzione del ginnasio di Wuppertal, e come succede normalmente per questioni simili, si sono formate due fazioni. Chi si appella all’articolo 4 della Costituzione tedesca, che prevede la libertà di culto e dunque critica le misure prese dal ginnasio di Wuppertal, e chi invece reputa il provvedimento corretto, magari passabile di un tocco di maggior diplomazia, ma nella sostanza corretto, perché, come ricorda sempre il quotidiano Welt, già anni fa una sentenza per un caso simile a Berlino, aveva decretato che la preghiera ostentata a mo’ di vessillo (più che di semplice atto) può fomentare conflitti.

Senza entrare in merito alle diverse posizioni, quello che però stupisce è come mai i media non sollevino anche un'altra questione strettamente collegata e che nei fatti sarebbe importante capire per il qui e ora così come per il futuro.

Da quando e, soprattutto, come mai i ginnasiali musulmani, o una parte di loro, ha iniziato a usare la religione, anche in chiave di manifestazione politica. E’ vero che, ormai già diversi anni fa, sempre più ragazze di religione musulmana hanno cominciato a portare il copricapo. Anche per loro un segno di appartenenza di fede e comunità. E ancora perché questo atteggiamento sempre più assertivo?

Susanne Schröter, etnologa e autrice del volume da poco pubblicato in Germania “Dio è più prossimo della propria giugulare”, in un’intervista al quotidiano Frankfurter Neue Presse, alla domanda su quanti musulmani rigorosamente osservanti vivano in Germania risponde che non ci sono numeri certi: “Personalmente credo che un quarto di questi sia praticante rigorose, e sono in crescita. E’ soprattutto il numero dei giovani a crescere, particolarmente attirati da questa religiosità rigorosa. E’ tra di loro che l’islam ultraconservatore va per la maggiore, probabilmente anche perché fatto di simboli, versi, musica. Insomma capace di forgiare uno stile di vita particolare”. Ciò non vuole però dire che questa religiosità sia necessariamente l’anticamera del fondamentalismo, avverte la scrittrice, anche se ovviamente non si può nemmeno escludere una evoluzione in tal senso. Forse varrebbe la pena, capire meglio questi giovani che al rap preferiscono il richiamo del muezzin.

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