I tradimenti di Tsipras e le speranze perdute dei greci

Provate a essere nei panni di un cittadino medio di Atene, Grecia. Provateci per un attimo, bastano dieci minuti. Sono passati cinque giorni dal referendum sull’accettazione, o meno, del programma di sostegno che i creditori internazionali hanno proposto al primo ministro Alexis Tsipras. Un referendum che ha dato un esito netto: “No”.

Athens, GreeceA vendor waits for customers outside his shop in central Athens, Greece, July 10, 2015. The Greek parliament will give the government a mandate to negotiate with creditors for a cash-for-reforms deal, the parliamentary spokesman of the ruling Syriza party told reporters on Friday. REUTERS/Christian Hartmann
Athens, GreeceA vendor waits for customers outside his shop in central Athens, Greece, July 10, 2015. The Greek parliament will give the government a mandate to negotiate with creditors for a cash-for-reforms deal, the parliamentary spokesman of the ruling Syriza party told reporters on Friday. REUTERS/Christian Hartmann
Eppure, dopo esservi svegliati qualche giorno fa con le banche chiuse, con un limite di prelievo al bancomat di 60 euro al giorno e con l’oggettivo pericolo di un ritorno della dracma, oggi vi siete alzati e avete letto sui giornali che il governo Tsipras ha inviato all’Ue le sue ultime proposte di riforme. “Ma sono ben più pesanti di quelle proposte prima!”, direte voi. Già. 

L’ultima è stata una notte lunga fra Atene e Bruxelles. Alla fine, non senza qualche difficoltà (prima sono state inviate non firmate, poi si è rimediato), le proposte del governo ellenico sono arrivate sui tavoli di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, e di Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo. Qui non vogliamo semplicemente copiare e incollare il contenuto delle lettere. Esso è liberamente consultabile qui. È più interessante, invece, vedere qual è stato il totale cambio nell’atteggiamento del primo ministro ellenico negli ultimi giorni. Per la precisione, dopo il referendum che, a detta dei policymaker europei (e non solo), ha totalmente distrutto la fiducia - non elevatissima, peraltro - che c’era nel governo a trazione Syriza. Una fiducia che è però fondamentale per ritrovare la via per uscire dall’abisso in cui si trova attualmente Atene. Non è un caso che più di un funzionario europeo mi abbia definito la mossa di Tsipras come “un tradimento verso l’intera eurozona”. 

La narrativa del dopo referendum è stata quantomeno un esercizio di dialettica politica, per Tsipras. Dopo aver invocato il giudizio popolare contro una proposta, quella dei creditori internazionali, considerata inadeguata sul fronte fiscale perché troppo pesante, Tsipras si è recato a Bruxelles per negoziare. Non prima però di aver cambiato il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, troppo radicale e poco incline alla negoziazione, con il più moderato Euclid Tsakalotos. Il problema è che, venendo meno la fiducia dei partner europei, è venuta meno anche la capacità negoziale di Tsipras. Con tutte le conseguenze sui cittadini che si possono immaginare. 

Dopo aver creduto nel sogno di un futuro migliore in gennaio, quando Tsipras ha vinto le elezioni, i greci sono stati illusi che le riforme strutturali per rendere sostenibile nel lungo periodo un’economia che non lo è non fossero più necessarie. Ma così non è. Leggendo nel dettaglio la proposta di Tsipras e Tsakalotos, emergono tutte le lacune dell’economia greca. Eppure, questo sembra un aspetto dimenticato nella narrazione della crisi ellenica, che dal piano meramente economico si è spostata su quello politico, estremizzando tutte le posizioni, sia quelle europee sia quelle greche. Il potpourri delle ultime settimane è stato imbarazzante da ambo le parti, e la reputazione dell’intera eurozona è stata minata in modo considerevole agli occhi degli investitori internazionali. 

A oggi, venerdì 10 luglio alle ore 12:00, lo spazio per le trattative è risicato. La DG ECFIN della Commissione Ue sta esaminando la sostenibilità delle proposte, darà una prima risposta entro la fine della giornata e c’è anche la possibilità che il vertice europeo di domenica non si tenga, se domani l’Eurogruppo troverà un accordo per il piano di supporto alla Grecia. Ma poi ci sarà il dopo, ovvero la piena adozione delle misure da parte di un governo, quello Tsipras, che rischia di trovarsi nella condizione di dover essere totalmente rivisto da lunedì. L’ala più radicale di Syriza, infatti, ha già deciso di non appoggiare le lettere del suo primo ministro. Vale a dire, crisi di governo in arrivo. E poi? 

E poi bisognerà pensare a come traghettare la Grecia lungo l’estate e verso un terzo programma di salvataggio, questa volta gestito con l’assistenza finanziaria dello European stability mechanism (Esm). La Grecia ha fatto domanda per un prestito triennale da 53,5 miliardi di euro, ovvero quanto calcolato dal Fondo monetario internazionale (Fmi) nell’ultima Debt sustainability analysis. Ma prima, ci dovrà essere un impegno concreto all’adozione, piena e veloce, delle misure contenute nell’ultima proposta greca. Poi, solo dopo questo passaggio, non scontato, potrà iniziare il discorso su un’eventuale ristrutturazione del debito sovrano ellenico. E dire che questo, insieme al mancato completamento del secondo programma di salvataggio, era proprio uno dei punti cardine del programma elettorale di Syriza. In ogni caso, non sarà né un percorso semplice né indolore. 

La morale in questa storia greca di mezza estate non c’è. O meglio, non ancora. Tutto dipenderà dalle prossime 72 ore, quelle in cui si capirà se la Grecia potrà uscire dall’abisso o no. Quello che è certo, è che per adesso, e ancora per qualche giorno, o forse settimana, le banche elleniche continueranno a restare chiuse e il cittadino medio di Atene resterà perso, senza bussola e senza speranze, dopo aver creduto alle illusioni della demagogia. Traditi da Tsipras? A oggi, sì. 

@FGoria
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