eastwest challenge banner leaderboard

Che 2016 sarà per l’America senza bussole?

Indietro

Non sono poche le sfide che si trova di fronte l’America nell’anno che si è appena aperto. Economia, sicurezza internazionale ed elezioni. È un 2016 in salita quello che attende Washington. Dopo un anno difficile, controverso e instabile, non tanto dal punto di vista economico quanto da quello geopolitico, gli USA hanno la possibilità di riguadagnare quel posto sullo scacchiere internazionale che da troppi decenni non hanno più.

Democratic U.S. presidential candidate Hillary Clinton. New York City, December 14, 2015. REUTERS/Mike Segar

Prima di tutto, l’economia. È questa la prima incognita degli USA. Nel 2015 la Federal Reserve ha cominciato l’exit strategy dalla politica monetaria fatta di stimoli monetari e tassi prossimi allo zero (Zero interest rate policy, o Zirp). Una decisione, quella presa da Janet Yellen e dal Federal open market committee (Fomc), le cui conseguenze si vedranno solo in quest’anno. Le stime macroeconomiche del Fondo monetario internazionale vedono l’economia USA in crescita di circa 2.5 punti percentuali nell’anno appena iniziato. Pure la Fed prevede lo stesso ritmo di espansione. Ed è lecito immaginarsi almeno tre innalzamenti del tasso di riferimento nel 2016, sempre che non ci siano shock esogeni. La Cina e la sua correzione del mercato azionario preoccupa, così come il rallentamento degli Emergenti. La Yellen sa che la strada verso la normalizzazione è lunga e irta di ostacoli e di variabili. Sa anche però che ogni mossa dovrà essere supportata dai dati, non dalle richieste degli investitori internazionali. Riuscirà a resistere alle sirene di questi ultimi? Riuscirà a smarcarsi dalla forward guidance estrema che ha creato aspettative vincolati, per la Fed, sui mercati finanziari? Non è chiaro, dato che trattasi di una situazione in cui, almeno per ora, la Fed è di fatto schiava delle aspettative che lei stessa ha creato nel corso del 2015.

Il  punto dolente degli USA è invece il terrorismo. Come gestire il crescente disordine a livello globale? Il Medioriente continua a essere una polveriera. La guerra religiosa tra sunniti e sciiti continua senza sosta. Il conflitto tra Al-Qaeda e Islamic state (Is) pure. In più, ci sono gli squilibri globali provocati dal calo del prezzo del petrolio. E in questo scenario, dove si trovano gli USA? Per parafrasare John Fitzgerald Kennedy, la politica interna può difendere gli Stati Uniti, ma la politica estera può ucciderli. Se Washington non riuscirà a tornare protagonista, in positivo, sul fronte delle relazioni internazionali, è difficile che possa esserci un miglioramento della situazione odierna, in cui il terrore condiziona ogni singolo movimento di quello che viene considerato Occidente. Ma per farlo, prima di tutto, occorre fare un passo indietro e comprendere le ragioni che stanno dietro al terrorismo jihadista. Non basta creare un nemico quasi invisibile. Serve capire qual è quel nemico. E nel caso di Al-Qaeda e Is, è palese che attaccare l’Occidente sia uno strumento di propaganda. Più si perdono territori in patria, più si guarda fuori per dimostrare all’uno o all’altro gruppo di essere i più forti. Anche e soprattutto con armi e attacchi non convenzionali.

Gli USA devono quindi decidere cosa fare del proprio futuro. In altre parole, o guidare in modo concreto una coalizione internazionale contro il terrorismo o continuare sulla strada attuale, fatta di poca incisività e troppe incertezze. La domanda che ci si pone nei think tank a Washington è solo una: riuscirà il nuovo presidente americano, dopo la discussa esperienza di Barack Obama sul fronte geopolitico, a far riguadagnare agli USA un ruolo dominante a livello globale? Ed è qui che si arriva all’ultimo punto.

Infine, infatti, troviamo la terza e più grande incognita: le elezioni. Se è vero che la democratica Hillary Clinton sembra ormai proiettata verso la Casa bianca, è altrettanto vero che la scheggia impazzita Donald Trump potrebbe regalare qualche sussulto agli analisti politici. Questo perché con la sua imprevedibilità ha fatto e continua a fare breccia nel cuore di molti americani, delusi dalle alternative repubblicane. Certo, ci sono Marco Rubio, che piace alle mamme e pure ai repubblicani moderati, e Ted Cruz, che continua a riscuotere successi nel Sud e nel Midwest, ma Trump pare avere una marcia in più. È quella del populismo calcolato, che si unisce all’iconoclastia delle logiche elettorali in casa GOP e dem. Trump alle spalle ha solo sé stesso e i suoi soldi, non le corporation o Wall Street. È la parabola del self-made-man che sta conquistando sempre più elettori, delusi e stanchi del meccanismo di raccolta fondi tipica del sistema elettorale statunitense. Tuttavia, è difficile pensare che Trump sia il cavallo vincente. La sua potrebbe essere una parabola simile a quella vissuta da Marine Le Pen e dal Front National all’ultimo tornata elettorale in Francia. Messo di fronte alla scelta tra un incendiario, Trump, e una politica a tutto tondo, Clinton, l’elettore medio americano potrebbe non gradire le continue provocazioni del primo e scegliere la fermezza e la visione di lungo periodo della seconda.

La sfida maggiore, sotto il profilo politico, sarà quella di ritrovare un equilibrio che pare ormai perduto. Se sul piano economico gli sforzi della Federal Riserve sembrano aver dato un nuovo slancio all’economia dopo il fallimento di Lehman Brothers, avvenuto il 15 settembre 2008, sulla politica estera ci sono ancora troppe ombre. Le responsabilità non sono solo di Obama - è lapalissiano - perché basta ricordarsi i saggi di Paul Kennedy e Francis Fukuyama per comprendere da dove derivi il declino dell’influenza statunitense a livello globale. Ma è proprio per questo che nel 2016 Washington potrebbe compiere il primo passo verso una nuova età dell’oro degli USA.

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

Eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città. Invia la tua domanda a eastwest

GUALA