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La virata sovranista del centrosinistra europeo

Frontiere sigillate, campi profughi all’estero, addio al multiculturalismo. Guidati dai danesi, i partiti socialdemocratici europei ad Amsterdam preparano una svolta sulle migrazioni per fermare i populisti alle urne. Adottando le loro stesse politiche, con toni più miti. E il Pd?

Un migrante viene fotografato dalla polizia dopo essere sbarcato a Catania. REUTERS/Guglielmo Mangiapane
Un migrante viene fotografato dalla polizia dopo essere sbarcato a Catania. REUTERS/Guglielmo Mangiapane

Nella settimana della Giornata mondiale del rifugiato è passata piuttosto inosservata sulla stampa italiana la riunione ad Amsterdam dei leader della famiglia socialdemocratica europea per discutere proprio di migranti:  i segretari dei partiti socialisti di Belgio, Danimarca e Austria, quello dei laburisti olandesi e Maurizio Martina per il Pd, si sono dati appuntamento per un brainstorming a proposito della questione immigrazione in Europa. Anzi, per cercare una via d’uscita socialdemocratica alla crisi, che ha dato il colpo di grazia  elettorale ai centro-sinistra di mezzo continente. Assenti il premier Pedro Sanchez e la leader dell’Spd tedesco Andrea Nahles a causa della situazione politica nei loro Paesi.

Se le battute di Martina, all’Ansa, a proposito del summit, si sono limitate a formule di rito come «Trovare azioni coordinate di risposta al tema epocale dei migranti, diversamente da chi anche in Italia specula su questo tema con la propaganda quotidiana pericolosa, improduttiva ed inefficace», sembra invece ben chiaro l’indirizzo che il Pes adotterà per frenare l’avanzata populista, soprattutto in vista delle europee del prossimo anno.

A dettare la linea a questo inedito asse socialista nord-sud è Mette Frederiksen, la leader dei socialdemocratici danesi, unico partito di centro-sinistra che viaggia con il vento dei sondaggi in poppa. Mentre i colleghi giunti ad Amsterdam contano ancora le perdite dello tsunami populista, i danesi hanno ben chiaro cosa fare per tornare a vincere: frontiere chiuse a migranti e rifugiati - da accogliere nei centri profughi delle loro regioni di provenienza - “prima i danesi”, assimilazione  forzata delle minoranze non occidentali per frenare l’emergere di società parallele, quartieri con quote per gli immigrati e stop all'idea “l’islam non puo’ essere criticato”. Stando al programma olandese Nieuwsuur, la svolta social-conservatrice sarebbe stata vista con interesse soprattutto da Lodewijk Asscher, leader dei laburisti olandesi, partito decimato nei consensi alle ultime elezioni.

Un percorso insomma che passa per l’addio al multiculturalismo e per una - sostanziale - presa d’atto che i populisti sono qui per restare: con pragmatismo ma “aiutarli a casa loro” è oggi uno slogan anche del centro-sinistra europeo. E pur con preamboli di sostegno e solidarietà a chi fugge da povertà e guerre, l’indirizzo è un’inversione di marcia sul tema delle migrazioni ed un’adozione gentile, almeno nei toni, delle politiche promosse da destra e populisti.

Lodewijk Asscher, già ministro degli Affari sociali nel governo Rutte II, ha reso pubbliche le proposte del suo partito: un “piano Marshall per l’Africa”, campi profughi lontani dall’Europa. Obbligo per i nuovi arrivati di conformarsi ai valori del Paese ospitante. 

Sarà questo l’orientamento futuro dei socialdemocratici? Difficile dire se gli ultimi tempi segnino l’alba del sovranismo in salsa socialista ma un dato è certo: l’abbandono di quei valori  universali, messi dal dopoguerra in calce nei testi dei trattati internazionali, anche da parte di alcuni eredi di quella tradizione, almeno in nord Europa, è visto come necessario per riconquistare il consenso perduto. 

“Trucchi contabili” per aggirare i trattati internazionali, come l’esternalizzazione delle frontiere, i respingimenti e l’accoglienza in Stati terzi non sono più tabù per il malandato centro sinistra europeo.

 @msfregola 

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