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Perché Gran Bretagna? Perché?

WASHINGTON, DC - Ci sono due elementi che fanno clamore negli USA che si sono addormentati leggendo che, secondo la BBC, il Regno Unito ha votato per uscire dall’Europa. Il primo, quello più ovvio, riguarda le ripercussioni economiche. Il costo dell’uscita, in pratica. Un costo che potrà impattare, e lo ha già fatto, sui mercati finanziari internazionali, da Seoul a Tokyo, passando ovviamente per Londra. Il secondo, meno immediato, è il futuro dell’intera Unione europea, che si appresta a perdere uno dei suoi protagonisti. Ed è quest’ultimo punto che fa tremare i polsi di chiunque.

REUTERS/Toby Melville

Quando sabato 13 settembre 2008 la maggior parte degli operatori di Wall Street iniziò a guardarsi negli occhi come mai fatto prima, voleva dire che lo tsunami era ormai inarrestabile. Stava arrivando, con una velocità e una potenza inarrestabili. Nessuno poteva sapere ciò che sarebbe successo. Quello tsunami aveva un nome e un cognome: Lehman Brothers. Era la quarta banca statunitense. E stava crollando, anche se in molti non ci volevano credere. «Sarà salvata, stai tranquillo», mi diceva un gestore di hedge fund californiano all’epoca. Il 15 settembre 2008, tuttavia, il mondo scoprì cosa significa fare i conti con le singolarità. Eventi così bizzarri e così unici che sono difficili da prevedere. In pratica, è come se un giorno ci svegliassimo e ci accorgessimo che no, il sole non è sorto. E non sorgerà mai più. Ecco, così si può definire il voto del referendum tenuto nel Regno Unito.

Dopo mesi di costante bombardamento mediatico per il Remain e per il Leave, ha vinto quest’ultima sponda. E si badi bene: o il Remain vinceva con almeno 20 punti percentuali di distacco o sarebbe stato pressoché uguale il risultato. Il Paese, il Regno Unito, è diviso. Diviso sull’appartenenza a quella che dovrebbe essere una delle incredibili vittorie del continente europeo. Dopo secoli di guerra, mai c’era stata una così duratura pace come dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma nonostante questo, il Regno Unito ha deciso per il Leave.

Le ragioni sono tante e non possono essere trattate in un semplice editoriale. Ci vorrebbero decine di libri per spiegare cosa ha portato il Regno Unito a votare così. Quello che ci preoccupa sono le conseguenze. L’onda populista nel Sud Europa non farà altro che cavalcare, coi più beceri modi che ben conosciamo, il voto del Regno Unito, destabilizzando un’area economica già fragile e disomogenea. Come infatti ricordato da Valentijn van Nieuwenhuijzen, Chief Strategist adi NN Investment Partners, «le conseguenze politiche, invece, sono potenzialmente considerevoli». Secondo van Nieuwenhuijzen, «una Brexit infatti non solo porterebbe verso un’ulteriore disgregazione politica all’interno del Regno Unito, ma l’incertezza che ne deriva potrebbe anche diffondersi attraverso la Manica, incoraggiando anche altri Paesi e/o movimenti politici all’interno dell’Unione europea a cercare l’indipendenza». Traduzione: Italia, Spagna, Austria e Grecia potrebbero sentirsi legittimati a fare lo stesso, concretizzando il sogno dei populisti e dei nazionalisti europei, cioè la disgregazione dell’Ue.

Allo stesso tempo, è sciocco pensare che i mercati possano restare immuni a quanto successo nel Regno Unito. Fino alla vigilia del voto, la maggior parte degli analisti diceva che una Brexit poteva essere gestibile, poteva essere già prezzata. Al contrario, banchieri centrali e policymaker mettevano in allarme le cabine di regia delle rispettive istituzioni, consapevoli di quanto già successo con Lehman Brothers nel 2008. Non è un caso che Mario Draghi, numero uno della Banca centrale europea (Bce), abbia passato gli ultimi tre giorni al telefono coi colleghi del Consiglio direttivo dell’Eurotower per organizzare un piano di contenimento a livello globale, in collaborazione con Janet Yellen, presidente della Federal Reserve, Mark Carney, della Bank of England, e Haruhiko Kuroda, della Bank of Japan. Governare l’incertezza. L’incertezza sottovalutata dai più chiamata Brexit. Sarà questa la nuova Lehman che trascinerà l’economia globale in una nuova recessione? Forse sì, ma solo il tempo ce lo dirà.

Prima ancora di sapere quanto sarà pesante la correzione dei mercati finanziari, occorre però fare un’ultima riflessione, non meno importante delle precedenti. Chi come me è nato negli anni Ottanta del secolo scorso non può immaginare il proprio mondo senza l’Unione europea. In molti ci sentiamo prima di tutto europei, seppure di diverse nazionalità. Nel Regno Unito infatti la grande parte dei giovani, sotto i 35 anni, ha votato per il Remain. Perché sappiamo quali sono i vantaggi di un’Europa unita, senza frontiere, con un mercato unico. È perfetta questa unione? No, perché l’uomo di sua natura è fallibile. Ma l’Ue è perfettibile. Può essere riparata, può diventare migliore. Ma a patto che lo vogliano tutti i suoi membri. Fra ieri e oggi c’è stata la dimostrazione che così non è. L’amaro in bocca per chi, come me, pensa che l’Europa sia un valore indissolubile e una conquista da difendere a tutti i costi è davvero grande. E resta una domanda, che forse non ha risposta: Perché Gran Bretagna? Perché?

@FGoria

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