Iran: l’accordo di Losanna è positivo, ma restano alcuni dubbi

Losanna è una cittadina che prima di ieri era celebre per essere la capitale olimpica, quale sede del Comitato olimpico internazionale. Ma da alcune ore sarà anche ricordata come il luogo in cui è stato trovato l’accordo fra Iran e il Gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna più Germania) sul nucleare. Una vittoria per Washington e Teheran, una sconfitta per Israele, Arabia Saudita, Egitto e gli altri Paesi sunniti. Ma anche una vittoria di quella diplomazia di scopo che permetterà all’Iran di sviluppare la propria economia e agli USA di monitorare passo dopo passo i programmi di arricchimento dell’uranio iraniano. Non mancano però alcune incognite.

REUTERS/Brendan Smialowski/Pool

Il segretario di Stato statunitense John Kerry è raggiante. Come lui, il presidente americano Barack Obama. Stesso dicasi per il Il presidente iraniano Hassan Rohani. L’intesa trovata a Losanna, secondo Obama, allontana la possibilità che Teheran produca un ordigno nucleare. “Il mondo è più sicuro, senza dubbio. È un buon accordo”, ha detto Obama, conscio che ci sono ancora mesi di trattative per arrivare a un punto finale, definitivo. Infatti, anche il ministro francese degli Esteri, Laurent Fabius, ha definito “positivo” lo stadio di avanzamento dei negoziati, anche se “molti quesiti e dettagli devono ancora risolti”. Il tempo sarà galantuomo, è l’impressione, perché i passi avanti fatti sono stati molti. E non tutti erano scontati. Se è vero che si è arrivati a un’intesa in ritardo di due giorni sulla tabella di marcia, è altrettanto vero che le concessioni da ambo le parti sono state molte e tutte significative. Segno che c’era la volontà politica e diplomatica a trovare una soluzione che convenisse a tutti.

I dettagli sono cruciali. L’Iran si è impegnato a ridurre di due terzi le centrifughe. Rimarranno in vita solo le 5060 centrifughe modello IR-1 di prima generazione. Inoltre, Teheran ha deciso di non arricchire l’uranio oltre il 3,67% per i prossimi quindici anni. Inoltre, ha acconsentito a essere monitorato nel dettaglio dall’International Atomic Energy Agency (IAEA), che a detta di Obama non farà sconti. Le verifiche dell’IAEA saranno fondamentali per elevare le sanzioni che attualmente sono presenti sulla testa del Paese. E poi, via fino a giugno, come ha detto Rohani: “L’accordo è stato trovato sui parametri chiave. Cominciamo immediatamente a lavorare sulla stesura, che verrà completata entro il 30 giugno”. Un inizio promettente, che permette a Teheran di utilizzare il nucleare per uso civile, ma limita la capacità di dotarsi di un’arma nucleare. Almeno in teoria.

Uno dei più soddisfatti è il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, il quale ha sottolineato che l’intesa servirà al Paese a trovare una nuova dimensione nello scacchiere internazionale. È vero, perché se le sanzioni saranno tolte, l’Iran potrà cominciare a tirare giovamento dalla globalizzazione. Meno sanzioni economiche, più possibilità di commercio internazionale, più prosperità. Ed è proprio quello che pensano anche gli iraniani, i quali hanno subito festeggiato l’accordo di Losanna con caroselli festanti di autovetture che facevano risuonare i clacson nelle maggiori città del Paese. Per loro è arrivata la possibilità di pensare al futuro in modo più roseo che in passato. Ma è felice anche Washington, la quale sta lentamente dimostrando di poter giocare un ruolo diplomatico significativo in un mondo senza bussole e senza certezze. 

Chi non vede bene l’intesa sono tre Paesi su tutti. Israele, Egitto e Arabia Saudita. Secondo il ministro della Sicurezza Interna israeliano, Yuval Steinitz, “i sorrisi di Losanna sono distaccati dalla realtà perché l’Iran non fa concessioni sul nucleare e continua a minacciare il Medio Oriente grazie a un accordo cattivo e pericoloso”. E Israele è pronta a tutto, fin da oggi, primo giorno di Pesach, per proteggersi. Come ha ribadito il primo ministro premier Benyamin Netanyahu, Israele non consentirà che l’Iran diventi una forza nucleare. E se questo significa anche agire militarmente, il Paese è pronto. Del resto, dicono gli israeliani, è vero che sarà chiuso l’impianto di Arak, ma è altrettanto vero che resterà attivo quello di Natanz, e Teheran potrà in ogni caso dotarsi di una bomba atomica nell’arco di 12 mesi. 

In effetti, ci sono alcune domande ancora senza risposta. Quando termineranno le sanzioni? In che modo agirà l’IAEA? Quale sarà, se mai ci sarà, la pressione delle autorità iraniane sull’IAEA? In che modo sarà implementato, all’interno del Paese, l’Additional Protocol to the Non-Proliferation Treaty? Come ha spiegato Karim Sadjapour del think tank Carnegie Endowment for International Peace esistono diverse versioni dell’intesa, da quella statunitense a quella europea, quindi su quale si lavorerà a partire da oggi? Ancora, quale sarà il ruolo di chi non è soddisfatto dell’accordo di Losanna? Lasceranno che la diplomazia americana prenda il sopravvento o la mineranno? E infine, Rohani è sicuro di poter gestire il Paese in modo preciso, duraturo e sostenibile? Per ora, sono tutte domande che non hanno una risposta e che potrebbero minare un’intesa certamente storica, ma anche fragile. 


Twitter: @FGoria


 

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